Visualizzazione post con etichetta Bruegel Pieter (Il Vecchio). Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bruegel Pieter (Il Vecchio). Mostra tutti i post

lunedì 20 maggio 2024

Maestri senza luce

“ … se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa”.

Pieter Bruegel (il vecchio) – La parabola dei ciechi, 1568 – Tempera su tela, cm 86 x 154 – Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, Napoli.


Il passo dal vangelo di Matteo è il soggetto di questo interessante dipinto di Pieter Bruegel (il vecchio)

Rappresentazione della cecità umana dove la spiritualità lascia il posto alla miopia di un materialismo sempre più presente, l’avanzare affidandosi a chi è altrettanto cieco, in questo modo l’umanità sarà destinata a cadere inesorabilmente, un destino che sembra ormai segnato.

Il paesaggio luminoso sullo sfondo dove spicca una chiesa che a sua volta è parte di un piccolo gruppo di abitazioni che partono dall’estrema sinistra e si allontanano lievemente dalla scena.

Il centro della scena è naturalmente occupato dal corteo di ciechi diretti, l’uno dietro l’altro, nella medesima direzione, aggrappati a chi sta davanti si dirigono verso un fosso dove è già caduto il primo della fila.

Cromaticamente spento il dipinto incarna la miseria umana, i colori freddi e cupi riflettono l’incapacità di scegliere la strada da percorrere, ci si aggrappa agli altri senza valutare se questi ultimi sono in grado di “vedere” dove vanno.

Coperti da pesanti abiti invernali dove si notano i mantelli svolazzanti, mossi dal freddo vento dell’inverno ma anche simbolo di una superficiale leggerezza, i personaggi mostrano la loro cecità tramite le cavità oculari completamente vuote, questo non da adito a fraintendimenti, la cecità è assoluta e irreversibile.

Il dipinto è realizzato con la tecnica della tempera su tela, questo permette di vedere la grana della tela stessa, è infatti strano che il pittore fiammingo abbia deciso di realizzare l’opera utilizzando una tela al posto di una tavola, cosa che faceva regolarmente se non utilizzava la pittura ad olio.

sabato 1 giugno 2019

Due fra tanti, in una giornata come tante ma ... Pieter Bruegel (il vecchio)


Autore:   Pieter Bruegel (il vecchio)
(Breda1525/1530 circa – Bruxelles5 settembre 1569)


Titolo dell’opera: Il censimento di Betlemme - 1566

Tecnica: Olio su tavola

Dimensioni: 116 cm x 165,5 cm

Ubicazione attuale:  Musées Royaux des Beaux-Arts, Bruxelles






Il soggetto religioso tratto dal Vangelo di Luca inserito in un comune contesto fiammingo dell’epoca.

La Betlemme descritta da Bruegel si presenta nelle vesti di un villaggio delle Fiandre in un tardo pomeriggio invernale.

La gente è impegnata nelle consuete attività quotidiane, la vita scorre regolare come succede tutti i giorni.

Infiniti i particolari che il pittore di Breda inserisce nella scena, a sinistra  una folla si accalca per iscriversi al censimento e per pagare le decime, poco distante due uomini sono impegnati nella macellazione di altrettanti maiali.

Li vicino altre due persone impagliano uno sgabello accanto ad un gallo e due galline che beccano accanto ad un carro.

Alzando lo sguardo notiamo il paesaggio che si perde in lontananza, la coltre di neve mete in risalto gente che si diverte, altri avanzano lenti sotto il peso delle proprie merci, alcuni lo fanno attraversando il piccolo lago ghiacciato.

Il villaggio si divide sulle due sponde dello specchio d’acqua, da questa parte del lago le case si spingono a destra fino ad un castello circondato a sua volta dall’acqua, sull’altra riva si notano altre abitazioni ed una chiesa il cui campanile si confonde con le basse nuvole all’orizzonte.


Seminascosto dal grande albero il sole rosso ed intenso si appresta a tramontare, sono gli ultimi frenetici istanti prima del crepuscolo.

