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sabato 17 febbraio 2018

Giorgione e i misteri della tempesta.

Autore:   Giorgione (Giorgio Zorzi)
(Castelfranco Veneto, 1477 ca. - Venezia, 1510)
Titolo dell’opera: La tempesta – (secondo le fonti dal 1502 al 1508)
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 79,5 cm x 73 cm
Ubicazione attuale:  Galleria dell’accademia, Venezia.





Uno dei dipinti più misteriosi, un autentico enigma interpretativo, d’altro canto la figura stessa di Giorgione è avvolta nel mistero.

Storici dell’arte, critici, esperti di ogni genere (pittorico e non) hanno provato a dare un’interpretazione al quadro senza però convincere fino in fondo.

In molti sono convinti che si tratti di un semplice quadro “di genere” o di un paesaggio, dove le figure umane fanno da contorno alla natura, compreso il fulmine che indirettamente da il nome all’opera.

Altri si sbizzarriscono interpretando la tela in svariati modi, dalla mitologia greca c’è chi intravede “Zeus e Io”,

Non mancano i temi legati alla bibbia, da Adamo ed Eva al ritrovamento di Mosè che viene sfamato dopo essere stato salvato dalle acque.

Interpretazioni più articolate portano a conclusioni interessanti ma mai convincenti fino in fondo.

Non possiamo nemmeno escludere che il dipinto fosse il pretesto di rappresentare il paesaggio in un’epoca dove il paesaggio era definito “pittura minore” o addirittura proibito dalle autorità religiose.

Restano molte le domande che l’osservatore si pone davanti al dipinto: perché una donna seminuda allatta un neonato seduta in un prato? Cosa ci fa in quella posizione il giovane vestito in modo tutt’altro che casuale? Inoltre è in arrivo una tempesta che però non sembra allarmare i due protagonisti che sembrano interessati ad altro (mentre l'uomo guarda la donna ed il bambino posti sull'altra sponda del corso d'acqua la giovane guarda con sospetto e timore verso l’osservatore o nella direzione di chi sta dipingendo).

Il fulmine, punto focale del quadro, si abbatte in direzione del centro abitato, un piccolo borgo a destra e quasi una fortezza in lontananza, ma difficile capire cosa stia a significare.

Curiosa, anche se non priva di lacune, un'altra "lettura" che pensa che Giorgione abbia attinto al mito di Iasione che, dopo aver sedotto Demetra e dalla cui unione nascono due gemelli, viene punito da Zeus che lo uccide scagliandogli contro una saetta.

E’ vero che nel dipinto c’è il fulmine ma lo stesso non si abbatte sull’uomo, sulla sinistra troviamo alcune rovine che riportano al mito greco ma non c'è altro a suffragare tale ricostruzione. Difficile pensare che il pittore di Conegliano volesse dirci questo.

Oltre alla bellezza paesaggistica, ed il piacere provato dall’osservatore alla vista dell’opera, è proprio l’enigmatico significato che continua ad appassionare gli spettatori a distanza di più di cinquecento anni.

mercoledì 24 dicembre 2014

La natività, Giorgione.


Autore: Giorgione

Titolo dell’opera: Adorazione dei pastori o Natività Allendale.  1500-1505 circa.

Tecnica: Olio su tavola

Dimensioni: 90,8 cm x 105.5 cm

Ubicazione attuale: National Gallery, Washington.




L’opera viene messa all’asta nel 1845 dal cardinale Fresh, finisce a Parigi e poi in Inghilterra, dove entra a far parte della collezione dei baroni Allendale, alla quale si deve il titolo del dipinto, nel 1937 viene rimessa in vendita e passa in altre mani fino al 1939 quando viene donata alla galleria nazionale americana.
Si possono notare nell’opera due distinte ambientazioni, a destra la grotta con la Sacra Famiglia e due pastori in adorazione, a sinistra si apre un ampio paesaggio dove si nota qualche piccolo episodio di vita quotidiana, a rendere la sacralità della grotta vi è dipinto qualche cherubino.
Al contrario di molte altre opere dedicate all'adorazione, questa è ambientata di giorno, la predominanza della luce solare che illumina sia la scena davanti alla grotta sia la campagna circostante, dando la sensazione di serenità e pace come se la grazia si fosse estesa su tutto con la nascita di Gesù che “rende nuove tutte le cose”.
Giorgione dirige magistralmente la luce che illumina solo in parte le vesti di San Giuseppe dando al mantello un’intensa luminosità che si trasmette su Maria e sfuma poi sui pastori, fino a fondersi con il resto del paesaggio.
La grotta buia e la luce sui personaggi principali non delimita il tutto che continua con la profondità della campagna che si allunga prima sul lago con alcune costruzioni sulla riva, poi sulle colline dove si vede in lontananza un torre, fino a perdersi lontano sulle montagne e oltre.