Per me la più bella e drammatica canzone di Alberto Fortis,
descrive la sofferenza fisica ma soprattutto l’abbandono da parte di chi
crediamo amico.
Il protagonista sceglie di abbandonare la “sedia di lillà”
ricorrendo al suicidio non tanto per liberarsi del giogo della sedia a rotelle
( si pensa che Fortis parli di un amico rimasto paralizzato forse da un
incidente), quanto al fatto di essere rimasto solo con il proprio dramma.
Un brano dove il testo è accompagnato da una melodia che
oltre a rendere evidente la sofferenza accompagna il protagonista stesso in una
dimensione che si crede o si spera migliore.
La sedia di lillà (testo)
Stava immobile nel letto
con le gambe inesistenti
con le gambe inesistenti

che seccava il suo sorriso
mi parlava rassegnato
con la lingua di chi spera
di chi sa che e' prenotato
sulla Sedia di lillà
Ogni volta che rideva
si stracciavano le labbra
e il sapore che ne usciva
era di stagione amara
le sue rughe di cemento
lo solcavano di rosso
prontamente diluito
da una goccia molto chiara
"penso troppo al mio futuro"
mi diceva delirando
"penso troppo al mio futuro,
penso troppo e vivo male
penso che fra più
di un anno
cambieranno i miei progetti
penso che fra pii di un anno
avrò nuove verità
tu non farmi questo errore
vivi sempre nel momento
cogli il giorno e tanto amore
cogli i fiori di lillà"
"Quanti amici hanno tradito"
continuava innervosito
"quanti amici hanno tradito
per la causa dell'Amore"
sono andato a casa sua
sono andato con i fiori
mi hanno detto che era uscito
che era andato a passeggiare
ma vedevo un'ombra appesa
la vedevo dondolare
l'ombra non voleva stare
sulla sedia di lillà.