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venerdì 5 gennaio 2024

Oltre il confine, là dove sopravvive l'eterno viaggiare

“Sempre caro mi fu quest'ermo colle e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude …”


Caspar David Friedrich – Monaco in riva al mare, 1808-10 – Olio su tela, cm. 110 x 171 – Alte Nationalgalerie, Berlino

I versi iniziali de “L’infinito” di Leopardi, che tutti conosciamo, sono spunto di un’ennesima riflessione che ci è permessa solo dalla grande poesia.

L’infinito è “possibile” solo grazie alla siepe che ci impedisce la visuale, ciò che noi vediamo ha un limite, una fine visiva, quello che non vediamo, ma che non per questo non esiste, non ha un limite e di conseguenza è infinito.

Il “Monaco in riva al mare” di Caspar David Friedrich ci apre le porte ad una visione sconfinata, ma senza le nuvole all’orizzonte che impediscono allo sguardo di andare oltre non ci sarebbe quella sensazione di infinito, un cielo terso porterebbe lo sguardo lontano ma ad un certo punto si raggiungerebbe un confine oltre il quale non possiamo andare.

La poesia di Leopardi si chiude con “… e il naufragar m’è dolce in questo mare”, l’invito a lasciarsi cullare dalla percezione di eterna continuità che risiede là dove non sembra esserci nulla.