sabato 14 maggio 2022

L'immagine distorta dell'arte

Se piace a più del venti per cento della gente non può essere un’opera d’arte”.

Questa citazione (non so chi sia l’autore, considerando che viene attribuita a più persone preferisco non sbilanciarmi) mette sul piatto un quesito che rimarrà senza risposta: il gusto di chi non ha ne la passione ne le competenze ha valore pari a chi ha le conoscenze e il desiderio di imparare?

Banksy è l’esempio di un fenomeno di massa idolatrato dal pubblico e poco o nulla considerato dagli addetti ai lavori (parlo di storici e critici, in quanto al mercato dell’arte qualunque cosa sia fonte di guadagno viene considerata eccome).

Non sono tanto le sue opere a lasciarmi perplesso ma il concetto che c’è dietro e il “mito” che si è auto costruito, una specie di supereroe dai superpoteri costruiti a tavolino.

Il mito appunto dell’eroe che nell’anonimato “racconta” sui muri la disobbedienza degli oppressi. Questo era il modus operandi dei writers neri delle periferie delle grandi città americane negli anni settanta e ottanta, giovani discriminati che cercavano di far sentire al mondo la propria voce.

Banksy non è nulla di tutto questo, è fuori tempo massimo, le sue opere sono concettualmente vecchie, ciò che andava bene, artisticamente, quarant’anni fa oggi è obsoleto, non è discriminato, non vive il disagio delle minoranze, il razzismo strisciante e la miseria dei ghetti non sono il suo abitat naturale, al contrario è amico e complice di quel sistema che i giovani di allora combattevano.

E' politicamente impegnato al punto che … non ci mette la faccia, si nasconde dietro una maschera (anche qui siamo in ritardo di mezzo secolo) costruita ad arte a beneficio del mercato e del proprio conto in banca.

Qualcuno sosterrà che non è la vita privata ma ciò che realizza ad essere importante ma è proprio la vita privata ("organizzata" alla perfezione) a fare di Banksy ciò che è, le opere sono una banalità dopo l’altra, idee tutt’altro che innovative e in quanto alla tecnica, seppur tutt'altro che scadente, niente che non si veda su qualsiasi muro in giro per il mondo.

Francesco Bonami, critico d’arte contemporanea (con cui sono più in disaccordo che il contrario) ha raccontato una storiella che di per sé non è chissà cosa ma rende l’idea del pensiero artistico della gente: ”due miliardari hanno acquistato all’asta due opere famose, il primo acquista un “taglio” di Fontana, il secondo un’opera di Banksy, arrivati a casa entrambi espongono con orgoglio le opere appena acquisite e hanno affrontato la reazione dei vicini, il primo viene deriso perché avrebbe buttato i soldi per una tela tagliata, cosa che saprebbe fare chiunque, il secondo viene sommerso dalle visite di chi vuole vedere il capolavoro.

Non conta il concetto  che sta dietro all’opera, anni di studio, di sperimentazione, non interessa il percorso che porta ad una profondità, artistica, filosofica, spirituale, ciò che conta è il battage mediatico, l’essere famosi è l’unico parametro preso in considerazione da chi galleggia facendosi portare dalla corrente.

domenica 8 maggio 2022

La poesia delle mamme, per le mamme

Lasciamo che siano i poeti a raccontare l’essenza della vita, Gianpiera Sironi con queste intense parole ci rivela il fondamento imprescindibile dell’umana presenza, una presenza che va oltre la tangibilità fisica, un’aura di eterna spiritualità.

 

Pablo Picasso - Maternità, 1905 (part.)

Un seme germoglia,

lievita in grembo.

Ti è dolce

immaginare un viso

e una tenera voce che dirà

al tuo cuore stupito

parola bella

che non ha l’uguale,

mamma.


(G. Sironi – Attesa, da: Vuoto a perdere)


sabato 7 maggio 2022

Lo sconosciuto più famoso della contemporaneità

La strana storia del pittore conosciuto da tutti e al contempo da nessuno.

Thomas Kinkade è forse l’artista, o per meglio dire pittore, contemporaneo  più “venduto” di sempre, se il nome non ci dice nulla non possiamo dire la stessa cosa dei suoi quadri, stampe, puzzle, le immagini dei suoi dipinti le troviamo dappertutto, alcune stime dicono che in almeno una casa americana su venti è appeso un suo quadro (originale o molto più probabilmente una riproduzione).


