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giovedì 31 luglio 2025

Siamo solo di passaggio

Non penso ci sia il bisogno di commentare le parole del testo del Brano di Franco Battiato Di Passaggio, pezzo che, inserito nell’album L’imboscata, vede la luce nell’ottobre del 1996.

Lascio a voi ogni considerazione sul testo e sulle musiche, quanto mai attuali.

Il dipinto che vi propongo è stato utilizzato per la copertina dell’album.

La battaglia delle Piramidi - Antoine-Jean Gros - La battaglia delle Piramidi, 1810 – Olio su tela cm 331 x 389 – Reggia di Versailles


Di passaggio

 

Passano gli anni
I treni, i topi per le fogne
I pezzi in radio
Le illusioni, le cicogne

Passa la gioventù
Non te ne fare un vanto
Lo sai che tutto cambia
Nulla si può fermare

Cambiano i regni
Le stagioni, i presidenti
Le religioni
Gli urlettini dei cantanti

E intanto passa ignaro
Il vero senso della vita
Si cambia amore, idea, umore
Per noi che siamo solo di passaggio

L'Informazione
Il coito, la locomozione
Diametrali delimitazioni
Settecentoventi case

Soffia la verità
Nel libro della formazione
Passano gli alimenti
Le voglie, i santi, i malcontenti

Non ci si può bagnare
Due volte nello stesso fiume
Né prevedere
I cambiamenti di costume

E intanto passa ignaro
Il vero senso della vita
Ci cambiano capelli, denti e seni
A noi che siamo solo di passaggio




martedì 30 maggio 2023

[aforismi musicali] Le linee della vita

"… la linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale verso lo spirito ..."


(Inneres auge – F. Battiato)


Piet Mondrian - Composition No. III (with Red, Blue, Yellow, and Black) (1929) – olio su tela cm 50 x 50,2 – Collezione privata


Questa frase è l’essenza Inneres auge, brano che Battiato pubblica nel 2009 inserito nell’album “Inneres auge – Il tutto è più della somma delle due parti”.

L’occhio interiore, l’assoluto invisibile che va oltre la somma del tutto tangibile.

Ottant’anni prima Piet Mondrian realizza Composition No. III, lo stesso pensiero da vita ad un dipinto e, quasi un secolo dopo, ad una canzone, a dimostrazione che determinate ricerche, certi percorsi, non nascono per caso e senza un preventivo viaggio interiore alla ricerca di qualcosa di più elevato.

Il pittore olandese, che riteneva blasfema ogni diagonale, riteneva che l'assoluto era composto da linee vorticali e orizzontali, l'azzardato accostamento che faccio tra Mondrian e Battiato è una mia personale visione ma è innegabile che il fine sia lo stesso.


giovedì 15 dicembre 2022

L'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è ...

1980, Franco Battiato pubblica l’album Patriots, il disco segue il capolavoro dell’anno prima L’era del cinghiale bianco e anticipa di dodici mesi l’opera che lo farà conoscere al grande pubblico: La voce del padrone.

Franco Battiato - Cancello, olio su tavola cm 46 x 39


Oltre a Up partiots to arms, che da parzialmente il nome all’album, e alla geniale Prospettiva Nevski, troviamo un altro brano che, con un mix di versi enigmatici e aforismi dall’interpretazione palese traccia un profilo della cultura occidentale che si apprestava ad entrare negli anni ottanta, una previsione lucida e dettagliata di quello che, con il senno di poi, possiamo indicare come l’inizio della decadenza.

Il ritornello in arabo fa da colonna portante di un disegno che non sembra avere seguito: “Disse il maestro del villaggio: Ho scalato la montagna, la pace sia con voi e con te, adesso io vivo” (questa è l’approssimativa traduzione) le altre strofe indicano una nostalgica visione apparentemente legata al passato ma che si limita a sottolineare le storture di un percorso mal delineato.

Le tre strofe sono geniali, la prima è un’evidente accusa al sistema mediatico (siamo nel 1980 e dopo più di quarant’anni siamo nella stessa situazione, con più realismo possiamo dire che siamo messi peggio) l’illusione giovanile di vivere in un mondo libero diviene disillusione con il trascorrere degli anni.

