Louis Leroy, giornalista di punta del quotidiano satirico “Le Charivari” (che tra gli altri vedeva anche Félix Tournachon, noto come Nadar, tra i suoi caricaturisti) ha il privilegio di scrivere la storia dell’arte grazie alla propria incompetenza e all’arroganza tipica di chi pensa, a torto, di essere al di sopra di tutto e di tutti.
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Camille Pissarro – Geléee Blanche, 1873 – Olio su tela cm 65 x 93 – Museo d’Orsay, Parigi
Nel
1874, per la precisione dal 15 aprile al 15 maggio, a Parigi va in “scena” la
mostra della “Società anonima di pittori scultori e incisori”, la rassegna
artistica si tiene proprio nello studio del fotografo Nadar, collega di Leroy.
La
recensione del critico de “La Charivari” è diretta e senza fronzoli, davanti al
dipinto di Claude Monet “Impression solei levant”, si lascia andare a
dichiarazioni che passeranno alla storia, “…Impressione, ne ero proprio certo, mi
stavo dicendo che nel momento che ero impressionato doveva esserci una certa
impressione in esso […] che libertà e che facilità di lavorazione, un disegno
preliminare per un modello di carta da parati è più rifinito di questo
paesaggio marino”.
Naturalmente
la sua ampia visione non si ferma all’opera di Monet, riferendosi a tutto il resto
afferma: “Questi sedicenti artisti si definiscono degli intransigenti, degli
impressionisti. Prendono delle tele, del colore e dei pennelli, buttano giù a
caso qualche tono e firmano il tutto …”.
Partendo
dall’impressione del titolo del quadro di Monet e utilizzando il termine stesso
in modo dispregiativo, Leroy, suo malgrado da il nome ad uno dei più importanti
movimenti artistici, gli Impressionisti.
A volte
non serve essere seri e competenti, non è necessario saper fare il proprio
lavoro e nemmeno avere una mente aperta e una visione ancor più ampia, con un po'
di fortuna si può passare alla storia per la propria stupidità o anche solo per
il fatto che si voglia dire qualcosa pur non avendone le capacità.
Questo
esempio, e ce ne sono moltissimi altri, è servito a rendere più cauti gli stroncatori
contemporanei? Naturalmente la risposta è no, altrimenti non dovremmo assistere
alle innumerevoli prediche di chi volge il proprio sguardo solo al passato.