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sabato 8 maggio 2021

Il cerchio si chiude

Possiamo, senza tema di smentita, considerare la Cappella Sistina la più grande rappresentazione delle sacre scritture, la Bibbia “in immagini”, il percorso spirituale e materiale dalla creazione degli antenati fino al giudizio finale.

Ma la “Cappella Magna” è anche il simbolo del potere religioso della Chiesa, questo punto cruciale trova la naturale e strategica collocazione negli affreschi che ne fanno un caposaldo dell’arte mondiale.

Entrando nella cappella il primo sguardo cade, a dimostrazione che nulla è casuale, sul dipinto di Pietro Perugino “La consegna delle chiavi” che riportano ad un passo del Vangelo di Matteo “… ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che avrai legato in terra, sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto nei cieli”.

L’inizio del papato, la genesi della Chiesa.

Mentre su quel lato si susseguono le storie di Cristo, sul lato opposto troviamo, non senza un legame con le prime, le storie di Mosè (di cui avevo parlato in un’altra occasione) in seguito, con l’arrivo di Michelangelo, prende vita la volta della cappella stessa con i fatti salienti del vecchio testamento, gli eventi che hanno richiesto l‘intervento di Dio, e la raffigurazione delle generazioni che hanno preceduto la nascita di Gesù.

L’opera di Perugino, datata 1481-82, realizzata contemporaneamente agli altri affreschi laterali, deve attendere il 1508-12 per trovare il compimento artistico con la volta, a quel punto l’intera cappella è affrescata.

Ma il completamento delle scritture necessita di un ultimo passo, nel 1535 viene richiamato Michelangelo, sulla parete di fronte all’ingresso della cappella, dietro l’altare maggiore viene realizzata l’opera forse più “rivoluzionaria” , il Giudizio Universale (che verrà ultimato nel 1541).


Anche di questo grande affresco ho già parlato parzialmente, ma l’opera ci regale infiniti particolari, e uno di questi è il naturale completamento dell’opera citata all’inizio, mentre Perugino racconta la consegna delle chiavi del Regno di Dio a Pietro, Michelangelo nel Giudizio finale, tra le altre infinite rappresentazioni, ci mostra Pietro, alla sinistra di Gesù (alla destra di chi osserva) che riconsegna le stesse chiavi, il compito di Pietro è concluso, il cerchio si chiude, tutto ciò che era necessario fare è stato fatto, le chiavi del “Paradiso” tornano nelle mani del proprietario.

Il confronto tra i due dipinti mostra da una parte l’evoluzione tecnica e concettuale dell’arte in quel lasso di tempo, ma da l’impressione che siano passati secoli, questo rende più reale il racconto biblico.

Ma il confronto cade inevitabilmente sui due protagonisti, Cristo e Pietro, nel primo dipinto l’atmosfera è permeata di una tranquillo e sereno stato d’animo, Gesù, raffigurato in modo canonico, consegna le chiavi a Pietro che le riceve con umile devozione, è l’inizio di un complicato cammino.

Nel particolare del Giudizio Universale, la quiete e la tranquillità sembrano scomparse, la scena si svolge all’interno di un vorticoso movimento dove tutto corre verso un ineluttabile finale, Pietro, stanco, torvo, invecchiato, si rivolge a Gesù per la riconsegna del simbolo della Chiesa Cattolica, Gesù però sembra impegnato altrove, raffigurato come un giovane atletico e nel pieno delle forze (il contrasto con Pietro è evidente) chiama tutti alle proprie responsabilità, forse Michelangelo, come nessuno fino ad allora, ci dice che anche la Chiesa stessa  deve rispondere del suo operato.

L’inizio e la fine, un cerchio che oggi, a distanza di 500 anni non si è ancora chiuso o forse si è chiuso senza che noi ce ne siamo accorti.

Al di là del significato artistico, storico, culturale e religioso, va sottolineata la trasformazione dell’idea artistica tra le due opere, pur mantenendo un concetto coerente in quei cinquant’anni tutto appare stravolto.

sabato 11 luglio 2020

L'estasi e il legame con la terra, Pietro Perugino

Autore:  Pietro Perugino (Pietro di Cristoforo Vannucchi)

(Città della Pieve, 1448 ca. – Fontignano, 1523)

Titolo dell’opera: Santa Maria Maddalena– 1500 ca. 

Tecnica: Olio su tavola 

Dimensioni: 47,2 cm x 34,3 cm

Ubicazione attuale:  Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Firenze




L’iscrizione sul bordo della veste elimina qualsiasi dubbio sull’identificazione del soggetto, curiosamente sono assenti tutti i simboli che riconducono a questo personaggio, il teschio, l’urna contenente olio aromatico o gli atteggiamenti che la raffigurano nell’atto di pentirsi o in estasi. Anche i capelli rossi, che individuano la Maddalena in molti dipinti, non sono rappresentati.

Attribuita prima a Leonardo, in seguito a Raffaello fino al definitivo riconoscimento della paternità a Perugino, questa tavola riassume i canoni ritrattistici del tempo.