La seconda frase è più enigmatica, inizia con la descrizione di un innocente gioco infantile e si conclude con un maestoso La mia parte assente si identificava con l'umidità.

L’identificazione con un problema irrisorio ci distoglie dalle vere problematiche, la tendenza a concentrarci su ciò che è effimero ci permette di evitare l’impegno di approfondire il vero senso della nostra esistenza.

La terza strofa inizia con una frase apparentemente scollegata dal contesto, stessa cosa è quella successiva, sono però le parole conclusive a mettere tutto a posto: “L'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è”.

Questo ultimo verso non ha bisogno di alcun commento, semmai è necessaria una profonda riflessione …



Arabian Song (testo)


كان الجبل في جبل
السلام عليكم، عليكي
الآن أنا أسكن...

La mia classe fu allevata con il latte di una capra e del pane di frumento
A quei tempi per divertimento non avevano inventato il telegiornale
Quando ero più giovane credevo che esistesse libertà

قال معلم القريةِ
كان الجبل في جبل
السلام عليكم، عليكي
الآن أنا أسكن...

Da bambini si giocava sulle spiagge con degli aquiloni a gara sotto il sole
Mentre guardavamo il mio salire verso l'alto preoccupati che non si sciupasse
La mia parte assente si identificava con l'umidità

قال معلم القريةِ
كان الجبل في جبل
السلام عليكم، عليكي
الآن أنا أسكن...

Gli orchestrali sono uguali in tutto il mondo, simili ai segnali orario delle radio
Le domeniche e nei giorni di vacanza ci si organizzava per le feste in casa
L'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è

قال معلم القريةِ
كان الجبل في جبل
السلام عليكم، عليكي
الآن أنا أسكن...

 

sabato 17 settembre 2022

L'interpretazione celestiale

So che si tratta di una "visione" personale ma in pochi secondi penso si sia raggiunta una delle più alte vette dell'interpretazione musicale.


Franco Battiato definì l'esibizione di Antony Hegarty "qualcosa di mai sentito, un capolavoro".

Il brano, "As tears go by", scritto da Mick Jagger e Keith Richards e portato al successo nel 1964 da Marianne Faithfull (allora compagna di Jagger) e l’anno successivo dagli stessi Rolling Stones, è stato riproposto centinaia di volte e in modi diversi, ma quei pochi secondi di Antony Hegarty (da minuto 00.47 a 01.20 del video) sono semplicemente sublimi.

Tendo a cercare spesso il dettaglio, che qualcuno può trovare insignificante, ma credo che tra le “righe” di alcune canzoni ci siano delle perle meravigliose.

Piccoli capolavori ne troviamo nei testi, in alcuni passaggi musicali, virtuosismi con qualsiasi strumento, insomma se scandagliamo l’immenso panorama musicale possiamo trovare degli autentici tesori nascosti in tesori (scusate la ripetizione) più grandi.

Non è facile descrivere quei pochi secondi, poco più di 30, in cui Hegarty tocca il cielo con il classico dito (o è la nostra percezione a farlo) le parole di Battiato in fondo riassumono perfettamente ciò che è accaduto, non mi resta dunque che riascoltare il brano e, se qualcuno farà altrettanto, augurargli (le) di provare le stesse mie sensazioni (o meglio ancora provare le proprie sensazioni con la mia stessa intensità).

Va aggiunto che il brano degli “Stones”, meno conosciuto di molti altri loro capolavori, è musicalmente semplice, strutturato per permettere al cantante di trasmettere il proprio sentire, infatti lo stesso Jagger, quando propone il brano nei vari concerti, non ne da mai la stessa “lettura”.