I numerosi spunti offerti da quest’opera distraggono l’osservatore dalla scena che dovrebbe essere al centro del quadro, l’arrivo a Betlemme di Giuseppe e Maria.
Eccoli infatti al centro in basso che si avvicinano al luogo del censimento, una donna seduta sul dorso di un asino ed un uomo che conduce la piccola comitiva avanzano faticosamente in mezzo alla neve.

L’uomo porta sulle spalle una sega e alla cintura un succhiello, strumenti utilizzati in falegnameria, simboli inequivocabili delle generalità dell’uomo e di conseguenza della coppia.

Bruegel magistralmente trasforma la scena privandola  di una precisa gerarchia, i personaggi che dovrebbero essere al centro dell’attenzione si confondono con il resto della popolazione, Giuseppe e Maria vengono dunque raffigurati come realmente si presentarono ai loro tempi, due comuni figure immerse nel quotidiano andirivieni dell’umanità.

venerdì 15 settembre 2017

Il contesto ed il punto di vista, Pieter Bruegel (Il Vecchio)


Autore:   Pieter Bruegel (il vecchio)
(Brogel, 1525 ca - Bruxelles, 1569)
 
Titolo dell’opera: La caduta di Icaro – 1558
 
Tecnica: Olio su tela
 
Dimensioni: 73 cm x 112 cm
 
Ubicazione attuale:  Musée des Beaux Arts, Bruxelles





Geniale opera del maestro fiammingo dove la rappresentazione del paesaggio e dei personaggi che popolano la scena sembra estranea al suggerimento del titolo.

L’occhio dell’osservatore va dritto al contadino che è impegnato ad arare il proprio campo, lo sguardo basso attento all’andatura e alla direzione del cavallo.

Vicino al contadino notiamo un pastore affiancato dal proprio cane, il pastore è attratto da qualcosa in alto a sinistra che non possiamo vedere.

Un terzo personaggio si trova in basso a destra del dipinto, anche lui appare indaffarato nella pesca, come gli altri due è profondamente concentrato e perso nei suoi pensieri.

Il resto del dipinto è un meraviglioso paesaggio, il mare con le rocce che emergono dall'acqua, grandi navi che lo solcano e, in fondo, il sole che si accinge a sorgere.

Sullo sfondo, sia a destra che a sinistra, si vedono alte le montagne che fanno da cornice alla maestosa città con il porto pronto ad accogliere gli imponenti velieri.

Ma il titolo ci dice altro, Bruegel vuole rappresentare la caduta di Icaro.

Ed è proprio in basso a destra, appena sopra il pescatore, che vediamo le gambe di Icaro nell’istante in cui si inabissa a causa della caduta, attorno al corpo semisommerso vediamo quel che resta delle piume utilizzate per tentare il volo.

L’interpretazione del dipinto non è dunque cosi scontata, Bruegel mostra l’intrusione della storia in un’altra storia, da una parte l'apice, il culmine narrativo del mito, dall'altra una "normale" scena di vita quotidiana, accadono nello stesso istante anche se le due "cose" si ignorano.

Ma possiamo anche interpretare il dipinto dandone un giudizio morale, l’indifferenza della gente impegnata nei propri affanni davanti alla tragedia altrui, Icaro compie il proprio tragico percorso in assoluta solitudine. 
 

lunedì 26 ottobre 2015

Cristo e l'adultera, Pieter Bruegel.


Autore:   Pieter Bruegel

Titolo dell’opera: Cristo e l’adultera – 1565

Tecnica: Grisaglia su tavola

Dimensioni: 24,1 cm x 34 cm

Ubicazione attuale:  Courtauld Institute Gallery, Londra.





Come nel caso di “La morte di Maria” l’opera era destinata a rimanere di proprietà della famiglia Bruegel. E' Jan Bruegel (il vecchio), figlio del pittore, che lascia in eredità il dipinto all'arcivescovo di Milano, Federico Borromeo. In seguito Jan Bruegel (il giovane) riesce a riacquistarlo e per molto tempo non se ne sa più nulla. Solo nel 1952 viene rinvenuta e acquisita a Londra dal conte Seilern.

