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giovedì 1 agosto 2024

Rompere la perfezione del silenzio (e qualcos'altro)

“Quanto schifo in queste opere d'arte... perchè si è comunque arte ma è arte che fa pena... Michelangelo, Leonardo e Buonarroti, ecc, ecc, ecc si stanno rigirando nella tomba”.


Questo commento, che riporto pari pari, è uno dei tanti esempi del pubblico che infesta il web con frasi che non hanno alcun senso.

Le parole, scritte dal solito anonimo che si nasconde dietro ad un nickname (perché oggigiorno metterci la faccia non va di moda) fanno da corollario ad un video dedicato all’arte del secondo dopoguerra dove brevemente si racconta dell’evoluzione artistica del tempo, molti gli artisti nominati, Burri, Fautrier, Hartung, Dubuffet, Fontana, Soulages, Tàpies e Mathieu (nell’immagine una sua opera del 1952).

Il commento presenta una serie di “limiti” mentali e culturali che fanno impallidire e che purtroppo sono più frequenti di quanto possiamo pensare.

Innanzitutto definire “schifo” ciò che non si comprende è quantomeno scorretto, è una questione di educazione, invece di approfondire, di cercare di capire perché una cosa non ci piace, è più semplice denigrarla.

Enorme contraddizione con “... è comunque arte ma è arte che fa pena ...”, il nostro/nostra amico/a denigra le opere ma, andando contro ogni logica, le considera opere d’arte, il fatto che aggiunga che si tratta di arte che fa pena …

Altro punto nevralgico è la pessima abitudine, molto comune, di paragonare opere di diversi periodi storici, mettere in competizione la “Venere di Urbino” di Tiziano con un “Achrome” di Manzoni non ha alcun senso.

Ma se proprio non è possibile farne a meno e vogliamo tirare in ballo artisti del passato, quando si parla di arte contemporanea, sarebbe auspicabile andare oltre i soliti nomi, Leonardo, Michelangelo, Raffaello o Caravaggio (se sostituiamo quest’ultimo con Donatello ecco che abbiamo le Tartarughe Ninja, forse è per questo che sono conosciuti da certa gente). Se si ha anche una leggerissima “infarinatura” di storia dell’arte, è impossibile non ampliare l’elenco con moltissimi altri nomi, tirare in ballo i soliti quattro è sinonimo di assenza di conoscenza dell’argomento.

Ma il nostro anonimo esperto d’arte riesce ad andare oltre “Michelangelo, Leonardo e Buonarroti” solo questo basta per far capire che il fondo del barile è raggiunto e che gli scavi sono in atto.

E pensare che sarebbe sufficiente evitare di commentare.

Questo però non è un commento isolato, video lezioni, articoli, spunti, tutto quello che è divulgazione artistica, e da la possibilità di interagire, è sommerso da una marea di considerazioni e giudizi (soprattutto gli ultimi) che spesso nulla hanno a che fare con l'argomento, osservazioni che non cercano la civile discussione, un confronto, si sparano sentenze senza motivare ciò che si scrive, le parole che aprono il post sono solo lo spunto per sottolineare quanto sia diffusa questa abitudine (non solo nell'arte). 

sabato 26 settembre 2020

L'arte è recitazione?

Alla domanda “cos'è l’arte?” è impossibile dare una risposta, non c’è alcun riferimento “materiale” che possa permetterci di raggiungere una parvenza di verità.
Ogni appassionato comunque ha provato a dare una descrizione personale, indicazioni più o meno approfondite, “visioni” dettate dall’istinto, nulla può descrivere l’arte ma tutto serve ad aprire nuovi spiragli.
L’arte è dunque recitazione? Nessun artista, pur impegnandosi a fondo, può creare opere d’arte senza che ci sia una, seppur piccola, “sceneggiatura”.
Anche le opere più istintive hanno una genesi “mentale”, scrivere una poesia, comporre musica, scattare una fotografia, “di getto”, apparentemente senza pensarci necessita di un istante infinitesimale dove l’artista decide di eseguire determinate azioni.
La pittura ci ha provato, Pollock lasciava gocciolare la vernice sulla tela, in questo caso non c’è nulla di istintivo, il rito del “dripping” è ragionato, Georges Mathieu dipingeva le sue tele a grande velocità cercando di ridurre il tempo per ragionare e lasciare così spazio all'improvvisazione, ma anche qui tutto parte da una programmazione.
Con la fotografia possiamo scattare “a caso”? Certamente possiamo farlo ma sceglieremo comunque dove puntare l’obbiettivo.
I surrealisti con la scrittura automatica si sono avvicinati ma tutto ha una preparazione, una fase dove nasce l’idea.
L’arte in fondo è finzione, anche quando vuole raccontare la realtà lo fa attraverso l’occhio, l’udito, le sensazioni di chi la crea, dal teatro alla poesia, dalla scultura alla pittura, alla musica, la fotografia e il cinema fino alle moderne installazioni e performance, nulla nasce dal caso, c’è sempre qualcuno che, consciamente o meno, scrive uno spartito, una sceneggiatura, recita o fa recitare un ruolo che ha il compito di trasmettere le proprie emozioni.

(nell’immagine: Georges Mathieu – Polémoine, 1979 – olio su tela, cm 81 x 130)

sabato 15 giugno 2019

L'universo interiore, l'istinto prevale sulla razionalità, Georges Mathieu.


Autore:   Georges Mathieu
(Boulogne-sur-Mer, 1921 – Boulogne Bilancour, 2012 )

Titolo dell’opera: Les capetiens partout - 1954

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 295 cm x 600 cm

Ubicazione attuale:  Centre G. Pompidou, Parigi





“I capetingi ovunque”, il titolo inequivocabilmente racconta la storia della dinastia francese, l’enorme tela mette in scena lo scontro tra il pittore e il pensiero dello stesso.

L’artista francese è noto per l’utilizzo della pittura come veicolo spirituale, lo fa trasformando l’atto di dipingere in performance, infatti realizzava molte delle sue opere davanti ad un piccolo pubblico.
Il tutto si svolge in breve tempo (questa tela e quelle di queste dimensioni richiedevano al massimo una trentina di minuti) in modo platealmente teatrale si lasciava andare ad un frenetico andirivieni davanti alla tela, i materiali, il gesto stesso e la parola si fondono fino a creare un concetto.

Mathieu sosteneva che doveva dipingere il più rapidamente possibile per evitare che la mente potesse influenzare l’istinto, solo in assenza di “contaminazioni” poteva cosi raggiungere la perfezione.

Col passare del tempo le dimensioni delle superfici sono diventate sempre più grandi e di conseguenza il gesto doveva essere sempre più veloce, è passato dunque dai pennelli alle spatole per stendere una quantità maggiore di colore, ha spruzzato quest’ultimo direttamente sulla tela fino a spremerci sopra direttamente i tubetti.

Naturalmente il gesto di spremere i tubetti sul supporto da dipingere non può non riportare a ciò che di li a breve avrebbe fatto Pollock con l’idea rivoluzionaria del dripping.