Anche le infinite cover trasmettono lo stato d’animo dell'interprete ma non significa che questo basti, Jagger e Hegarty, oltre a Battiato, sono di un altro livello anche se, limitatamente a questa canzone, Antony stravince.


martedì 12 aprile 2022

[ Pillole ] ... Poesia musicale

 

“Stamu un pocu all’umbra, ccà c’è troppo suli”

(F.Battiato – Veni l’autunnu)


Ettore De Maria Bergler - Al sole


sabato 22 maggio 2021

Il mio pensiero

E’ passato qualche giorno dalla scomparsa di Franco Battiato, le manifestazioni d’affetto dei moltissimi affezionati non sono mancate, cosi come non sono mancati (peraltro concentrati nell’arco temporale di ventiquattro ore) i “ricordi” dei media, tra servizi raffazzonati dove si è buttato nel “pentolone” un po’ di tutto senza alcun filo logico e le solite banalità legate ai brani più celebri.

Senza trascurare l’appellativo di “Maestro” apparso un po’ ovunque, termine usato e abusato tanto da perdere il vero significato, oggi chiunque può ergersi a maestro, per essere riconosciuto tale basta essere famoso o ricco, qualche servo che ti venera lo trovi sicuramente.

Non sono certo un esperto “battiatologo” ma ho, da moltissimi anni, iniziato una ricerca nella profondità spirituale e filosofica del pensiero dell’artista catanese.

Partendo dal lontano 1979 quando Battiato auspicava il ritorno de “l’era del cinghiale bianco” ho proseguito quella strada facendo tesoro di un altro pensiero fondamentale “il mio maestro mi insegno quant’è difficile trovare l’alba dentro all’imbrunire”.

Le due “indicazioni” sopracitate sono il fine ultimo e il codice decriptato per raggiungerlo.

I testi e le musiche di Battiato (coadiuvato da grandi poeti , filosofi e musicisti, su tutti Pio e Sgalambro) sono la mappa che conduce al tesoro, Battiato non ci diceva dove potevamo trovarlo, ci faceva partecipi della sua ricerca.

Con il grimaldello contenuto in “Prospettiva Nevski” ho cercato di percorrere un sentiero di cui non conoscevo, e non conosco, la meta ma che mi ha aperto la mente verso “cose” che non conoscevo.

Ora che Franco non c’è più, fisicamente, la mappa delle sue opere è completa (o incompiuta, in ogni caso non avrà altre indicazioni) non ci resta che riavvolgere il nastro e iniziare il suo percorso musicale e non solo e farlo nostro, questo ci obbligherà ad ascoltare molti suoi brani con “orecchio” diverso, ci renderemo conto che la musicalità di certe melodie, la poetica di certi testi, hanno nascosto il vero obbiettivo.

Se approcciamo due brani che, dal mio punto di vista, non sono stati il punto più alto ma hanno “colpito” il cuore e l’immaginazione di moltissima gente, mi riferisco a “Centro di gravità permanente” vero spartiacque nella carriera di Battiato che da allora è diventato la celebrità che oggi ricordiamo, e “La cura” che ha fatto innamorare tutti i suoi estimatori e anche chi lo conosceva in modo marginale, ma che temo sia stata, più o meno inconsciamente, travisata.

L’universo musicale, poetico, filosofico e spirituale ingloba moltissimi brani, alcuni più “accessibili” (in considerazione del mero aspetto legato alla melodia) altri più ostici, o perlomeno complessi, potremmo enunciarne diversi, ognuno di noi ha la propria lista, ma rischieremmo di dimenticarne qualcuno, ognuno di essi un viaggio verso l’ignoto, una “visione” altra della vita.

Ad esclusione di tutti quelli che lo conoscevano personalmente, non penso sia corretto dire che ci mancherà, perché non se ne è andato, i grandi artisti sono immortali in quanto hanno reso immortale il loro messaggio, se poi questo messaggio è solo un punto di partenza allora Battiato continuerà ad accompagnarci nella ricerca di noi stessi.

(nell’immagine il ritratto di Battiato ad opera di Sandra Bartoloni)

sabato 28 novembre 2020

Figli di sé stessi

Normalmente una canzone viene pubblicata, percorre il suo cammino, più o meno glorioso e solo in seguito, quando il brano raggiunge un certo successo, ecco nascere un numero più o meno elevato di cover.

Ma in questo caso non andò cosi, da un brano ne nacque un altro tanto che entrambi brillano di luce propria.