Se non ci sono dubbi sul suo successo commerciale non si può dire lo stesso riguardo all’aspetto puramente artistico, i paesaggi bucolici, dove regna una costante sensazione di pace e dove si percepisce un’immobile sospensione temporale non sembrano riuscire ad andare oltre.

E’ innegabile la piacevole reazione immediata davanti alle sue opere ma nonostante si cerchi di andare in profondità c’è qualcosa che ce lo impedisce, forse perché in fondo niente ce lo impedisce, non c’è una profondità, tutto è in superficie.


Che il kitsch possa essere arte non sarò certo io a confermarlo o a negarlo, per chi come me cerca ciò che sta nascosto in profondità e di conseguenza “trova” più valore di quanto possa averne ciò che appare, è difficile apprezzare oltre un certo punto questi quadri, non vi è traccia di narrazione, non ci sono possibilità di un confronto, non c’è comunicazione, i dipinti sono pura decorazione, forse è proprio per questo che li troviamo ovunque.

Kinkade lascia un qualsivoglia messaggio? Cerca il dialogo con lo spettatore attraverso i suoi lavori? O si limita a mostrarci una bellezza statica, seguendo determinati canoni estetici prevalentemente alla ricerca di un facile riconoscimento popolare?


Quale sia il motivo che spinge ad acquistare, e ad appendere alle pareti di casa, i quadri del pittore californiano possiamo immaginarlo ma non escludo che possiamo anche sbagliarci nel formulare una risposta, sicuramente un motivo, più o meno valido artisticamente c’è: i dipinti di Kinkade piacciono, il resto rischia di essere un’articolata introspezione che rischia di essere fine a sé stessa.

L’ultimo appunto va al talento del nostro Thomas, indipendentemente dalle “profondità” artistiche (fondamentalmente a chi interessano se non a pochi appassionati?) la tecnica è più che discreta, l’idea di bellezza “sognante” è ben presente, ciò che potremmo trovare oltre l’orizzonte estetico …


Nelle immagini dall’alto: A Peaceful Retreat, 2002 – Beacon of hope, 1994 – Christmas evening, 2005

martedì 3 maggio 2022

Pillole ... Ai posteri l'ardua sentenza

Il celebre pittore dipinge con estrema cura il suo autoritratto per passare ai posteri.

Poi i posteri, due secoli dopo, trovano in solaio quel quadro e lo appendono in una pinacoteca con scritto sotto: “Ritratto di ignoto”.

(Giovannino Guareschi)


Ritratto di ignoto

 

sabato 30 aprile 2022

I tormenti nascosti ... alla luce del sole

Moreno Ovani – Mirami (2021)  Acrilico su carta intelata - cm 180 x 125


Sono sempre alla ricerca di opere contemporanee che trasmettano sensazioni, che vadano oltre la bellezza canonica, opere in grado di trasmettere "messaggi", più o meno celati, opere alla ricerca di comunicazione.

Quest’opera di Moreno Ovani potrebbe sembrare uno dei tanti ritratti, dal vero o idealizzati, che vediamo spesso, ma basta una sguardo più attento e ci rendiamo conto che di “comune” ha ben poco.

Il titolo, Mirami, e la posa della protagonista ci riportano alle migliaia di selfie che inondano i social, pose volutamente provocanti (anche se spesso i risultati sono tutt’altro) dove è importante come ci si presenta a scapito di come si è veramente.

Ma c’è qualcosa che disturba la scena, le pieghe del supporto, le sfumature rossastre che circondano le pieghe stesse, la carta increspata che va a “segnare” la pelle delle giovanissima ragazza.

Perché vuole essere guardata? L’artista pesarese accompagna il dipinto con la frase: “Gli occhi vedono soltanto ciò che è limitato, tutti possono guardare, ma vedere è un arte”.

Dunque dobbiamo vedere in profondità, guardare in superficie è superfluo, inutile, dobbiamo entrare nel pensiero del pittore e scavare nell’anima della protagonista.

Inutile tentare strade alternative, la pelle “rovinata”, il rosso che ne consuma la freschezza, sono dettagli tutt’altro che rassicuranti, ma lo sguardo della donna cosa ci dice?

