mercoledì 30 settembre 2026

L'arte sa riconoscere sé stessa

Corrispondenze, influenze che fanno da filo conduttore, che uniscono opere d’arte di diverse discipline.

Caspar D. Friedrich – Due uomini davanti alla luna, 1819-20 – Olio su tela cm 34,9 x 43,8 – Metropolitan Museum of Art, New York


Chi conosce l’opera teatrale di Samuel Beckett, Aspettando Godot, non può non respirare, al solo ricordo, quell’aria di attesa, quell’atmosfera malinconica di chi, in silenzio, attende ciò che sa non arriverà mai.

La stessa atmosfera che ci avvolge davanti ai dipinti di Caspar Friedrich, la contemplazione e la speranza di qualcosa di più grande, irraggiungibile, e forse proprio per questo, affascinante, magnetico.

Due uomini davanti alla luna, del pittore tedesco, incarna la visione del drammaturgo irlandese, sono bastate poche ricerche per scoprire che è proprio questo dipinto la genesi del celebre “Godot”.

Il fascino dell’attesa che è, come dice una celebre citazione: “essa stessa fonte di piacere”, più di quello che può regalarci il raggiungimento di un ipotetico traguardo.

In un’epoca, come quella contemporanea, dove sono la frenesia e la fretta immotivata a farla da padrone, quale oasi spirituale è migliore del quadro di Friedrich e dell’opera teatrale di Beckett?

A volte la smania di rincorrere il nulla ci trascina lontano dal piacere della pausa, un intervallo dove la contemplazione dell’infinitamente grande si fonde con l’infinitamente piccolo dando vita all’impossibile, ma è proprio la ricerca della comprensione dei ciò che non riusciamo a capire che rende tutto lieve, magico, sereno.

Beckett ha avuto l’illuminazione che ha dato vita ad una delle opere fondamentali del novecento, e non solo, da un dipinto realizzato dal pittore che fondamentale lo è altrettanto, i grandi artisti si cercano, indipendentemente dalle epoche in cui sono vissuti, perché è l’arte ad essere immortale.

Se cerchiamo dunque l’immortalità facciamolo davanti all’insondabile, con l’aiuto della magia dell’arte.

domenica 20 settembre 2026

La Romagna e la cultura della non-cultura

Premetto che si tratta di un articolo polemico, e un tantino provocatorio, volontariamente forzato per giungere, gradualmente, al concetto finale, che è il fulcro dell'articolo stesso.

Dopo qualche anno torno in Romagna per un breve periodo di vacanza, qualche anno fa scrissi alcuni articoli riguardo all'arte, alla storia e alla cultura di Rimini (ne ho parlato qui) e volevo tornare sull'argomento "turismo di massa e turismo culturale".

La piazza con la Fontana delle Sirene a Cattolica negli anni del boom economico, aggiungete un po’ di calca, rumore, inquinamento luminoso ed ecco il 2026.


Girovagando, camminando, passeggiando, "tocco" prevalentemente tre noti comuni rivieraschi, Cattolica, Misano Adriatico e Riccione, la mia passione per le arti e la storia mi impone di cercare qualcosa che vada al di là dei canonici locali notturni , delle solite spiagge o dei viali circondati da negozi di souvenir di dubbio gusto. 

Ma non trovo granché, un artista di strada di esibisce nella piazza centrale che purtroppo di artistico non ha nulla (ha comunque consigliato al pubblico di fare un'offerta di almeno 10 euro e questo basta per rendere il tutto infinitamente squallido) e poco altro. 

Cattolica mostra i segni del tempo, architettura datata, arredi urbani di un tempo, niente di esteticamente attraente. 

Riccione ha un vestito migliore (se non altro per giustificare i prezzi fuori controllo) propone qualche serata musicale e promette "casino" fino a notte fonda.

Cambio luogo e ora e tento una passeggiata sul lungomare di Misano, ne approfitto mentre la maggior parte della gente è già in spiaggia e infatti non incontro tantissime persone, l'ideale per fare due passi in totale relax.

Ma ho fatto i conti senza le assurdità partorite da un'amministrazione anti-culturale, nemica del buon gusto e del silenzio. 

Per tutto il percorso pedonale sono installati degli amplificatori, più o meno nascosti tra i fiori, a distanza di una decina di metri l'uno dall'altro, trasmettono senza sosta musica ad un volume fastidioso al punto da rendere la passeggiata parecchio frustrante. 

Impossibile camminare immersi nei propri pensieri, impossibile discorrere passeggiando in compagnia, in fondo se uno vuole camminare con la musica in sottofondo ha sempre con sé l'attrezzatura idonea e sceglie la musica che preferisce. 

Il punto è proprio questo, la non-cultura si basa sul rumore, cerca in ogni modo di impedire che ci siano le condizioni perché ognuno pensi in autonomia, la massa rintronata dal rumore continuo smette di riflettere e fa qualsiasi cosa gli si proponga. 

Ho provato a fare presente questa cosa alla gente del posto e la risposta è stata: "il turista è questo che vuole", c'è un parte di verità in questa risposta, spesso il turista non tollera il silenzio, che lo obbliga a confrontarsi con sé stesso, e preferisce il rumore che anestetizza e allontana i pensieri "complessi", ma quale alternativa viene offerta? Forse più caos si crea più è facile spillare quattrini. 

Una curiosità, ho provato a chiedere al WEB cosa vedere a Cattolica, nella risposta, sul podio, c'è il "Mercato Coperto", nulla contro questi luoghi ma ... 


giovedì 10 settembre 2026

Arte e arredamento

Sempre più spesso mi capita di notare siti internet, trasmissioni televisive o pubblicità su riviste che propongono la vendita di dipinti sotto la dicitura: “Proposte d’arredamento”.

Vasilij  Kandinskij - Linea angolare, 1930 – Olio su cartone cm 70 x 60 – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma


Ma come è possibile che un artista, in quanto tale, possa accettare che le proprie opere vengano equiparate a dei pezzi d’arredamento?

Picasso disse che non c’era niente di più offensivo di chi vedeva le sue opere come un ornamento: “l’arte deve far riflettere non arredare”.

Penso che la scelta di un dipinto scaturisca da una profondità concettuale, da una serie di emozioni e dall’affinità di chi lo acquista con l’opera stessa.