Se cercate sul web “Porta di Lampedusa” troverete ovunque questa descrizione: “Porta di Lampedusa o Porta d’Europa, un monumento alla memoria dei migranti che hanno perso la vita in mare”.
Mimmo
Paladino, autore dell’opera realizzata nel 2008 e posizionata sulla costa di
Lampedusa nel punto più a sud dell’isola, e di conseguenza d’Europa, ha sempre
sostenuto che non si tratta di un monumento m di un “oggetto” che porta con se
molteplici significati.
Alta
5 metri e larga 3 è realizzata in ferro zincato per la struttura e ceramica
refrattaria per il rivestimento, la descrizione di quest’ultimo materiale ha
due motivazioni, quella che vuole il materiale riflettente che rimanda al largo
la luce del sole di giorno e quella della luna di notte, un faro per illuminare
la strada a chi più ne ha bisogno.
Paladino
aggiunge che la terracotta è stata usata per la sua “mortalità”, infatti la
ceramica nel tempo tenderà a deteriorarsi fino a scomparire, un po’ come la
natura umana.
Dicevamo
che l’artista beneventano ci tiene a sottolineare che non si tratta di un
monumento ma bensì di un portale sempre aperto per chi ha bisogno di un rifugio
sicuro (in entrata) e per tutti quelli che vogliono aprirsi al mondo.
Un
omaggio alle migliaia di vittime, spesso ignorate, che quotidianamente
soccombono nelle acque del Mediterraneo ma anche una speranza di un’apertura
nelle coscienze offuscate da un vivere per sé stessi.