La scena è tratta dal Vangelo di Giovanni (8,3-11), dove è narrato il famoso episodio dell’adultera condotta nel tempio per essere giudicata da Gesù Cristo.

La donna era destinata alla condanna capitale tramite lapidazione, secondo la legge di Mosè. Alla domanda di scribi e farisei su come procedere, Gesù si china e, sul pavimento del tempio, scrive in caratteri fiamminghi la frase “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

Come nell’episodio raffigurato nella già citata “Morte di Maria” Bruegel elimina completamente il paesaggio e in questo caso toglie definitivamente ogni riferimento al luogo, concentrandosi solo sui personaggi che costituiscono la parete della scena.

Magistrale la resa dei chiaroscuri, i personaggi, (a destra i farisei mentre a sinistra più in ombra ci sono gli apostoli) si staccano dagli spettatori ma a prendersi la scena sono il Cristo chinato e l’adultera che abbassa gli occhi davanti a Gesù.

Alcuni hanno ipotizzato l’influenza per quest’opera di Raffaello e i suoi cartoni per arazzi, ora al Victoria & Albert Museum di Londra, ma che a quel tempo erano a Bruxelles.

sabato 24 ottobre 2015

La morte di Maria, Pieter Bruegel.


Autore:   Pieter Bruegel

Titolo dell’opera: La morte di Maria (o La morte della Vergine) – 1564 ca

Tecnica: Grisaglia su tavola

Dimensioni: 36 cm x 55 cm

Ubicazione attuale:  Upton House, National Trust, Banbury.






Si tratta della prima delle due opere realizzate a grisaglia (subito dopo realizza: Cristo e l'adultera) un’autentica rarità per il pittore fiammingo, infatti sono le uniche due opere in cui non vi è il minimo accenno di paesaggio.

La struttura del dipinto presenta due parti ben evidenziate anche distanti tra loro, nel lato sinistro notiamo una figura addormentata accanto al fuoco di un camino, si pensa di riconoscere Giovanni l’Evangelista.

Nella parte destra vediamo la Vergine morente semisdraiata sul letto, attorno un numero elevato di dolenti si affolla per l’ultimo saluto e l’ultima preghiera. E’ insolito vedere una simile folla, l’iconografia tradizionale ci tramanda la dipartita di Maria circondata da pochi intimi.

Al centro del dipinto, in primo piano, si vede un tavolo ricoperto di stoviglie.

Il gioco luminoso, originale ed emozionante, è realizzato attraverso il chiarore di quattro distinte fonti di luce, il camino a sinistra, che illumina la figura di Giovanni, la lampada che illumina, con un tenue chiarore, le travi del soffitto sullo sfondo al centro dell’opera, l’intensa luce emanata dalla candela impugnata dalla morente e il piccolo lume che da vita al tavolo ai piedi del letto.

La grande capacità di osservazione e di resa della luce, fanno di Bruegel un autentico innovatore, capace di anticipare le opere di Caravaggio e Rembrandt.

Un’ipotesi attendibile dice che l’ambientazione notturna e il preciso posizionamento della luce, con il rispettivo gioco d’ombre, sia stata ideata da Bruegel per suggerire l’idea che la scena rappresentata sia in realtà un sogno dell’Evangelista Giovanni dormiente.

domenica 1 marzo 2015

Il capolavoro dei proverbi, Pieter Bruegel (il vecchio).



Forse ispirato agli “Adagia”, di Erasmo da Rotterdam, raccolta di ammonizioni che raccontano il precario equilibrio dei sentimenti umani, tra la saggezza e la follia.

Con irriverente sapienza e inventiva Bruegel narra quasi centoventi proverbi popolari, “il mondo alla rovescia” con questo titolo (poi cambiato in “Proverbi Fiamminghi”) racconta in modo stravagante e grottesco e nello stesso tempo realistico e appassionato, la miseria e il dramma dell’umanità.

