sabato 10 ottobre 2026

Recensioni, andata e ritorno

Alzi la mano chi, dovendo scegliere un ristorante per una cena romantica, un hotel in cui passare le vacanze, un museo da visitare, uno studio medico, ecc. non ha mai dato un’occhiata alle recensioni.

Immagine dal WEB

Io sono incuriosito particolarmente da quelle negative, perché è proprio lì che possiamo trovare delle perle inestimabili.

Essendo questo blog dedicato all’arte devo partire dalla recensione di un piccolo museo d’arte contemporanea, il solerte e attento cliente del museo stesso, dopo aver dato un stella su cinque motiva la scelta: “è pieno di roba moderna, nessun quadro vero, da evitare come la peste”.

Decisamente esilarante, anche se forse davanti a tutto ciò non ci resta che piangere, per citare un noto film.

Le recensioni sono varie, raramente esprimono qualcosa di sensato, o sono delle banali frasi evidentemente frutto di un “copia e incolla” ormai diffusissimo, oppure reazioni eccessive a criticità non certo epocali.

Naturalmente non mancano quelle inventate di sana pianta o assurde perché slegate da quello che una recensione dovrebbe significare. Due esempi, il mio meccanico di fiducia è stato recensito con due stelle da una gentile signora che afferma: “non ci sono mai stata”, un hotel, in cui avevo soggiornato viene rimproverato con: “vergognoso, ci hanno sbattuto all’ultimo piano in una stanza con una piccola finestra che si affacciava sul retro di un palazzo”, peccato che io sono stato proprio all’ultimo piano, su mia richiesta, e la vista era sul mare, per le stanze davanti e sulle colline per quelle dietro in quanto l’albergo era il più alto della zona e non aveva altre costruzioni a impedire la visuale.

Al cospetto di questi capolavori letterari (spesso le recensioni sono infarcite di errori grammaticali) mi sono chiesto: e se, invece delle recensioni dei clienti ci fossero “le recensioni sui clienti”?

Quale sarebbe dunque il giudizio che bar, ristoranti, hotel, musei e altri luoghi aperti al pubblico, potrebbero dare?

La media sarebbe decisamente più bassa di quello che i clienti rilasciano, tra la maleducazione, l’eccessivo volume (voce, musica), l’arroganza, il basso livello igienico, spesso ci si lamenta della pulizia ma quanto il cliente è all’altezza di ciò che trova?

In quel museo d’arte contemporanea che non ha "dipinti veri" (presumo si riferisca all’arte antica) il visitatore mantiene un comportamento impeccabile? L’atteggiamento, magari non totalmente amabile, degli addetti è influenzato anche dal comportamento di chi usufruisce del servizio?

Può sembrare banale, e forse lo è, ma ciò che raccogliamo è spesso frutto dei nostri comportamenti, prima di dare un giudizio severo sugli altri sarebbe buona cosa farci un approfondito esame di coscienza e, soprattutto, imparare a prendere in considerazione ogni punto di vista, specialmente quello di chi ha a che fare con noi.

mercoledì 30 settembre 2026

L'arte sa riconoscere sé stessa

Corrispondenze, influenze che fanno da filo conduttore, che uniscono opere d’arte di diverse discipline.

Caspar D. Friedrich – Due uomini davanti alla luna, 1819-20 – Olio su tela cm 34,9 x 43,8 – Metropolitan Museum of Art, New York


Chi conosce l’opera teatrale di Samuel Beckett, Aspettando Godot, non può non respirare, al solo ricordo, quell’aria di attesa, quell’atmosfera malinconica di chi, in silenzio, attende ciò che sa non arriverà mai.

La stessa atmosfera che ci avvolge davanti ai dipinti di Caspar Friedrich, la contemplazione e la speranza di qualcosa di più grande, irraggiungibile, e forse proprio per questo, affascinante, magnetico.

Due uomini davanti alla luna, del pittore tedesco, incarna la visione del drammaturgo irlandese, sono bastate poche ricerche per scoprire che è proprio questo dipinto la genesi del celebre “Godot”.

