“Il mercato dell’arte non chiede opere originali, chiede opere riconoscibili”.
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Mister E – Il colore dei soldi
Questa
frase, che si ripresenta sempre e ovunque là dove l’arte deve fare i conti con
il mercato, è la sintesi di quei ragionamenti che emergono in un settore dove i
soldi sono più importanti dell’arte stessa.
L’innovazione
artistica poggia le sue basi sull’originalità, se noi togliamo l’unica cosa che
conta cosa altro ci può rimanere se non l’ovvietà, la banalità?
Naturalmente
il mercato non è solo denaro ma il suo essere predominante oltre il lecito
affossa il senso stesso di ciò che rappresenta.
La
frase che inizia il post l’ho sentita durante un’intervista ad un gallerista,
ma non ha formulato queste parole per giustificare l’andazzo,
ha espresso questo concetto con sicurezza, con convinzione, come se fosse la
cosa più naturale, evidentemente naturale lo è per chi “vede” l’arte esclusivamente
come fonte di guadagno, se avesse avuto anche solo una piccola passione per l’arte
stessa sarebbe inorridito al cospetto di tale dichiarazione.
Il mercato e l'arte sono due cose differenti che quando si
uniscono lo fanno per mettere la seconda al servizio del primo, al contrario se si
parla di concetti e manufatti esclusivamente artistici, cambia la visione d'insieme, e l'originalità riprende il sopravvento.
Quest'ultimo aspetto è l'unico che un semplice appassionato, uno studioso o chi dedica
il suo tempo a questa disciplina, prenderanno in considerazione, ma più il terreno diviene una professione ecco che il lato economico diviene sempre più preponderante, e più i soldi in
palio aumentano più si abbassa l’interesse artistico.
Tornando
alla fatidica frase non ci resta che l’augurio che l’opera originale susciti
più interesse di quella riconoscibile, in termini di movimento generale
sappiamo che è impossibile che succeda, speriamo almeno che siano sempre più
numerose le persone con il desiderio di saltare oltre l’ostacolo (dei canoni materiali sempre più forti).

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