In un’intervista la fotografa Lady Tarin, tra le altre cose, ha messo sul piatto una teoria che ho trovato particolarmente interessante, riguarda la differenza degli “occhi” maschili e femminili riguardo alla rappresentazione dei due generi.
Lady Tarin è da anni una delle fotografe più affermate del panorama mondiale, nota per i suoi nudi femminili che vanno nella direzione opposta rispetto alla concezione di “nudo” in fotografia.
L’artista di
origini romagnole si è soffermata su un punto fondamentale, secondo lei, i
fotografi sanno “raccontare” meglio il proprio “genere” in quanto ne sono
coinvolti appieno.
Cogliere l’essenza
di un nudo femminile è basilare, al contrario si rischia di trasformare il
soggetto in oggetto, la visione femminile di chi sta dietro la macchina
fotografica è infinitamente più affine al soggetto stesso, al contrario,
davanti allo stesso soggetto il fotografo maschio racconterà una “visione”
personale che non può, se non minimamente, coincidere con quella della
“modella”.
La stessa Tarin
infatti racconta quanto sia importante la visione maschile in un ritratto
maschile, un nudo maschile è rappresentato con più profondità da un fotografo
dello stesso sesso, una donna, per brava che sia non sarà mai in grado di
entrare in sintonia con l’anima del modello.
Naturalmente sono
sfumature che possono essere confutate in ogni momento, si può essere o meno
d’accordo o anche solo esserlo parzialmente ma ciò che veramente conta è lo
spunto di riflessione.
A fare la
differenza può essere la percezione di chi osserva, maschio o femmina, coinvolti
emotivamente o dallo sguardo più “freddo”, dove lo stato d’animo prende il
sopravvento o, al contrario, il tutto viene visto con distacco per una “forma”
culturale che innegabilmente a tutt’oggi vede il “nudo” con sospetto.