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lunedì 10 aprile 2023

"Memento mori", cronaca di un disagio annunciato

Basta uno sguardo per essere catturati dalla scena, inquietante, surreale, spaventosa.


Federico Bramati – Memento mori (depressione), 2022 – Acrilico su tela cm 40 x 70


Gli occhi e la bocca apparentemente accomunano la madre e il figlio, ma mentre per il secondo abbiamo la sensazione che si tratti di un sorriso divertito, non possiamo dire altrettanto della mamma, gli occhi spiritati e il ghigno terrificante bastano per mostrarci le intenzioni, il coltello stretto nella mano sinistra serve solo a confermare le nostre ipotesi, i nostri timori.

I colori forti, l’intensità si somma all’assenza di un luogo preciso dando l’impressione che tutto si stringa, un’allucinante e claustrofobica dimensione.

L’opera mette in luce un problema troppo spesso ignorato, si sottovalutano certe situazioni che sfociano in drammi inenarrabili.

Il dipinto non pretende di dare risposte ad un quesito tanto complesso, si limita a raccontare uno stato d’animo, una crisi sociale che, come sempre, riversa le proprie spaventose allucinazioni su chi non può difendersi.

Il legame che unisce una madre ai propri figli troppo spesso viene omologato, viene incanalato, delimitato in spazi mentali che vorrebbero l’una protettrice assoluta degli altri, la mamma non può che amare incondizionatamente i propri figli.

Ma sappiamo, anche se spesso lo dimentichiamo, che non è esattamente cosi, i fatti di cronaca ce lo ricordano quasi quotidianamente, cosa scatti nella testa di queste genitrici non lo sappiamo ma è bene ricordarsi che questo lato oscuro è reale.

Ed è proprio questo che il quadro di Bramati ci dice, non è esattamente un monito, si tratta di una constatazione, il pittore va dritto al punto, impossibile ignorarlo.

Oltre ai già citati personaggi al centro della scena mi hanno colpito il titolo, apparentemente scontato e banale, e quell’apertura in alto a sinistra che da respiro al claustrofobico momento senza però lasciare spazio alla speranza.

“Memento mori” è un’esortazione a non cedere alla falsa convinzione di essere eterni, ma in questo caso è una proiezione drammatica di qualcosa che sta per avvenire prima che il ciclo naturale compia il suo percorso.