La modella che da vita alla Santa è Chiara Fancelli, moglie del Perugino, che spesso ha posato anche per Raffaello, se aggiungiamo che il pittore di Urbino è stato allievo dello stesso Perugino comprendiamo le difficoltà nell’attribuzione.

La bellezza del soggetto, la perfezione tecnica e fisiognomica sono tipiche dello “stile” del Perugino, cosi come la forma delle labbra, la testa leggermente inclinata e lo sguardo che si perde al di fuori del dipinto, tutto è costruito per proiettare l’insieme fuori dal tempo.

Lo sfondo scuro risalta ulteriormente la luce che illumina il perfetto ovale del viso e del collo, il risultato è decisamente eccelso, l’irreale e il reale si fondono trasmettendo una sensazione di profondo misticismo.

Oltre al viso e al collo la luce si posa sulle mani, una descrizione accurata, riprodotte con estrema precisione fino alle unghie lucide che riflettono la “psicologia” del personaggio, cosa rimasta celata nell’espressione estatica del volto.


sabato 25 agosto 2018

La Cappella Sistina e i dipinti "invisibili".


La Cappella Sistina è senza tema di smentita l’esempio più illuminante della grandezza dell’arte “Italiana” nel periodo che tutti conosciamo come “rinascimento”.

Quando si nomina la “Cappella Magna”, come si chiamava al tempo di Papa Sisto IV, Della Rovere (fu proprio dal nome del papa che l'ha fortemente voluta che prese in seguito l’appellativo di “Sistina”) si pensa immediatamente a Michelangelo e alla volta affrescata magnificamente tra il 1508 e il 1512 (con l’interruzione di un anno tra il 1510 e il 1511) o al Giudizio Universale dello stesso Michelangelo eseguito tra il 1537 e il 1541.

Ma la Cappella Magna viene inaugurata nel 1483 e nei due anni precedenti venne affrescata da artisti di grande fama e talento, sicuramente il meglio dell’arte di quel periodo, Perugino, Botticelli, Ghirlandaio, Della Gatta, Rosselli, Signorelli e D’Antonio.

Ed è proprio di questi affreschi che voglio parlare, infatti chi si reca ad ammirare lo spettacolo artistico della Sistina è catturato dalle opere di Michelangelo che oscurano tutto il resto. Passano così inosservati i capolavori sulle pareti laterali. Si tratta di opere di grandi dimensioni, gli affreschi misurano ciascuno 350 x 570 cm. circa.

Ponendoci di fronte all'altare vediamo a sinistra i sei dipinti dedicati alla vita di Mosè mentre alla destra i sei affreschi dedicati alla vita di Gesù.

Due “racconti” in pittura che illustrano il percorso dei due padri legislatori del primo e del secondo testamento.

Le due storie parallele si “rispecchiano” concettualmente.

Il primo dipinto di sinistra è legato al primo di destra, infatti mentre l’angelo ordina la circoncisione del figlio di Mosè, di fronte assistiamo al battesimo di Cristo, cerimonie fondamentali che gettano le basi dell’ebraismo e del cristianesimo.

Nel secondo caso le Prove di Mosè si interfacciano con le tentazioni di Cristo.

Il terzo “rispecchiamento” vede l’attraversamento del Mar Rosso da parte del popolo eletto, che così riesce a fuggire dalla tirannia del Faraone, mentre sulle sponde del lago di Tiberiade Gesù si rivolge a Pietro e Andrea comunicando loro che “vi farò pescatori d’uomini”. Due storie di acqua e di salvezza.

La quarta “coppia” vede Mosè che riceve le tavole della legge, mentre Gesù pronuncia il discorso della montagna, la legge ebraica con i dieci comandamenti da una parte e la legge di Gesù, la legge della tolleranza e dell’amore dall'altra.

Il quinto confronto vede Mosè che ottiene giustizia punendo chi si opponeva allo stesso Mosè e ad Aronne che rappresentavano le autorità, civile e religiosa. Di fronte Gesù consegna le chiavi a Pietro riconoscendo alla Chiesa di Roma l’autorità religiosa e civile.

Per finire ecco i testamenti spirituali di Mosè e di Cristo, la benedizione di Mosè al popolo d’Israele e a Giosuè, mentre dall’altro lato Gesù consacra il corpo ed il sangue di Cristo nell’ultima cena, gli ultimi “preparativi” che portano a compimento il disegno celeste.


Storie di Mosè

Pietro Perugino - Viaggio in Egitto e Circoncisione del figlio di Mosè

Sandro Botticelli - Le prove di Mosè

 Biagio D'Antonio  - Attraversamento del Mar Rosso

 Cosimo Rosselli  - La consegna delle Tavole della Legge

Sandro Botticelli - La punizione dei ribelli

Luca Signorelli e Bartolomeo della Gatta - Morte e testamento di Mosè

Storie di Gesù


Pietro Perugino e aiuti - Battesimo di Cristo.

 Sandro Botticelli -  Tentazioni di Cristo

Domenico Ghirlandaio - Vocazione dei primi apostoli.

Cosimo Rosselli (attr.) -  Discorso della montagna

 Pietro Perugino - Consegna delle chiavi

Cosimo Rosselli - Ultima Cena