Sto parlando di “Valery” cantata da Alfredo Cohen (testo dello stesso Cohen, musiche di Battiato e Giusto Pio) e di “Alexanderplatz” eseguita da Milva (musicata da Pio mentre il testo è stato riadattato da Franco Battiato).

Nel 1979 prende vita “Valery”, Alfredo Cohen (Alfredo D’Aloisio) la dedica a Valérie Taccarelli, una giovane transessuale allora impegnata, con lo stesso Cohen, nella lotta ai diritti omosessuali e transgender.

Il testo di delicatamente poetico è una personale dedica che il cantante di Lanciano fa alla sua musa, la stessa Taccarelli che visse per un certo periodo nella casa di Cohen disse che visto il disordine che regnava nell’abitazione iniziò a prendersene cura, viene naturalecollegare la vicenda con le parole del brano, “Ti piace di più lavare i piatti, fare i letti, poi startene in disparte come vera principessa prigioniera del suo film, che aspetta all’angolo come Marlene”, strofa che viene riproposta interamente anche in “Alexanderplatz”, ma che senza la conoscenza di “Valery” e di ciò che le ha dato vita, appare senza un senso logico.

Tre anni dopo l’uscita del brano di Cohen, che non ha avuto il successo che forse meritava, Battiato progetta un cambiamento, dopo aver chiesto il permesso a Cohen (che a sua volta lo chiede a Valérie) modifica testo e musica (in particolare aggiunge il favoloso ritornello) e completa l’opera consegnando il tutto alla voce di Milva.

Il risultato è innegabilmente ottimo, la voce della “pantera di Goro”, aggiunta alla sua eleganza vocale e non solo, danno vita ad una canzone di grande presa, cosi come Cohen è riuscito a trasmettere l’intimità paterna nei confronti della giovane Valérie, Milva porta l’ascoltatore nelle cupe e fredde serate berlinesi negli anni del "muro".

Una canzone, due canzoni, è impossibile ascoltare l’una senza pensare all’altra ma al contempo l’ascolto dei due brani ci conduce a due realtà differenti.

Con il primo brano veniamo avvolti da una malinconica brezza poetica, nel secondo siamo travolti dal vento impetuoso delle vocalità di Milva senza per questo rinunciare alla poesia.

Sono convinto che per apprezzare appieno “Alexanderplatz” sia necessario ascoltare con attenzione “Valery”, ma è con la stessa convinzione che la cosa valga anche al contrario.  




lunedì 28 marzo 2016

L'eterna ricerca. La cura, Franco Battiato.



 

Dal giorno della pubblicazione (1996 all’interno dell’album L’imboscata) questo brano  è diventato immediatamente un classico tra le canzoni d’amore, l’universo femminile lo indica come una  delle dichiarazioni “passionali” più riuscite.

Ma da appassionato di Battiato penso che il testo di questa canzone vada più in la della pur magnifica “poesia” sull’amore terreno.

Quasi a rappresentare un logico seguito a “E ti vengo a cercare” Battiato fa un ulteriore passo avanti, se con la prima canzone cercava una guida che lo accompagnasse in un percorso mistico superiore, con La cura ribalta i ruoli e si trasforma in “accompagnatore”, proteggendo l’iniziato nel percorso che lo porterà “al di sopra del bene e del male” (da E ti vengo a cercare).

E’ vero inizia con: “ ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via,  dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai”, molto “umano”, una protezione quasi di un padre verso un figlio (anche se quel “dagli inganni del tuo tempo” evidenzia la differenza di livello spirituale tra la guida e l’allievo che aspira a seguirne le tracce) ma subito dopo arrivano le rivelazioni più elevate: supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.


Difficile per chi conosce i testi dell’autore siciliano non immaginare un percorso sensoriale, altamente spirituale, infatti prosegue con : Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza, percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.  A spiazzare questa mia lettura vi è il passo “indietro”,  I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi, la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi, come a lasciare una vasta possibilità interpretativa.

L’apice di questa intensa “narrazione” si raggiunge con il bellissimo passo: Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto, conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono. Qui ritorno al concetto citato poco sopra, la guida indica il percorso, sottolinea di conoscere un “sapere” superiore e di essere disposto a condividerlo con chi desidera ambire ad una dimensione più elevata.

