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domenica 20 novembre 2022

La morale, i moralismi e le derive culturali (e sociali)

Fino a che punto può spingersi la libertà di espressione?

Tutti siamo d’accordo sul diritto di ognuno di sentirsi liberi nell’esprimere le proprie idee ma c’è un limite oltre il quale è meglio non spingersi?

Balthus (Balthasar Kłossowski de Rola) – Thérèse dreaming, 1938  Olio su tela cm 149,9 x 129,5 – Metropolitan Museum of Art, New York


Naturalmente ci si deve fermare nel momento in cui si va a danneggiare l’altro, ma quando si interviene andando contro i canoni “morali” altrui ci si deve fermare? E se è cosi (ad esempio si urtano le sensibilità religiose, ideali politici o convinzioni moraleggianti) non è l’altro che offende l’artista limitandone di fatto la libertà?

E’ il caso di Balthus e la sua “Thérèse dreaming” che qualche anno fa fu esposta al MET di New York.

Lo scandalo fu enorme al punto che un comitato ha raccolto le firme per farlo rimuovere e distruggere (in seguito è stata negata la richiesta di distruzione inserita inizialmente nel testo) con l’accusa al pittore, scomparso quasi 18 anni fa, di “promuovere la pedofilia”.

Ogni opinione è importante e va tenuta in considerazione ma è curioso che un dipinto del 1938 venga messo in discussione ottant’anni dopo.

Inoltre  dubito che un individuo “sano” di mente venga incoraggiato da un semplice dipinto a delinquere, è altrettanto vero che menti meno in salute possano farsi influenzare, ma è questo il caso?

Difficile tracciare i confini di dove ci si può spingere ma qual è il momento in cui si danneggia il “prossimo”?

Thérèse Blanchardvicina di casa del pittore, all’epoca del dipinto aveva all’incirca 12 anni, ha posato per altre opere di Balthus, dipinti che non hanno lesinato critiche in quanto decisamente provocatori.

Non si conoscono particolari che inducano a "pensare male" del pittore riguardo alla sua modella preferita, non ci sono denunce che possano dar vita a ricostruzioni più o meno arbitrarie (se non di chi ha visto il quadro decenni dopo) questo stronca sul nascere ogni insinuazione sul rapporto tra modella e il pittore.

Tralasciando i vari processi alle ipotetiche intenzioni ci dobbiamo concentrare su quello che il dipinto rappresenta, la narrazione va in una direzione che si spinge oltre il limite culturale, sociale e morale dell’osservatore, ci racconta, grazie al titolo, il sogno di una giovane adolescente, o meglio, ci mostra una giovane adolescente immersa nei propri sogni, quali siano non lo sappiamo (se non fosse per il titolo potremmo vedere semplicemente una ragazza che si rilassa al sole, la postura poco elegante ci spinge a pensare ad una provocazione ma questo è frutto dei nostri canoni morali) non ci sono indicazioni in merito se non quelle che il nostro modo di pensare ci impone.

A questo punto la domanda iniziale diviene ancor più complessa, o perlomeno è complesso dare una risposta, risposta che in qualche modo ha dato il museo stesso, non solo l’opera non è stata distrutta, come chiedeva il comitato, ma il dipinto resterà al suo posto.

La censura non ha mai portato alcun beneficio, semmai, al contrario, ha impedito quella crescita del pensiero critico di cui, a tutt’oggi, ne sentiamo il bisogno, se qualcuno si offende davanti a questi dipinti ha il diritto di privarne la vista anche a chi guarda oltre gli steccati morali?


sabato 8 gennaio 2022

Il ventunesimo secolo, il ritorno dei secoli bui

I maggiori musei viennesi dall’Albertina al Leopold Museum  fino al Museo di Storia Naturale si sono arresi alla dilagante epidemia censoria dei social, Facebook, Instagram e Tik Tok intervengono ripetutamente segnalando, e di conseguenza rimuovendo, le immagini di dipinti e sculture i cui soggetti rappresentano delle nudità.

