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sabato 6 febbraio 2021

L'arte "consumata", James Ensor

 Autore:   James Ensor

(Ostenda, 1860 – Ostenda, 1949) 

Titolo dell’opera: Scheletri che si contendono un’aringa salata, 1891

Tecnica: Olio su tavola

Dimensioni: 16 cm x 21 cm

Ubicazione attuale:  Musées royauxdes Beux-Arts de Belgique, Bruxelles



L’intera opera gioca sull’assonanza delle parole “Hareng saur” (aringa salata) e “Art Ensor”, il pesce altro non è che la metafora dell’artista belga che viene da una parte conteso e dall’altra divorato dalla critica.

Ensor ha vissuto la propria arte in modo complesso, c’era la convinzione di essere un artista innovativo, che andava alla ricerca di qualcosa di sconosciuto all’epoca, era convinto di aver trovato una nuova strada artistica (cosa che in fondo è tutt’altro che campata in aria) ma sentiva l’ostilità crescente del pubblico e, soprattutto, della critica, quest’ultima ne riconoscerà i meriti ma solo negli ultimi anni della vita di Ensor.

Se consideriamo che il riconoscimento dell’arte di Ensor avviene a distanza di più di mezzo secolo dalle sue prime opere, ci rendiamo conto che forse la critica di fine ottocento non era in grado di comprendere la visione proiettata nel tempo.

Tornando al dipinto notiamo che ci sono tre distinti livelli, i due scheletri si contendono l’aringa, questo dimostra che in fondo c’èra un’attenzione alle opere di Ensor, ma la contesa è mirata a divorare, la critica cerca dunque di impossessarsi dell’aringa per fini strettamente egoistici e non certo per il bene assoluto della pittura.

Resta il fatto che i protagonisti della “sfida” sono due scheletri, la critica consumata dall’avidità, dal consumismo, è praticamente morta, l’aringa salata si erge cosi a protagonista moralmente ineccepibile, vittima di un sistema destinato alla distruzione.

Come spesso accade nei dipinti di Ensor l’aspetto cromatico è fondamentale, nonostante le tematiche non siano positive vengono descritte con un’intensa colorazione, questo manifesta il surreale mondo dell’arte (in questo caso specifico ci si riferisce al mercato) che ammantandosi di colore cerca di sviare, se non di nascondere, il grigio che impera nel suo intimo.

sabato 5 ottobre 2019

Variazioni, la linea di confine, James Ensor


Autore:   James Ensor
(Ostenda, 1860 – Ostenda, 1949)

Titolo dell’opera: Fiori e ortaggi – 1896 ca.

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 79 cm x 98 cm

Ubicazione attuale:  Museo Koninklijk per Schone Kunsten, Anversa





Famoso per i dipinti dal soggetto grottesco e assurdo dove personaggi, spesso in maschera, danno vita a scene dove l’assenza di realismo logico la fa da padrona.

In questo quadro Ensor sembra invece dedicarsi al piacere della pittura, mantiene intatto il senso del colore presente nelle altre opere ma ci lascia un senso di piacevole calma.

Ma stiamo parlando di Ensor e in fondo, se guardiamo con attenzione, un pizzico di “stravolgimento” è presente, l’espressionismo che da li a poco prenderà piede già comincia a fare capolino, cosi come la scia che, con le sue opere più note, ci riporta ad un personale “simbolismo” che lascerà indelebili tracce riprese dalla pittura di inizio novecento.

Tutto è chiaro sul tavolo, i fiori nei vasi, la brocca decorata, e gli ortaggi appoggiati sul piano del tavolo stesso sono la canonica espressione di una lieve e piacevole natura morta.

Lo sfondo però non è anonimo pur non essendo riconoscibile, potrebbe essere l’interno di un’abitazione o di un altro luogo, ma anche una rappresentazione all’aperto, più probabilmente il luogo idealizzato cambia a seconda di come ci approcciamo al dipinto, il pittore fiammingo ci lascia immaginare la scena permettendoci di costruirne una narrazione. 

domenica 12 marzo 2017

L'esaltazione dell'assurdo, James Ensor.

Autore:   James Ensor
 
Titolo dell’opera: Scheletri che si disputano un impiccato – 1891
 
Tecnica: Olio su tela
 
Dimensioni: 59 cm x 74 cm
 
Ubicazione attuale:  Koninklijk Museum voor Schone Kunsten, Anversa





Due scheletri abbigliati in maniera grottesca sono impegnati in un futile combattimento per il possesso del corpo di un impiccato.

Figure mascherate si affacciano dalle due porte laterali per assistere alla miserabile scena mentre un corpo abbandonato giace proprio al centro del dipinto.

Il pittore fiammingo con quest’opera ci racconta la sua personale riflessione su un mondo pervaso dall’assurdità, dove il pensiero sconnesso e le più futili azioni divengono fondamentali al punto di essere quasi l’unico riferimento di una società privata di un qualsiasi senso logico.

La scena è l’emblema del pensiero comune dove l’assurdo prevale sulla ragione, siamo alla fine del diciannovesimo secolo ma forse l’attualità di quest’opera va oltre l’immaginabile.

La caricatura sotto forma di maschere rende il quadro meno drammatico ma rimane nel concetto di Ensor tutto l’orrore e la miseria di un sistema che non vuole fare un solo passo avanti, anzi sembra che se movimento c’è  questo è a ritroso.