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giovedì 1 maggio 2014

La sedia di lillà

Per me la più bella e drammatica canzone di Alberto Fortis, descrive la sofferenza fisica ma soprattutto l’abbandono da parte di chi crediamo amico.
Il protagonista sceglie di abbandonare la “sedia di lillà” ricorrendo al suicidio non tanto per liberarsi del giogo della sedia a rotelle ( si pensa che Fortis parli di un amico rimasto paralizzato forse da un incidente), quanto al fatto di essere rimasto solo con il proprio dramma.



Un brano dove il testo è accompagnato da una melodia che oltre a rendere evidente la sofferenza accompagna il protagonista stesso in una dimensione che si crede o si spera migliore.




La sedia di lillà  (testo)

Stava immobile nel letto 
con le gambe inesistenti 
e una piaga sulla bocca 
che seccava il suo sorriso
mi parlava rassegnato 

con la lingua di chi spera
di chi sa che e' prenotato 

sulla Sedia di lillà
Ogni volta che rideva 

si stracciavano le labbra
e il sapore che ne usciva 

era di stagione amara
le sue rughe di cemento 

lo solcavano di rosso
prontamente diluito 

da una goccia molto chiara
"penso troppo al mio futuro" 

mi diceva delirando
"penso troppo al mio futuro, 

penso troppo e vivo male
penso che fra più

di un anno 
cambieranno i miei progetti
penso che fra pii di un anno 

avrò nuove verità
tu non farmi questo errore 

vivi sempre nel momento
cogli il giorno e tanto amore 

cogli i fiori di lillà"
"Quanti amici hanno tradito" 

continuava innervosito
"quanti amici hanno tradito 

per la causa dell'Amore"
sono andato a casa sua 

sono andato con i fiori
mi hanno detto che era uscito 

che era andato a passeggiare
ma vedevo un'ombra appesa 

la vedevo dondolare
l'ombra non voleva stare 

sulla sedia di lillà.