“Per ottenere
quella precisa situazione ho dovuto aspettare tutto il giorno!”
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foto by Elliott Erwitt - Prado Museum, Madrid, 1995 |
Queste parole di Elliott Erwitt
confermano che la fotografia non è mai lo specchio di ciò che succede ma il momento in cui si decide di fermare il tempo.
1995, siamo all’interno di una sala
del Museo del Prado a Madrid dove sono esposte due tra le più celebri opere di
Francisco Goya, La maja vestida e La maja desnuda.
Il tempo viene “bloccato” dal
fotografo, dietro uno scatto c’è sempre un comportamento arbitrario, non parlo
delle fotografie costruite a tavolino, infatti Erwitt non mette in posa i
visitatori (almeno cosi afferma) ma attende pazientemente che si crei quell’insieme desiderato.
Questa celebre fotografia incarna i
comportamenti, in parte reali e in parte frutto di un’idealizzazione che ci
siamo costruiti nel tempo, fatta di stereotipi più o meno suffragati dalla
realtà, raccontando ciò che lo stesso artista “vede” o quello che vuole che gli
altri vedano.
Il fotografo attendeil momento opportuno per "costruire l'istante", avrebbe potuto scattare
ripetutamente lasciando che il risultato, casuale, prenda il sopravvento, ma
Erwitt aveva ben chiaro l’obbiettivo di quella giornata, assecondare l’ideale
della donna impegnata artisticamente e l’uomo impegnato … in altri ambiti.
Il risultato finale è decisamente
suggestivo (ammetto che seppur forzato è un concetto, purtroppo, tutt’altro che
campato in aria) ma non è su questo che voglio focalizzarmi, ad interessarmi
maggiormente è l’idea che la fotografia sia (come spesso viene definita) lo
specchio della realtà, arrivando alla conclusione che la realtà stessa sia una
mera illusione e di conseguenza anche la fotografia si riveli tutt'altro.
Non mi permetto di mettere in
discussione le parole del fotografo ma se prestiamo attenzione non possiamo
escludere che i personaggi che popolano la fotografia, in particolare per come
sono disposti, qualche “indicazione” l’abbiano ricevuta.