Il fascino dell’attesa che è, come dice una celebre citazione: “essa stessa fonte di piacere”, più di quello che può regalarci il raggiungimento di un ipotetico traguardo.

In un’epoca, come quella contemporanea, dove sono la frenesia e la fretta immotivata a farla da padrone, quale oasi spirituale è migliore del quadro di Friedrich e dell’opera teatrale di Beckett?

A volte la smania di rincorrere il nulla ci trascina lontano dal piacere della pausa, un intervallo dove la contemplazione dell’infinitamente grande si fonde con l’infinitamente piccolo dando vita all’impossibile, ma è proprio la ricerca della comprensione dei ciò che non riusciamo a capire che rende tutto lieve, magico, sereno.

Beckett ha avuto l’illuminazione che ha dato vita ad una delle opere fondamentali del novecento, e non solo, da un dipinto realizzato dal pittore che fondamentale lo è altrettanto, i grandi artisti si cercano, indipendentemente dalle epoche in cui sono vissuti, perché è l’arte ad essere immortale.

Se cerchiamo dunque l’immortalità facciamolo davanti all’insondabile, con l’aiuto della magia dell’arte.

domenica 20 settembre 2026

La Romagna e la cultura della non-cultura

Premetto che si tratta di un articolo polemico, e un tantino provocatorio, volontariamente forzato per giungere, gradualmente, al concetto finale, che è il fulcro dell'articolo stesso.

Dopo qualche anno torno in Romagna per un breve periodo di vacanza, qualche anno fa scrissi alcuni articoli riguardo all'arte, alla storia e alla cultura di Rimini (ne ho parlato qui) e volevo tornare sull'argomento "turismo di massa e turismo culturale".

La piazza con la Fontana delle Sirene a Cattolica negli anni del boom economico, aggiungete un po’ di calca, rumore, inquinamento luminoso ed ecco il 2026.


Girovagando, camminando, passeggiando, "tocco" prevalentemente tre noti comuni rivieraschi, Cattolica, Misano Adriatico e Riccione, la mia passione per le arti e la storia mi impone di cercare qualcosa che vada al di là dei canonici locali notturni , delle solite spiagge o dei viali circondati da negozi di souvenir di dubbio gusto. 

Ma non trovo granché, un artista di strada di esibisce nella piazza centrale che purtroppo di artistico non ha nulla (ha comunque consigliato al pubblico di fare un'offerta di almeno 10 euro e questo basta per rendere il tutto infinitamente squallido) e poco altro. 

Cattolica mostra i segni del tempo, architettura datata, arredi urbani di un tempo, niente di esteticamente attraente. 

Riccione ha un vestito migliore (se non altro per giustificare i prezzi fuori controllo) propone qualche serata musicale e promette "casino" fino a notte fonda.

Cambio luogo e ora e tento una passeggiata sul lungomare di Misano, ne approfitto mentre la maggior parte della gente è già in spiaggia e infatti non incontro tantissime persone, l'ideale per fare due passi in totale relax.

Ma ho fatto i conti senza le assurdità partorite da un'amministrazione anti-culturale, nemica del buon gusto e del silenzio. 

Per tutto il percorso pedonale sono installati degli amplificatori, più o meno nascosti tra i fiori, a distanza di una decina di metri l'uno dall'altro, trasmettono senza sosta musica ad un volume fastidioso al punto da rendere la passeggiata parecchio frustrante. 

Impossibile camminare immersi nei propri pensieri, impossibile discorrere passeggiando in compagnia, in fondo se uno vuole camminare con la musica in sottofondo ha sempre con sé l'attrezzatura idonea e sceglie la musica che preferisce. 

Il punto è proprio questo, la non-cultura si basa sul rumore, cerca in ogni modo di impedire che ci siano le condizioni perché ognuno pensi in autonomia, la massa rintronata dal rumore continuo smette di riflettere e fa qualsiasi cosa gli si proponga. 

Ho provato a fare presente questa cosa alla gente del posto e la risposta è stata: "il turista è questo che vuole", c'è un parte di verità in questa risposta, spesso il turista non tollera il silenzio, che lo obbliga a confrontarsi con sé stesso, e preferisce il rumore che anestetizza e allontana i pensieri "complessi", ma quale alternativa viene offerta? Forse più caos si crea più è facile spillare quattrini. 

