Un pittore accetta la richiesta di un suo “ammiratore” e decide di permettere allo stesso di assistere quando dipinge.
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Gustave Courbet – L’atelier
del pittore, 1854-55 – Olio su tela cm 361 x 598 – Museo d’Orsay, Parigi
La
prima domanda che mi sono posto è: l’artista riesce a mantenere la
concentrazione e continua il proprio lavoro senza badare al fatto che ci sia
qualcuno nel suo atelier o inevitabilmente subisce il condizionamento di chi
osserva?
Ma
soprattutto, se l’opera subisce l’intervento esterno ne apparirà migliorata
considerato che in presenza di estranei il pittore darà il meglio di se oppure
il risultato subirà l’assenza di spontaneità e di una naturale freschezza?
Resta
da fare una considerazione, la presenza o meno di altre persone durante la
“creazione”, di dipinti o sculture, traccia un percorso senza ritorno e dà
all’opera una connotazione definitiva lasciandoci con la curiosità di come
sarebbe apparsa in un altro contesto. O no?
In
qualunque modo decide di proseguire l’artista non avrà mai la controprova, con
il “pubblico” o senza il risultato sarà uno solo, i se non sono contemplati.
Le
opere sono apprezzate particolarmente per la freschezza, per l’immediatezza del
momento, anche là dove c’è alle spalle un progetto, la presenza di un
osservatore riduce inevitabilmente l’autenticità, non è un caso che i lavori
eseguiti davanti ad uno, o più, spettatori vengono considerati per quello che
sono: esibizioni, per le opere d’arte si cerca altrove.