Come il suo “maestro spirituale”  Bosh, Bruegel basa la propria cultura personale sulla tradizione popolare, i proverbi e i modi di dire, in quest’opera illustra un intero villaggio in riva al mare, creando nell’unica scena tante altre piccole situazioni, costruendo tante scene indipendenti tra loro.

L’opera datata 1559, misura 117 x 163 cm. In questo spazio il pittore riesce ad inserire i vizi (tanti) e le virtù (poche) dell’umanità, concentrandosi soprattutto sulla vita nei campi e nelle fattorie.

Oltre al dipinto di Bruegel ho inserito l’immagine che illustra la posizione dei proverbi, (un'immagine racchiude a volte più massime) e la spiegazione dei proverbi stessi.

Tutte le immagini sono tratte dal web.



Nella prima colonna il proverbio dell'epoca, la seconda ne descrive il significato e la terza colonna (quando presente) l'odierno modo di dire.


1
Riuscire a legare il diavolo con un cuscino
Con la caparbietà si può raggiungere qualsiasi risultato
Chi la dura, la vince

                                                                                 2
Mordere la colonna
Praticare la religione con ipocrisia
Essere un baciapile

                                                                           3
Portare con una mano il fuoco e con l'altra l'acqua
Avere un doppio atteggiamento ipocrita
Avere una doppia faccia
                                           

venerdì 23 gennaio 2015

Il trionfo della morte, Pieter Bruegel (il vecchio).

Autore: Pieter Bruegel  ( Il vecchio)

Titolo dell’opera: Trionfo della morte – 1562 c.

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 117 cm x 162 cm

Ubicazione attuale: Museo Del Prado, Madrid


Il tema, sebbene radicato nella cultura dell’epoca, appare decisamente arretrato nella seconda metà de cinquecento, ma Bruegel si mostra per l’ennesima volta “ fuori moda” andando contro le convenzioni artistiche del momento.

La scena è dominata dal macabro carro guidato dalla morte che travolge tutti indifferentemente, fanciulle, contadini, dame e cavalieri, giovani e vecchi a dimostrare la totale eguaglianza nel momento dell’addio a questa vita. Il paesaggio è dominato dal terrore, innumerevoli supplizi e una totale devastazione.

I toni forti e caldi evocano un’atmosfera apocalittica, la morte avanza “raccogliendo” le anime in vari modi spesso diversi tra loro, si notano diversi stati d’animo: paura, sorpresa, sgomento e rassegnazione, in tutto questo vi è un chiaro riferimento alla guerra e alle numerevoli miserie dell’umanità.

La morte non risparmia nessuno, si vedono Re e Imperatori, ecclesiastici di ogni rango e grado, militari in arme che cercano l’ultima resistenza e varia umanità, chi cerca riparo sotto il carro nefasto con la speranza di sfuggire non essendo visti, chi si rassegna e affronta il proprio destino fino a persone che cercano inutilmente la fuga.

Si notano nell'opera due tradizioni iconografiche: Il trionfo della morte di Palermo, che probabilmente Bruegel ha visto nel suo viaggio in Italia e la tradizione nordica della “Danza macabra”. Il carro della morte ricorda il modello italiano, ma l’interpretazione del tema è decisamente personale, altri non è che la denuncia e la condanna dei vizi e peccati a cui sono naturalmente predisposti gli uomini. 






In questo particolare si nota l’efferatezza della morte (esplicito il riferimento all’infinita malvagità umana) autentiche esecuzioni che riportano alle pene capitali, uomini lasciati in balia dei corvi, altri appesi ad alberi o a pali conficcati nel terreno, persone impiccate o passate a fil di spada mentre implorano la salvezza dell’anima con un’ultima preghiera.