Una curiosità, ho provato a chiedere al WEB cosa vedere a Cattolica, nella risposta, sul podio, c'è il "Mercato Coperto", nulla contro questi luoghi ma ... 


giovedì 10 settembre 2026

Arte e arredamento

Sempre più spesso mi capita di notare siti internet, trasmissioni televisive o pubblicità su riviste che propongono la vendita di dipinti sotto la dicitura: “Proposte d’arredamento”.

Vasilij  Kandinskij - Linea angolare, 1930 – Olio su cartone cm 70 x 60 – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma


Ma come è possibile che un artista, in quanto tale, possa accettare che le proprie opere vengano equiparate a dei pezzi d’arredamento?

Picasso disse che non c’era niente di più offensivo di chi vedeva le sue opere come un ornamento: “l’arte deve far riflettere non arredare”.

Penso che la scelta di un dipinto scaturisca da una profondità concettuale, da una serie di emozioni e dall’affinità di chi lo acquista con l’opera stessa.

domenica 30 agosto 2026

Moderno o contemporaneo?

Arte moderna e arte contemporanea, due terminologie che dicono molto sull’arte nel tempo ma che al contempo non dicono nulla di specifico.

J. M. W. Turner - La nave degli schiavi  (Schiavisti che gettano in mare i morti e i moribondi - Arriva il tifone) 1840 – Olio su tela, cm 91 x 123 – Museum of Fine Arts, Boston

Spesso vengono utilizzate per indicare l’arte di oggi, non è raro che l’utilizzo di “arte moderna” abbia il fine di denigrare l’arte contemporanea che l’osservatore non riesce a comprendere. (davanti ad un groviglio incomprensibile, non necessariamente artistico, viene pronunciata la fatidica frase: “Sembra un’opera d’arte moderna”).

L’arte moderna è intesa come l’arte che si rinnova, si distacca dal passato ma che non è più quella dell’oggi.

Moderna è la pittura di Giotto che stravolge il concetto di rappresentazione rispetto al “classico”.

Moderni sono stati Michelangelo, Raffaello e, prima di loro, Piero della Francesca.

Caravaggio e Turner sono stati al loro tempo artefici di un cambiamento “moderno” fino agli impressionisti che vengono considerati i padri dell’arte moderna.

Le avanguardie dei primi anni del 900 hanno raggiunto il livello massimo di modernità al punto che dal secondo dopoguerra, per distinguere l’arte di quegli anni da quella del recente passato si usa il termine “contemporanea”.

Ma il tempo scorre inesorabilmente, se oggi parliamo di arte contemporanea dobbiamo per forza riferirci all’arte del XXI secolo, ma sotto questa etichetta troviamo ancora Pollock e la rivoluzione degli anni cinquanta, la Pop Art, i Video-Art degli anni ottanta, le installazioni e le performance degli ultimi anni del novecento.

E’ dunque riduttivo, (anche se può facilitare le cose) limitarsi a racchiudere l’arte in tre maxi aree, antica, moderna o contemporanea, idee, artisti e materiali si sono succeduti, ogni decennio offre delle novità, figuriamoci ogni secolo o addirittura oltre, ed è dunque impossibile rinchiuderli in gabbie temporali che coprono tempi cosi lunghi.

La soluzione è ben lungi dall’essere a portata di mano, ma questo può aiutarci ad approfondire le singole opere e di conseguenza accorgerci che la magia dell’arte si cela all’interno di ogni sua rappresentazione.

giovedì 20 agosto 2026

Parole e colori

Siamo a Tokyo nei primi giorni del mese di luglio del 2019, all’interno della manifestazione “Calpis 100th year anniversary, Let's Meet at Tanabata”, l’architetta e designer, francese di nascita e giapponese d’adozione, Emanuelle Moreaux, mette in scena Universo di colori, un’installazione dove il colore e la parola si fondono abbracciando lo spettatore che, a sua volta si rende partecipe “viaggiando” attraverso l’opera.



