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mercoledì 1 febbraio 2017

Edgar Lee Master, estratto da "Antologia di Spoon River.

Johan Barthold, Chiaro di Luna sul Canale, 1876




Questi versi fanno parte della nota raccolta di Edgar Lee Master “Antologia di Spoon River”. Ritratti di personaggi reali sottoforma di epitaffio.

Pur estratta dal contesto della raccolta stessa questa poesia ci trasmette, condensandole in poche righe, un’infinita serie di forti sensazioni e contrastanti emozioni.

 Elsa Wertman
Ero una giovane contadina tedesca,
occhi azzurri, rosea, felice e forte.
Il mio primo lavoro fu da Thomas Green.
Un giorno d’estate che lei non c’era
lui si infilò in cucina e mi prese
tra le braccia e mi baciò sulla gola,
mentre scostavo il viso.
Poi nessuno di noi sembrò accorgersi di quanto accadeva.
E piansi per quel che sarebbe stato di me.
E piansi ancor più quando si cominciò a vedere il mio segreto.
Un giorno la signora Green disse che sapeva, e non mi avrebbe fatto storie,
e non avendo figli, l’avrebbe adottato.
(per tenerla buona lui le aveva regalato una fattoria)
Così si chiuse in casa e sparse la voce, come se fosse successo a lei.
E tutto andò bene e nacque il bambino. Furono tanto buoni con me.
Più tardi sposai Gus Wertman, e gli anni passarono.
Ma a un comizio quando gli altri credevano che mi commovessi per l’oratoria di Hamilton Green, si sbagliavano.
No! Avrei voluto dire: Quello è mio figlio! Quello è mio figlio!




 

sabato 27 febbraio 2016

Il dolore nascosto. Edgar Lee Master.


 Spoon River vista dal fotografo William Willinghton
Nell’immenso mondo fatto di contrastanti sensazioni ed emozioni qual è l’Antologia di Spoon River del poeta americano Edgar Lee Master ho voluto estrarre questo passo.

Andando oltre quello che è in effetti la struttura della sua ”Antologia” (ha voluto raccontare il pensiero e la vita di personaggi reali sotto forma di epitaffio, come se quelle ultime parole si presentassero in veste di testamento spirituale, perché solo nell'istante della dipartita l’uomo riesce ad esprimere ciò che pensa senza limiti e censure.

Staccandomi dal contesto vorrei proporre questa poesia e “viverla” per quello che ci trasmette.



Eugenia Todd

Nessuno di voi, passanti,

ha mai sofferto per un dente che sia un tormento continuo?

O una fitta nel fianco che non se ne vuole andare?

O un’escrescenza maligna che si gonfia sempre più?

In modo che anche nel sonno più profondo vi resta l’oscura coscienza o l’ombra del pensiero del dente, del fianco, del tumore?

Così un amore contrastato o un’ambizione frustrata o un errore che vi abbia sconvolto l’esistenza, irreparabilmente fino all’ultimo, come un dente o una fitta nel fianco, spunteranno nei sogni del vostro ultimo sonno finche la piena liberazione della sfera terrestre vi giunga come a chi si ridesti guarito e allegro al mattino!





La visione naturale dell’essere umano che considera maggiormente il dolore fisico, comprendendo gli stenti e le sofferenze altrui dimenticando o sottovalutando gli stessi, se non più intensi, dolori provati da chi è afflitto da pene psicologiche. Ci richiama alla sensibilità nel saper riconoscere e, giustamente considerare, i mali oscuri che affliggono la mente e lo spirito.