venerdì 20 marzo 2026

Il bello e il brutto e ... l'arte

Matt Haig sostiene che “se pensi che qualcosa è brutto, stai guardando male”, il giudizio è dunque distorto? Solo un’attenta osservazione ti fa notare particolari che ribaltano la prima impressione?

Edvard Munch – Abbraccio sulla spiaggia, 1904 – Olio su tela cm 90,5 x 195 – Alte Nationalgalerie, Berlino


Certo, ogni giudizio è strettamente personale, ognuno “vede” con occhi diversi ma il rischio è che ci si soffermi al primo sguardo e si giunga cosi ad una conclusione affrettata.

Il bello ed il brutto esistono nella misura in cui dobbiamo etichettare le nostre emozioni, le nostre sensazioni.

Se fossimo capaci di armonizzare i nostri “sguardi” dando valore alle nostre percezioni allora ci accorgeremmo che ciò che ci circonda è molto di più di un semplicistico “bello” o “brutto”.

Dunque secondo il pensiero di Haig nell’arte non c’è niente di brutto, e su questo posso essere d’accordo, ma si pone un problema, se non c’è il “brutto” non può esserci nemmeno il “bello” (l’uno non esiste senza l’altro) cosa rimane?

Rimane l’arte, l’arte non è bellezza estetica, e di conseguenza non è “bruttezza”, l’arte è una condizione che trascende dai nostri vecchi, logori e limitati canoni, l’arte è una proiezione spirituale, è un invito a spingerci in un “luogo” di cui ignoriamo l’esistenza.

L’arte è conoscenza, senza conoscenza non possiamo comprendere quello che l’artista vuole rappresentare, spesso cerchiamo di scoprire quello che l’autore dell’opera d’arte vorrebbe dirci, ma un artista non vuole dirci alcunché, apre uno scenario complesso, apparentemente incomprensibile, sta alla sensibilità di ognuno di noi e alle necessarie conoscenze, trovare il giusto percorso.


martedì 10 marzo 2026

I lati oscuri (alla luce del sole) dell'arte

“Il mercato dell’arte non chiede opere originali, chiede opere riconoscibili”.

Mister E – Il colore dei soldi


Questa frase, che si ripresenta sempre e ovunque là dove l’arte deve fare i conti con il mercato, è la sintesi di quei ragionamenti che emergono in un settore dove i soldi sono più importanti dell’arte stessa.

L’innovazione artistica poggia le sue basi sull’originalità, se noi togliamo l’unica cosa che conta cosa altro ci può rimanere se non l’ovvietà, la banalità?

Naturalmente il mercato non è solo denaro ma il suo essere predominante oltre il lecito affossa il senso stesso di ciò che rappresenta.

La frase che inizia il post l’ho sentita durante un’intervista ad un gallerista, ma non ha formulato queste parole per giustificare l’andazzo, ha espresso questo concetto con sicurezza, con convinzione, come se fosse la cosa più naturale, evidentemente naturale lo è per chi “vede” l’arte esclusivamente come fonte di guadagno, se avesse avuto anche solo una piccola passione per l’arte stessa sarebbe inorridito al cospetto di tale dichiarazione.

Il mercato e l'arte sono due cose differenti che quando si uniscono lo fanno per mettere la seconda al servizio del primo, al contrario se si parla di concetti e manufatti esclusivamente artistici, cambia la visione d'insieme, e l'originalità riprende il sopravvento.

Quest'ultimo aspetto è l'unico che un semplice appassionato, uno studioso o chi dedica il suo tempo a questa disciplina, prenderanno in considerazione, ma più il terreno diviene una professione ecco che il lato economico diviene sempre più preponderante, e più i soldi in palio aumentano più si abbassa l’interesse artistico.

Tornando alla fatidica frase non ci resta che l’augurio che l’opera originale susciti più interesse di quella riconoscibile, in termini di movimento generale sappiamo che è impossibile che succeda, speriamo almeno che siano sempre più numerose le persone con il desiderio di saltare oltre l’ostacolo (dei canoni materiali sempre più forti).

sabato 28 febbraio 2026

Poesia, la luce sul cammino che verrà

 

Ogata Gekkō - Luna piena e fiori autunnali presso un ruscello (1895 ca.)

“Il Poeta si fa veggente attraverso un lungo, immenso e ragionato sgretolamento di tutti i sensi.

Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di follia; egli cerca se stesso, egli esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che le quintessenze.

Ineffabile tortura, in cui ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, in cui diviene tra tutti il gran malato, il gran criminale, il gran maledetto e … il saggio supremo!

Perché egli arriva all'ignoto”.


Arthur Rimbaud, Lettera a P. Demeney (1871)


venerdì 20 febbraio 2026

Ripartenze artistiche

Dopo Paul Klee l’arte non è stata più la stessa, non importa come si è evoluta, ciò che conta è che la metamorfosi iniziata alla fine del diciottesimo secolo ha raggiunto il suo apice, tracciando cosi una nuova strada, un nuovo modo di “pensare” la pittura.

Paul Klee – Paesaggio in verde con mura (Costruzione boschiva) 1919 – Acquerello su lino su cartone

Tutto si è fermato per poi ripartire con una nuova concezione, con una rinnovata forza, il passato viene assorbito e proiettato in avanti.

La nuova frontiera di un’utopia che diviene realtà.

Spesso Klee viene percepito come uno dei tanti passaggi “moderni”, uno dei tanti appunto, non ci si rende conto che la sua visione è rivoluzionaria, è innovativa, e di conseguenza fondamentale per l’arte che ne è seguita.

