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venerdì 10 aprile 2026

L'evoluzione come innalzamento culturale

“L’arte moderna è colta quanto quella antica, forse lo è ancora di più, l’arte contemporanea è invece condannata alla cultura”.

Anselm Kiefer – Osiride e Iside, 1985-87, Tecnica mista su tela cm 379,7 x 561,3 – Museum of Modern Art, San Francisco


Questo pensiero di Massimo Cacciari può apparire esageratamente forzato ma se l’esperienza è un valore imprescindibile e l’approccio filosofico all’arte permette un’evoluzione della stessa è innegabile che ciò che raccoglie le “contaminazioni” del passato ha una visione più “completa” nel presente.

Abbiamo la convinzione, non si sa bene su cosa si basi, che il passato sia migliore del presente che a sua volta sarà meglio del futuro, non si capisce come questo può essere vero anche solo per ciò che rappresenta nell’evoluzione naturale delle cose.

Tutto ciò che viene dopo è la somma di ciò che è venuto prima con l’aggiunta di nuove idee, com'è possibile dunque che la somma di più idee sia peggio di una singola idea per giunta antiquata?

Qualcuno obietterà che l’evoluzione dell’arte ci ha portati ad una degenerazione della stessa, ma come possiamo confermare questa teoria con certezza?

Il passato ci ha proposto uno schema che si è ripetuto, uguale, in ogni epoca, chiunque cercasse di proporre una visione nuova, che ha comunque sempre le basi che poggiano nel passato, veniva denigrato in quanto autore di un pensiero incomprensibile e in quanto tale ben lontano dalla “bellezza” di ciò che già si conosceva.

Al di là che pensare che l’arte antica sia di semplice lettura ci fa deragliare in quanto pensare di capire è tutt’altra cosa che comprendere, l’arte contemporanea parla con un linguaggio corrente, perché allora se si rivolge a noi parlando la nostra lingua non capiamo quello che ci dice?

Non è che siamo noi a non volerla capire?

venerdì 26 gennaio 2024

Il tempo della semina e il tempo della meditazione

Anselm Kiefer – Nürnburg, 1982 - Olio paglia e tecnica mista su tela - cm 280,35 x 380,68


Le molteplici facce di Norimberga, una delle città più importanti nella storia della Germania, luogo in cui ha visto i natali Dürer, sede delle più importanti corporazioni d’Europa di artigiani, un centro nevralgico dell’economia tedesca nei secoli.

Festspiel-Wiese, la scritta che appare in alto a destra (dopo il titolo del dipinto o parte dello stesso) proprio questo ci indica, “terreno delle feste” o “prato del festival”, un luogo  deputato alla crescita sociale del paese.

Ma Norimberga deve la sua fama anche a “eventi” tutt’altro che festosi, Hitler negli anni che hanno preceduto la seconda guerra mondiale ha scelto questo posto per mettere in scena la grandezza nazista, manifestazioni che avevano lo scopo di esaltare il pensiero del terzo reich.

L’apice della celebrità Norimberga lo raggiunge alla fine del conflitto, viene scelta come sede del Tribunale Militare Internazionale incaricato di giudicare i crimini dell’Olocausto e dei molteplici orrori nazisti.

Kiefer ci mostra probabilmente proprio quest’ultima Norimberga, una terra martoriata da un pensiero di morte e distruzione, dove aleggia la sensazione che non tutto si è compiuto, i fantasmi di un recente passato sono ancora parte di un presente che fatica a “schiarirsi”.

I solchi nel terreno coperti di paglia sono la raffigurazione della storia che è ancora presente anche se qualcuno ha pietosamente cercato di coprire, un lenzuolo che precede una sepoltura non ancora messa in atto.

La città, o la sagoma degli edifici, si staglia in lontananza, il cielo che si copre di nubi e al contempo cerca di rasserenarsi,  si percepisce  il freddo dell’anima, la neve non accenna a sciogliersi, l’inverno della memoria non vuole lasciare il passo alla primavera della rinascita.

L’impatto visivo con questa grande tela è devastante, quando si considera Kiefer uno dei più grandi pittori degli ultimi decenni (forse l’ultimo, finora, grande artista) ci si riferisce alla capacità di esprimere le più intense emozioni, le sensazioni più disparate, con una tecnica che elude ogni concezione conosciuta.

Norimberga come detto è una città storicamente importante in Germania, per secoli è stata il fulcro, il centro dove convertivano le imprese artigiane più importanti d'Europa. In questo dipinto, la città stessa si staglia scura in lontananza, come a prendere possesso del terreno che le si srotola dinnanzi. Proprio questo campo, che Anselm Kiefer illustra con cumuli di paglia e colori acrilici, doveva, secondo Adolf Hitler, rappresentare la grandezza del Terzo Reich ma che alla fine ne ha esibito la miseria. 

Doveva essere un simbolo e simbolo è diventata, ha cambiato il senso di marcia accompagnando quello della storia, ha assunto una valenza definitiva, da vessillo della grandezza arbitraria e oppressiva a bandiera di qualcosa che non ha ancora preso la forma definitiva.

I fantasmi in questo campo sono tanti, rappresentati da nomi su cartoncino ormai per lo più illeggibili. Norimberga viene mostrata come un luogo della memoria, un luogo di resa dei conti, un campo non ancora pronto per essere riseminato.


sabato 18 gennaio 2020

Siamo pronti per un viaggio nel passato?


Sentiamo spesso dire che l’arte contemporanea è difficile da comprendere rispetto all’arte classica che, sempre secondo la convinzione comune, è più “fruibile” in quanto immediata visivamente.

Se facciamo fatica a comprendere ciò che viene realizzato nel nostro periodo storico come pensiamo di capire quello che è stato realizzato in un contesto a noi sconosciuto?

Pensiamo che basti osservare un dipinto di Vermmer, una scultura del Bernini o un affresco di Masaccio e, per miracolo, tutto ci è chiaro.

Davanti a un quadro di Kiefer possiamo fermarci e riflettere mettendo sul piatto la conoscenza del nostro tempo (che è lo stesso dell’opera di Kiefer) serve una dose di impegno ma possiamo “avvicinarci” al pensiero artistico del pittore tedesco.

Davanti ad un’opera di tre o quattro secoli fa (pur mettendo in conto conoscenze e studi approfonditi) non andremo mai oltre una personale interpretazione, è impossibile comprendere l’essenza di un’opera se non abbiamo “toccato” fisicamente e spiritualmente la vita sociale e culturale del tempo in cui viene eseguita.

Se l’arte contemporanea è “difficile”, quella precedente è praticamente "impossibile".


Anselm Kiefer – Dragon (Drache) 2001, olio su tela cm. 185 x 220,5. Hig Museum of Art, Atlanta