Quella che voglio raccontare è una delle poche intuizioni positive delle amministrazioni italiche.
Siamo a Rimini, città che deve la sua fama al turismo balneare ma che da qualche tempo cerca di rilanciarsi con la cultura, la storia, l’arte e la promozione di un bagaglio che, se sviluppato, può innalzarne il livello.
Qualche
anno fa, passeggiando lungo l’argine del canale che porta dal mare al Ponte di
Tiberio, ci si imbatteva nei resti semisepolti di un’antica porta.
L’accesso,
datato attorno ad 1200, è stato restaurato due secoli e mezzo dopo dal signore
del luogo, Sigismondo Pandolfo Malatesta. Alcune monete coniate a quel tempo dallo
stesso Malatesta, che celebrava le opere da lui realizzate, confermano le
fonti.
La
Porta Galliana, questo è il nome, col passare del tempo, è stata dimenticata e
seppellita quasi fino alla sommità, il “manufatto” era ridotto ad un fastidioso
intralcio, gli unici ad essere interessati a ciò che emergeva dal terreno erano
i soliti imbrattamuri che deturpano le città, a qualsiasi latitudine.
Molte
volte in questi casi le amministrazioni locali (indipendentemente dal “colore”
politico) risolvono il problema eliminando il fastidio, con una spesa esigua
si rade al suolo il tutto e si da vita ad una strada o ad un terreno
edificabile.
Non è
il caso di questo capolavoro di architettura medievale, con la volontà e con
una buona dose di denaro, sono iniziati gli scavi, il recupero e la messa in
sicurezza del sito, il risultato è eccellente, nel “buco” fatto nel terreno
troviamo una perla unica e, storicamente, artisticamente e culturalmente
inestimabile.
Come da
copione anche questo intervento ha visto molti tentativi atti a bloccarne il
progetto, fortunatamente l’esito è stato positivo, visitare questo sito, per me
che avevo visto il luogo prima dei lavori, è stato come entrare in una
dimensione spesso ignorata dai più, la dimensione di chi vede in prospettiva,
di chi sa valorizzare il patrimonio andando oltre il paraocchi del falso
progresso fatto di colate di cemento.
Ma anche a lavori ultimati non sono mancate le, spesso inutili, ricerche di pretesti atti a criticare l'operato "perché ci hanno messo un ponte e un piccolo laghetto?" è una di queste, "hanno fatto terra bruciata vicino alla porta eliminando i due alberi già esistenti" questa è un'atra dimenticando che nel sito sono stati piantati nuovi alberi, invece di apprezzare ciò che viene fatto (certo c'è sempre un margine di miglioramento) ci si lamenta a prescindere, d'altro canto quella che appunto dovrebbe essere una logica "visione" culturale nel nostro paese è solo uno dei tanti motivi validi per lanciarsi nello sport nazionale (non è più il calcio) la lagnanza, il lamento.
Le due immagini raccontano la metamorfosi, il viaggio (parziale) a ritroso nel tempo, il prima e il dopo di un’impresa che dovrebbe essere addirittura scontata ma che nel corrente modo di pensare non lo è affatto.