In quest’altro particolare Bruegel raffigura la disperazione della classe borghese, anch'essa travolta dalla tragedia, in questo caso vediamo travolti giocatori d’azzardo e dalle monete sparse sul tavolo il pittore ci parla di usurai e gente che vive alle spalle dei più poveri.
Il menestrello e la donna che lo accompagna sono il simbolo della “leggerezza” di vivere e dell’abbandono ai vizi e alla lussuria.

martedì 23 settembre 2014

Il ciclo delle stagioni, Pieter Bruegel (Il Vecchio)


Presunto autoritratto
Il ciclo delle cosiddette Stagioni rappresenta il nucleo principale della produzione artistica di Bruegel nella “maturità”. Quest’opera, datata 1565, diviene proprietà dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo.

Disperso nei saccheggi di Praga nella guerra dei Trent’anni, il ciclo è ora solo parzialmente ricostruito, e non mancano proposte critiche e dubbi sulla sua composizione.

Con molta probabilità comprendeva sei tavole, dedicate a coppie di mesi climaticamente simili. Rimangono oggi cinque tavole: i Mietitori del Metropolitan Museum di New York, la Fienagione rientrata recentemente in una collezione privata della Repubblica Ceca in precedenza era esposta nella Galleria Nazionale di Praga) e tre tavole conservate nel Kunsthistoriches Museum di Vienna: la Giornata buia, i Cacciatori nella neve e il Ritorno della mandria.

Le tavole hanno più o meno la stessa dimensione, 160 centimetri di larghezza per 120 di altezza, con leggere variazioni dovute alla differente storia e conservazione.

 
 
 
 

L’incredibile varietà di situazioni climatiche e le numerose varianti di luce interpretate con sorprendente naturalezza, sono la più spettacolare caratteristica del Ciclo. La Giornata buia, confrontata con la lucentezza della neve nei Cacciatori nella neve, mostra l’eccellente versatilità di Bruegel, artista di grande originalità, a torto considerato talvolta quasi un naif del cinquecento.

 

 

Riferita ai mesi freddi dell’anno Cacciatori nella neve è forse la più celebre dell’opera, Bruegel imposta la composizione da un punto di vista più alto rispetto al primo piano e si concentra sul contrasto tra il bianco della neve e il nero delle figure dei cacciatori e degli alberi.

Lo schema e di assoluta semplicità ed esalta il valore luministico dell’artista soprattutto sullo sfondo. Bruegel riesce ad esprimere il senso di gelo che circonda la scena, le fronde scheletriche degli alberi formano uno schermo nero proiettato sullo sfondo compatto del cielo.

In basso il piccolo paese circondato da maestose montagne. I bambini che giocano sullo stagno rappresentano un tocco di allegria che offre un senso di vita a tutto il quadro.

 
   

Per il Ritorno della mandria Bruegel ha impostato un particolare ritmo circolare, che lega il primo piano allo sfondo più lontano. E’ uno schema utilizzato anche in altri dipinti dal pittore: nel mondo dei contadini il moto delle figure e il transitare delle nuvole nel cielo (in parte coperto e in parte sereno) diventano la metafora della circolarità del tempo e delle stagioni. 

 

La Fienagione ha il ritmo e l’allegria della festa campestre. Anche in questo caso il punto di vista dall’alto verso il basso mette in evidenza gli straordinari valori paesaggistici.

Bruegel proviene dalle Fiandre, regione quasi totalmente pianeggiante e ha ricevuto una forte impressione nell’attraversamento delle alpi durante un suo viaggio in Italia.

La memoria delle vette e dei picchi rocciosi prende forma in immagini dove realtà e fantasia si mescolano in modo suggestivo.

 
 

La piena estate inonda la scena dei Mietitori. Il senso di afa, di spossatezza dei contadini, contrasta con il biondo delle messi, mentre lo sguardo si allunga e corre sempre più lontano in una veduta panoramica di profondità emozionante.

Rispetto alle altre tavole del ciclo questa appare più ispirata alla condizione umana e sociale che si riflette in quella climatica e naturale.