“L’avvento delle AI renderà l’arte alla portata di tutti”, cosi si esprimono i (fuffa) guru che presenziano ovunque sul web.
Altri
sostengono che l’arte verrà affossata dall’intelligenza artificiale perché da
la possibilità a tutti di millantare il capolavoro.
Nulla
di tutto questo è plausibile, l’arte resterà tale nelle sue eccezioni, nessuno
può millantare il capolavoro fatto con le AI pensando di far credere sia
proprio.
Io
penso che l’arte, con l’avvento dei “cervelli” sintetici, sia destinata a
tornare nelle nicchie elitarie dove si trovava fino a poco tempo fa.
La
pittura e la scultura sono al riparo da ogni problema, qualche rischio in più
lo corre la fotografia, mentre il disegno digitale rischia il tracollo (in
quanto a credibilità).
Perché
classista dunque, perché il dipinto o la scultura possono essere modificati
nelle loro riproduzioni ma se ci mettiamo di fronte ad un quadro (e non ci
limitiamo ad uno sguardo sommario) non possiamo non accorgerci della “mano” che
l’ha realizzato, naturalmente questo vale per le sculture viste dal vivo.
L’opportunità
di ammirare le opere d’arte live non è di tutti i giorni, qualche anno fa sono
nati i tour virtuali nei vari musei dislocati in tutto il pianeta che hanno
permesso a tutti di ammirare, anche se riprodotti fotograficamente, i grandi
dipinti.
Alcune
ricerche hanno svelato che più del 70 percento dei dipinti (le foto che li
ritraggono) che i vari pittori,
dilettanti o professionisti, pubblicano su internet sono quantomeno ritoccati
digitalmente, se non generati completamente.
Alcuni
hanno la delicatezza di scrivere che sono “migliorati dall’AI”, anche se non
comprendo il senso, se lo ritocchi non è più credibile, se un dipinto subisce
una modifica digitale come faccio a sapere cosa sia vero e cosa finto?
Il
mondo dell’arte contemporanea resterà sul web ma solo alcuni vedranno le opere
direttamente nelle gallerie, la maggior parte della gente si limiterà a vederli
sui social, regno incontrastato della finzione, che per poca competenza,
mancanza di impegno o assenza di senso critico, fa scattare frequentemente
quelle trappole pseudo culturali che catturano tanti malcapitati.
Aggiungiamo
che le gallerie sono elitarie da sempre, non tanto nel selezionare le
competenze ma nel fare nette distinzioni tra chi ha i soldi (tutto gira attorno
al denaro) e chi entra solo per conoscere le novità artistiche, anche perché spesso
chi lavora nelle gallerie è attento all’aspetto, alla retorica, al servilismo
verso i ricchi, molto meno alla competenza.
L’aumento
delle distanze tra le varie classi sociali passa anche da queste cose, si
spaccia l’evoluzione tecnologica per un mezzo di livellamento sociale e
culturale ma il suo compito è esattamente il contrario, far credere di andare
avanti, distraendo con le meraviglie della tecnologia, cosi che non ci si
accorga che si sta precipitando.


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