Vagavo per i campi del Tennessee (come vi ero arrivato, chissà). Non hai fiori bianchi per me? Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare. Questo passaggio ci svela un momento di terreno smarrimento, mentre i sogni e i desideri si spingono oltre, quasi ad identificarsi in una fuga, attraversare il mare per raggiungere quello che si trova al di la di esso, un infinito peregrinare verso mete celesti dove si può incontrare l’essenza dell’universo e di conseguenza cercare di capire l’anima dell’infinito e di noi stessi.

E’ un’interpretazione strettamente personale, che trovo più prossima al pensiero mistico.

Ognuno di noi ne trae una lettura diversa che ha la stessa importanza e probabilità, forse se Battiato svelasse il proprio pensiero chiarirebbe alcuni quesiti, ma l’interpretazione soggettiva rimarrebbe il parametro più interessante.

 

lunedì 8 dicembre 2014

Alla ricerca dell'assoluto, Franco Battiato.



All’uscita di questa canzone, nel 1989 estratta dal bellissimo album “Fisiognomica”, si pensa ad una canzone d’amore.
L’autore lascia libera l’interpretazione, non si sa se volutamente o meno, la mia impressione è che si tratti di una dichiarazione "spirituale".

Battiato inizia il brano in modo leggero, più “terreno” spiegando che la ricerca è dovuta al solo desiderio di “vederti o parlare”, per soddisfare il bisogno della presenza che permette di capire se stessi.
La canzone va via via aumentando l’intensità quando dichiara di subire un “rapimento mistico e sensuale” che imprigiona il proprio io legandolo alla figura “ricercata”. La melodia e il testo continuano un lento ma inesorabile moto ascensionale con la consapevolezza di dover cambiare l’obbiettivo dei desideri rinunciando ad accontentarsi delle piccole gioie terrene, e fare il primo passo verso l’”alto” rinunciando a se stessi.

Prosegue dichiarando apertamente il piacere dell'ascolto oltre alla presenza  “Perche mi piace ciò che pensi e che dici” per scoprire il passato, ma soprattutto l'inizio della propria esistenza, “le mie radici”.

La condotta morale del momento "saturo di parassiti senza dignità", è motivo di ulteriore impegno controcorrente, spingerci a "essere migliori con più volontà", come ad essere un esempio positivo che possa trascinare ciò che è negativo.

L’intensità del brano aumenta quando il desiderio si fa più elevato  Emanciparmi dall'incubo delle passioni, cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male, essere un'immagine divina di questa realtà”, l’obbiettivo si fa decisamente più “mistico” avvicinarsi il più possibile all’essere perfetto
E’ alla fine con la frase “E ti vengo a cercare perché sto bene con te perché ho bisogno della tua presenza” eseguita con grande enfasi, che la canzone raggiunge l’apoteosi “spirituale” per poi scemare lentamente lasciando spazio ad un coro quasi “celestiale” come a dirci che la meta è vicina.

 

E ti vengo a cercare. (testo)
E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perché ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza.
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sé.
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà.
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del Bene e del Male
essere un'immagine divina
di questa realtà.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza...
 

domenica 22 giugno 2014

L'oceano di silenzio, Franco Battiato


Con questo testo breve ma denso di significato, Franco Battiato compone una canzone che definirei un vero inno alla pace interiore, al silenzio e alla ricerca di sé.
La copertina dell'album "Fisiognomica"

Siamo nel 1988 e Battiato torna alla musica leggera dopo alcuni anni dedicati all’opera. Un album comunque più impegnato rispetto a quelli che hanno fatto conoscere il cantautore siciliano al grande pubblico (su tutti “La voce del padrone” 1981) la musica si avvicina sempre più al mondo arabo e orientale e alla musica classica e i testi si concentrano sull’introspettiva e si dedicano profondamente alla spiritualità.

La melodia di quest’opera permette all’ascoltatore di immergersi totalmente in un mondo parallelo dove regnano lo spazio e consapevolezza del proprio io.