Il pittore tedesco (o svizzero in quanto successivamente cittadino elvetico) d vita ad un mondo che può sembrare incomprensibile, molte volte la sua arte viene considerata astratta, ma Klee con l’astrattismo ha ben poco a che fare, racconta la vita reale mettendo in luce gli aspetti più reconditi, le emozioni che solo inconsciamente riportiamo in vita, Paul Klee ha riscritto il concetto artistico perché è la genesi di un nuovo linguaggio, dove la bellezza delle forme si fonde con la ricchezza del pensiero più profondo.

martedì 10 febbraio 2026

E luce sia.

A nove anni dalla personale di Venezia, alla Peggy Guggenheim Collection, ciò che resta di Tobey è la meraviglia che proviamo davanti alle sue  “scritture bianche” ma anche all’oblio a cui sembra relegato.

Mark Tobey - Threading-Light, 1942 – Tempera su tavola cm 74,5 x 50,1 - MOMA (Museum of Modern Art) New York


Il pittore americano non è meno importante di molti suoi compatrioti che hanno scritto la storia dell’arte del novecento ma non ha goduto della medesima fama.

Non che l’essere conosciuto ai più sia fondamentale per lasciare una traccia indelebile per lo sviluppo della pittura ma penso che i meriti vadano riconosciuti.

Precorritore, o pioniere se preferite, dell’espressionismo astratto, si differenzia dall’artista simbolo di questa corrente, Pollock, per l’approccio emotivo opposto, se l’artista, icona del dripping, agisce con frenesia e senza un apparente “disegno”, Tobey fa correre il pennello con la mente, ogni movimento sembra ponderato, nulla è istintivo, tutto emerge da concetti profondi.

Lo studio del buddismo Zen lo porta ad una meditazione artistica profonda, l’approccio, che lo condusse ad una certa padronanza dell’arte giapponese lo porta a camminare su un sentiero lontano da quello dei membri della celebre “New York School”, ideale che rifiutò sistematicamente ma che deve la sua genesi proprio a Tobey.

Cos’è che, davanti ad un reticolo apparentemente disordinato di linee, ci fa pensare ad un concetto di tranquillità, di pace interiore?

La conoscenza dell’opera e del suo autore, dinnanzi a questa tavola la nostra reazione è soggettiva, lo stato d’animo di chi osserva è fondamentale per una lettura superficiale, se invece approfondiamo quello che abbiamo di fronte …

venerdì 30 gennaio 2026

Non rimandare a domani ... (variazione letteraria)

 

Immagine dal web

Tema:

Esegesi di un concetto

Titolo:

Cos’è l’accanimento terapeutico

Svolgimento:

Un asteroide si sta dirigendo ad alta velocità verso la Terra, la massa dell’oggetto è tale che l’impatto causerebbe l’estinzione della quasi totalità delle forme di vita del nostro pianeta, mammiferi in primis.

L’uomo, grazie ad una imprevista collaborazione e ad un inaspettato impegno comune, riesce ad intervenire e a deviare la traiettoria del corpo celeste abbastanza da evitare l’impatto.   

martedì 20 gennaio 2026

L'importante è esagerare

In un’intervista il pittore bresciano Luca Dall’Olio ha pronunciato la fatidica frase che risuona spesso nei discorsi legati al mondo dell’arte: “L’Italia possiede il settanta percento delle opere d’arte del mondo”!

Giuseppe Santomaso – Paese, 1962 – Olio su tela cm 114 x 146

La suddetta frase ha numerose varianti che però non cambiano il senso, le percentuali vanno dal 60 al 75 fino a punte, un po’ più rare, dell’ottanta.

Questa è una convinzione diffusa tra la gente, ma a stupire è che ha sottolinearla è un artista in presenza di addetti ai lavori, erano infatti presenti un gallerista e uno storico dell’arte.

La stucchevole bufala che nel nostro paese risiedano i tre quarti dell’arte mondiale è assurda anche solo ad immaginarla, viviamo in un continente molto più esteso e questo basterebbe a confutarla, se poi ci spingiamo oltre …

Com’è possibile immaginare che in nazioni come la Cina, paese dalla cultura millenaria, non ci siano opere d’arte in numero sufficiente da ribaltare questo concetto?

L’Asia, le americhe, l’Africa, l’Oceania (aggiunte al resto dell’Europa al di fuori dei nostri confini) basta fermarsi (per pochi istanti) a riflettere per trovare assurdo che tutti questi popoli possiedano solo un terzo, quando va bene, dell’arte globale.

Non ci sono fonti che quantificano la percentuale d’arte per ogni singolo stato, l’unico parametro, comunque parziale, è l’Unesco con i suoi celebri siti che fanno parte dell’omonimo patrimonio, ma anche questo, che come già ribadito non include moltissime forme d’arte, ci attesta al 5 percento.

Sicuramente primeggiamo in numero di opere proporzionate all’estensione territoriale ma nulla che giustifichi questa puerile credenza.

Siamo una nazione dall’alto contenuto artistico? Sicuramente si, siamo una nazione che possiede più dei due terzi dell’art mondiale? assolutamente no!

Siamo la nazione che più maltratta la propria arte? La risposta è affermativa, non so se siamo i primi, se non altro perché ci sono luoghi dove le guerre, di confine o interne, ci tolgono questo “merito”.

In conclusione possiamo affermare di avere a disposizione un numero elevatissimo di opere d’arte e di trattarle piuttosto male, non andiamo però oltre, siamo importanti ma non gira tutto intorno a noi, nemmeno artisticamente.