Ci comunica una falsa sicurezza o ci chiede aiuto? Se consideriamo la seconda ipotesi chi o cosa affligge la giovane protagonista?

La sofferenza femminile dovuta alla ricerca di una parvenza di bellezza, dover piacere ad ogni costo o cercare l’attenzione dei milioni di “guardoni” che imperversano sulle varie piattaforme “sociali”, una disperata fame di like, che si traducono in approvazione.

La condizione della donna, in questo caso delle giovanissime, che donne (intese come adulte)  forse non lo sono ancora, è più complessa di quanto pensiamo, non c’è solo la terribile piaga della violenza maschile ma dobbiamo fare i conti con i fantasmi generati dalla mente delle ragazzine che cercano, spesso mortificandosi, il loro attimo di celebrità.

L’opera di Ovani non è un semplice ritratto, non è la riproduzione del corpo femminile, è lo specchio di un disagio che potrebbe trasformarsi in tragedia … o forse la trasformazione è già in atto.

lunedì 25 aprile 2022

Liberiamoci dal male

 Al di là delle ideologie, degli orientamenti politici, al di là di ogni appartenenza territoriale o religiosa.

La guerra è la più subdola, vigliacca, infame, privazione di ogni libertà, l’oppressione dell’assenza di un pensiero elevato che soffoca il concetto “aperto”.

Il giorno della Liberazione vuole ricordare l’importanza vitale della liberta individuale e ricordarci che nulla è scontato, ciò che altri hanno, con l’estremo sacrificio, conquistato per noi può svanire in un attimo se abbassiamo la guardia, se pensiamo che tutto ci sia dovuto.

( nell'immagine il murale di Eron a Cevo in provincia di Brescia, nel luglio del 1944 il paese fu messo a ferro e fuoco per rappresaglia contro i partigiani. Le vittime furono sei, e ben 800 su 1200 degli abitanti di allora rimasero senza casa) 

giovedì 21 aprile 2022

Pillole ... mi manderai un angelo?

 

… Il saggio disse: "Alza la tua mano
e stendila per afferrare l'incantesimo
Trova la porta per la terra promessa
Semplicemente credi in te
Ascolta questa voce che sale dal profondo
E' il richiamo del tuo cuore
Chiudi gli occhi e troverai
Il varco tra le tenebre"
Sono qui
Mi manderai un angelo?

(Send Me An Angel – Scorpions)


Benjamin Victor - Angel



sabato 16 aprile 2022

L'irrealtà oltre la fantasia


 Vedovamazzei (Stella Scala e Simeone Crispino) – Radiografia di Pinocchio, 1992

Olio su tela - cm 200 x 200


Ironici, spiazzanti, geniali, Vedovamazzei, il duo di origini napoletane, da vita all’inizio degli anni 90 del secolo scorso ad un sodalizio che propone una visione artistica quantomeno originale, quest’opera, creata all’inizio della loro collaborazione, allora non ancora trentenni, è stupefacente nonostante l’apparente semplicità realizzativa, tecnica e concettuale.

Abbiamo visto in tutte le salse la rappresentazione del celebre protagonista del romanzo di Collodi ma, è qui che nasce l’idea geniale, nessuno aveva pensato di andare così in profondità.

Pinocchio dunque è reale? Probabilmente si, probabilmente no, la lastra della radiografia ci dice che sotto la “maschera” di un personaggio di fantasia c’è un essere umano in carne e (soprattutto) ossa.

Pinocchio siamo noi, con tutti i pregi e i difetti del celebre burattino, Collodi ha instillato nel bambino “fantastico” le emozioni, le sensazioni, le paure, le gioie, insomma tutto quello che noi siamo, il figliolo adottivo di Geppetto è più reale di quanto immaginiamo, Vedovamazzei rende ancora più evidente questa realtà. 

La dimensione dell’opera è decisamente superiore ad una comune radiografia, questo ne amplia le potenzialità e al contempo varia la narrazione del dipinto.

Sembra insignificante il formato ma ci racconta molto più, inconsciamente, di quanto pensiamo, davanti a questo  quadro, al netto del supporto e dei materiali, ci immergiamo in una rappresentazione della realtà che vuole comunque restare ai margini della realtà stessa, ci mostra una radiografia improbabile e fondamentalmente vuole sottolinearlo, lasciandoci il dubbio su cosa sia reale o meno.