martedì 20 ottobre 2026

Sogni, incubi e allucinazioni (post non artistico)

Esulo per una volta dall’argomento che questo blog tratta da anni, l’arte, anche se qualcosa di artistico c'è sempre, e mi concedo il racconto di ciò che mi è capitato qualche giorno fa, o almeno credo sia successo, o forse sta succedendo ora, o magari non è successo e non so se ne sono consapevole o meno.

Umberto Coromaldi – Sentiero nel bosco – Olio su cartone telato cm 34 x 63


Me ne sto tranquillo seduto su un masso poco lontano dalla strada che unisce il centro abitato a casa mia, un tratto di sentiero che scorre attraverso i prati e un piccolo boschetto, usciti dal quale vi è uno spiazzo che si affaccia sulla valle circostante, lì mi trovo in questa tarda mattinata d’autunno.

Perso nei miei pensieri, riflessioni che si ripetono sempre più frequenti, un inseguimento a concetti astratti cercando delle risposte là dove sono quasi certo non ce ne siano, sono in procinto di rialzarmi e, con la coda dell’occhio, noto una figura uscire dall’ombra del bosco, un uomo sulla cinquantina, distinto, ben vestito, non in modo elaborato, ricercato ma perfettamente consono al luogo.

Mi si avvicina e cortesemente, scusandosi di avermi disturbato, mi chiede se sono del posto, io, per natura diffidente, percepisco un ché di familiare, di rassicurante, una sensazione di sicurezza che non avevo mai provato davanti ad uno sconosciuto, questo mi rende disponibile al dialogo.

Alla mia risposta affermativa mi racconta che suo padre, da piccolo, bazzicava in quelle zone, mi dice che la sua famiglia, sia dalla parte del padre che da quella della mamma, è originaria di qui.

Fa nomi e cognomi di parenti che tutt’ora vivono in paese e che conosco abbastanza bene, quando fa il nome del padre, e mi dice il suo, tutto si allinea, conoscevo il genitore e ricordo di aver sentito citare il nome dello sconosciuto che in quel momento avevo (ho) di fronte.

Parliamo del più e del meno, non mi fa domande personali, non è inopportuno, si gode, come faccio io, l’atmosfera del luogo cercando nei ricordi di vecchie narrazioni e nella propria immaginazione, di vedere il padre muoversi tra l’erba e gli alberi.

Prima di congedarsi mi chiede se può sdebitarsi del tempo che mi ha “rubato”, parole sue, e mi propone un “risarcimento” sottoforma di una proposta.

Queste sono le sue esatte parole: “le faccio un’offerta, alla fine io me ne andrò e lei avrà trenta secondi per decidere se accettarla, in quel caso passerò dalle parole ai fatti, nel caso lei rifiutasse nessun problema, scaduto mezzo minuto lei continuerà la sua giornata e si dimenticherà di avermi incontrato”.

E continua: “Non so dirle quanti anni avrà ancora da vivere, perché non lo so, e nemmeno come sarà la qualità di vita in questo lasso di tempo, lei ha la possibilità di scegliere, o continua la sua esistenza sapendo che può durare diversi anni, anche vari decenni, oppure può finire a stretto giro di posta, l’alternativa che le offro è una dipartita immediata che le garantisce di evitare qualsiasi difficoltà futura”.

Con un accenno di sorriso l’uomo si allontana e scompare tra gli alberi del boschetto, il conto alla rovescia nel frattempo è iniziato, per prendere una decisione rimangono una ventina di secondi, come potete immaginare non è facile essere lucidi davanti a tutto ciò, il senso di tranquillità svanisce, tutto attorno a me sembra avvolto da una strana foschia, la mente, si sa, prende spesso strade “alternative”, ma inesorabilmente il tempo passa, restano 10 secondi, non riesco a pensare razionalmente, 9 è tutto maledettamente confuso e complicato, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2…

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