Il 7 luglio è il giorno di Tanabata, i giapponesi lo festeggiano scrivendo i propri sogni, i desideri più reconditi, su un foglietto di carta e li appendono ad un ramo di bambù, in attesa, speranzosi, che si avveri, almeno in parte, quello che hanno indicato.

La Moreaux reinterpreta questa tradizione allestendo un percorso formato da 140.000 hiragana (si tratta dell’alfabeto più semplice, quello che i bambini utilizzano per imparare a leggere e scrivere) questi pannelli tridimensionali ognuno di una differente sfumatura di colore, compongono un cammino fatto di bellezza e cultura, dove ad emergere è la preziosa, e sempre più rara, sensazione di serenità.

Il continuo susseguirsi di lettere “entrano” nel “viandante” dando forma alle più svariate forme comunicative, l’opera non racconta una storia, ne racconta tante quante sono le persone che la percorrono.

Lo stesso vale per i colori, lo stato d’animo di chi percorre la via ne determinerà la percezione tanto che ognuno dei pellegrini dell’arte dovrà fare i conti con un colore in particolare, quale sia il risultato finale non è dato sapersi, possiamo solo cercare di immaginare come avremmo potuto reagire, se non ci siamo stati, o come lo ha fatto chi era presente.


(le immagini sono prese dal web)






lunedì 10 agosto 2026

Viaggio nel colore (e ritorno)

Il mondo attende di essere colorato dallo spirito artistico di ognuno di noi, dobbiamo solo iniziare a personalizzare il nostro percorso e magicamente appariranno i colori della nostra anima.

Foto by Alessandra Roggeri


Perché la fotografia in bianco e nero affascina più di una a colori? I toni dimessi sono considerati più poetici, l’assenza di colore permette all’opera di viaggiare più lontano, soprattutto in profondità.

La poesia trattiene solo ciò che è fondamentale, si stringe attorno all’essenza liberandosi di tutto quello che è superfluo, è lo stesso meccanismo utilizzato dalla fotografia in bianco e nero e, parzialmente, dalla pittura in assenza di colore.

Quando si parla di poesia si pensa ad un luogo dell’anima dove le emozioni forti vengono meno, a resistere sono la leggerezza e quella lieve malinconia che ci tiene in bilico tra una sensazione di serenità e benessere è un moto di tristezza che quasi ci fa sentire meglio.

Naturalmente il soggetto ha una parte importante ma ad arrivare al cuore è la rappresentazione di qualcosa di poco definito, qualcosa che può significare tutto o niente, la rappresentazione diviene soggettiva, in questo stato emotivo tutto si mescola, ognuno di noi ne vedrà una parte (e non è detto che quella parte esista veramente).

Ma se da quell’immagine senza colori iniziamo ad aggiungerne qualcuno? Per molti potrebbe essere un risveglio, una rinascita, la malinconia lascia via via il posto alla gioia, i colori riprendono il pieno possesso del “quadro”fino a riempire ogni anfratto, è dunque questo il raggiungimento del piacere? Probabilmente no, quando l’immagine è satura di colore il nostro umore cambia, si trasforma fino a cercare con tutte le nostre forze l’essenza poetica, fino a desiderare il bianco e il nero.

sabato 1 agosto 2026

La grandezza di ciò che c'è e non si vede

«Come un nulla senza possibilità, un nulla morto dopo la morte del sole, come un silenzio eterno senza avvenire, risuona interiormente il nero»

Wassily Kandinskji

Silvia Galgani  - Nero di mummia

Colore (o assenza dello stesso) spesso accusato di essere il male assoluto, quanti sono i santoni della pittura che inorridiscono davanti alla sola idea di utilizzarlo.

Eppure senza il nero, o un suo surrogato il mondo, dell’arte e non solo, non sarebbe quello che conosciamo.

Il nero, quello vero, quello puro, quello assoluto, non è visibile, oppure lo è proprio perche, in sua presenza, non è visibile qualsiasi altro colore.

Il fascino di questo colore-non colore sta nel suo essere inafferrabile, indecifrabile, un muro inconcepibile che diviene porta sull’infinito.