Pochi giorni fa è scomparso Bill Viola, artista newyorkese, a tutti gli effetti una delle massime espressioni dell’arte contemporanea, considerato il padre della video art.
Per ricordarlo ho scelto “The raft”, opera del 2004.
Bill Viola, con quest'opera, ha rappresentato il mondo, l’umanità, prima
e dopo un cataclisma immane, una moderna “Zattera della Medusa”.
Il video ci mostra un gruppo eterogeneo di persone,
diversi per genere, etnia, stato sociale, sono disconnesse l’una dall’altra,
sono sospese in un’attesa "a tempo" dove sembra poter accadere qualunque cosa in
qualsiasi momento ma nessuna delle diciannove figure pensa ad altro che non a sé
stessa.
Il mondo dove il gruppo è collocato è quello
contemporaneo dove però è assente ogni riferimento ambientale, niente cielo, niente terra, non
ci sono alberi, non ci sono costruzioni di alcun tipo, è tutto asettico, nulla
si è formato o tutto è scomparso.
All’improvviso un getto d’acqua investe il gruppo che ne
viene travolto, nemmeno il tempo di rendersi conto dell’accaduto che un altro violento
flusso colpisce dalla parte opposta, un autentico diluvio che sommerge tutto (anche
se del tutto c’è solo il suo contrario) e tutti.
Ad un certo punto il cataclisma perde forza fino a
scomparire, ciò che resta è un cumulo di “macerie” umane, questa distruzione
però non riesce a radere al suolo qualunque stato d’animo anzi, quelle che erano
persone isolate dalle altre mutano il loro modo di agire, si aiutano a vicenda
cercando di dare conforto all’altro e cercando a propria volta conforto nell’altro.
Bill Viola con quest’opera ci dona un po’ di
speranza, forse è proprio nei momenti difficili che emerge quel senso di
umanità che a volte pensiamo sia in via d’estinzione.