L’album “Fisiognomica” arriva in breve tempo al primo posto della classifica di vendita e già dopo poche settimane vende più di 300mila copie.

 L’oceano di silenzio

Un Oceano di Silenzio scorre lento
senza centro né principio
cosa avrei visto del mondo
senza questa luce che illumina
i miei pensieri neri.
(Der Schmerz, der Stillstand des Lebens
Lassen die Zeit zu lang erscheinen)
Quanta pace trova l'anima dentro
scorre lento il tempo di altre leggi
di un'altra dimensione
e scendo dentro un Oceano di Silenzio
sempre in calma.
(Und mir scheint fast
Dass eine dunkle Erinnerung mir sagt
Ich hatte in fernen Zeiten
Dort oben oder in Wasser gelebt)




Il testo in tedesco è tratto da Wasserstatuen di Fleur Jaeggy.
 
 

mercoledì 26 marzo 2014

…e il mio maestro mi insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire.

Può una semplice frase dire più di una serie di conferenze, più di un trattato di filosofia?

Ci è riuscito Franco Battiato con le parole conclusive del brano “Prospettiva Nevskij”. Battiato dice che ovunque e in qualunque momento nulla si può considerare perduto, che c’è sempre una rinascita, un “oltre”.

C’è chi sostiene che Battiato si sia ispirato a George Ivanovitch Gurdjieff quando parla del Maestro, ma preferisco pensare ad un percorso fatto di studio ed esperienza e lunga meditazione, per arrivare alla conclusione che non è impossibile trovare un inizio dentro la fine.

Battiato non ci da la soluzione ma la speranza, il “Maestro” non spiega come trovarla ma ci fa capire che possiamo arrivarci, con impegno e perseveranza, che nei momenti dove tutto sembra essere perduto vi è una rinascita.


E’ dunque importante essere consapevoli che nelle tenebre possiamo trovarci la luce, che la vita può essere scorta nella morte stessa. Un faticoso percorso di ricerca ci porta ha una nuova consapevolezza ed a un livello di vita superiore.





giovedì 6 marzo 2014

Il re del Mondo, Franco Battiato

René Guénon


« Tutto ciò che è, sotto qualsiasi modalità si trovi, avendo il suo principio nell'Intelletto divino, traduce o rappresenta questo principio secondo la sua maniera e secondo il suo ordine d'esistenza; e, così, da un ordine all'altro, tutte le cose si concatenano e si corrispondono per concorrere all'armonia universale e totale, che è come un riflesso dell'Unità divina stessa»                                        

René Guénon



Ispirato dal saggio di René Guénon, Franco  Battiato, con la collaborazione di Giusto Pio, incide questo brano nel 1979, è parte dell’album “L’era del cinghiale bianco”.
Franco Battiato
L’impressione che se ne trae è di un’entità superiore, il Re del Mondo appunto, che per interposta persona manovra ogni nostra decisione, qualunque sia la nostra volontà, togliendoci di fatto il libero arbitrio.

Intenso brano la cui musica ci accompagna dentro l’enigma stesso dell’esistenza, indipendentemente se crediamo ad un progetto definito oppure ci sia data la totale libertà di scelta.


A seguire il testo della canzone e il brano cantato da Franco Battiato

Il Re del Mondo


Strano come il rombo degli aerei 
da caccia un tempo, 
stonasse con il ritmo delle piante 
al sole sui balconi... 
e poi silenzio... e poi, lontano 
il tuono dei cannoni; a freddo... 
e dalle radio dei segnali in codice. 
Un giorno in cielo, fuochi di Bengala... 
La Pace ritornò 
ma il Re del Mondo, 
ci tiene prigioniero il Cuore. 
Nei vestiti bianchi a ruota... 
Echi delle Danze Sufi... 
Nelle metro giapponesi, oggi, 
macchine d'Ossigeno. 
Più diventa tutto inutile 
e più credi che sia vero 
e il giorno della Fine 
non ti servirà l'Inglese. 
...E sulle Biciclette verso Casa, 
la Vita ci sfiorò 
ma il Re del Mondo 
ci tiene prigioniero il Cuore.