Schiele, Rubens, Gerstl, Modigliani, perfino la statuetta della "Venere di Willendorf, simbolo di maternità e fertilità, è stata ritenuta da Facebook pornografica e di conseguenza è stata rimossa. 

L’Ente del Turismo della capitale austriaca è corso ai ripari mandando un messaggio forte e provocatorio, ha aperto un account su OnlyFans, sito che offre contenuti per adulti.

La decisione ha naturalmente fatto discutere ma l’ente predisposto ha ribattuto che: ”volevamo denunciare la censura dell’arte, non è una decisione definitiva ma per il momento è l’unico mezzo possibile per promuovere le opere e i musei che le contengono”.

Opere che più di un secolo fa facevano discutere oggi vengono censurate, ma anche sculture e dipinti che non hanno avuto problemi in passato paradossalmente ne hanno ai giorni nostri.

E questo è solo uno dei molteplici atti censori in atto nei cosiddetti paesi sviluppati, un’atmosfera nauseabonda che ci riporta indietro nel tempo. Memorabile (e allucinante) la rimozione da Facebook della “Madonna D’Alba” di Raffaello (nell’immagine) il social ha rimosso la fotografia in quanto la nudità di  Gesù Bambino viene considerata “pornografia”.

Le varie piattaforme social sono aziende private e in quanto tali possono decidere autonomamente come comportarsi, ma chi ci sta dietro alla censura? Difficile pensare che un privato si comporti in questo modo (la censura diminuisce i profitti) se non vi è qualcuno che nell’ombra “foraggia” queste scelte.

Lo scaricabarile è costantemente in atto e le responsabilità ricadono sul fantomatico algoritmo, qualcuno pensa che l’algoritmo pensi e agisca autonomamente? Certo che no (o almeno spero che nessuno lo pensi, in questo caso la sanità mentale è compromessa) la censura fa comodo a qualcuno, le stesse persone a cui fa comodo il capro espiatorio, l’algoritmo appunto.

Tutto ciò però mette in luce un altro problema, le varie istituzioni pubbliche non hanno alternative all’affidarsi a piattaforme private, non ci sono altri sbocchi, i siti internet degli stessi musei non hanno quel “traffico” necessario per promuovere le proprie opere, le proprie iniziative, qui torniamo al solito punto di partenza, l’ingorgo che impedisce il fluire della divulgazione è dato dal pubblico che segue la corrente invece di cercare una navigazione ideale.

Chi, con coraggio e pazienza, è arrivato alla fine della lettura faccia le proprie considerazioni, la mia è che stiamo precipitando in un baratro senza fine.

domenica 21 febbraio 2021

Il ritorno dell'inquisizione, l'abisso della censura.

15 mesi fa questo dipinto di Delvaux, che accompagnava un post dedicato a Peggy Guggenheim, ha causato il blocco del mio blog su Facebook con la motivazione: “Questo post viola i nostri standard su contenuti sessualmente espliciti”.

Inutili le segnalazioni di quello che è un errore madornale (o incompetenza, ignoranza, chiamatela come volete) non che questo mi abbia tolto il sonno ma mette in luce un problema più ampio e più grave: il ritorno di una censura inquisitoria che pensavamo scomparsa.

Nel 2021 con tutti gli accessi ad ogni tipo di immagini e testi, il ritorno al potere dei “bacchettoni” di facciata, dei benpensanti, del “politicamente corretto” ci sta trascinando in un abisso senza fondo.

L’assenza di idee, la mancanza di senso critico e autocritica spinge la sempre crescente massa di automi, instradati dalla povertà del linguaggio e fautori dell’insulto come forma espressiva massima, verso la censura di qualsiasi cosa abbia un senso.

Propongo questo dipinto (realizzato nel 1937, questo ci mostra quanto siamo caduti in basso) come le disposizioni del social e come la mente malata di molta gente vorrebbe vedere.

Se questo è il futuro …