Le donne e l’arte, se volgiamo lo sguardo indietro nel tempo constatiamo che se c’è un’anomalia è senza dubbio l’assenza (o quasi) delle donne nell’ambito artistico.
Niente di nuovo purtroppo, si tratta di un dato conosciuto ma che non impedisce di fare alcune considerazioni.
E’ innegabile che nel complesso la donna rispetto all’uomo
ha una profondità “sentimentale” che emerge maggiormente, ha una sensibilità
maggiore (o quantomeno non si vergogna a mostrarla) una capacità di ragionare
razionalmente (al contrario dell’uomo che tende a lasciarsi sopraffare dall’istinto)
che non le impedisce di aprirsi alla fantasia e soprattutto alla poesia.
Per carità non voglio fare, come si dice, “di tutta l’erba
un fascio”, conosco uomini artisticamente eccelsi e donne al cui confronto un
sasso è l’espressione del più alto pensiero, ma non possiamo negare che il
concetto “arte” nella sua accezione più ampia sia probabilmente femminile più
che maschile, se proprio vogliamo essere salomonici mettiamo entrambi sullo
stesso piano, ma la considerazione a cui accennavo prima va comunque fatta.
Perché, considerando quanto
detto, le donne nella storia dell’arte sono pressoché invisibili? La cultura
secolare maschilista è la risposta ovvia e inequivocabile, nel passato vi era
una chiusura totale alle donne, nel presente, nonostante i passi avanti, le
porte non si sono ancora aperte, consideriamole socchiuse.
Non è mia intenzione fare un trattato di sociologia,
lasciamolo a chi ne ha le competenze, mi chiedo solo cosa abbiamo perso nei
secoli a causa di tutto questo?
A fronte di migliaia di artisti maschi, che hanno dato vita
alla meraviglia dell’arte, le donne si contano sulle dita di un mano o poco
più, da Artemisia Gentileschi a Frida Kalho, da Sofonisba Anguissola a Tamara
de Lempicka, Berthe Morisot, Fede Gallizia, Susan Valadon, Angelika Kauffmann,
fino alle contemporanee Abramovic, Shermann o Kusama.
Ci sono naturalmente altri nomi che però sono conosciuti
dagli appassionati, per il resto sono tutti o quasi relegati in secondo piano,
i testi di storia dell’arte spesso li ignorano.
Quello che vale per la pittura vale a maggior ragione per la
letteratura e la poesia. Qualcuno può obbiettare che la musica dagli anni
settanta del secolo scorso ha aperto alle donne più di quanto abbiano fatto le
altre “arti” ma se andiamo a vedere con attenzione, a parte alcuni casi di
grandi musiciste, l’aspetto femminile emerge, soprattutto nel Pop, come
esibizione “fisica” più che artistico-musicale, tutto dunque al “servizio” di
un pubblico maschile.
Al netto di donne cerebralmente inferiori ai sassi (e a quanti uomini
messi anche peggio) il panorama artistico è tutt’ora sbilanciato, ci siamo
persi secoli di capolavori femminili caduti nell’oblio per questioni culturali,
facciamo in modo che la bilancia torni ad essere in equilibrio, ne abbiamo
estremamente bisogno.
nell’immagine: Élisabeth
Vigée Le Brun, Autoritratto con tavolozza, 1782, National Gallery, Londra

