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martedì 16 gennaio 2018

La musica e l'eternità del mito, Gustave Moreau


Autore:   Gustave Moreau
(Parigi, 1826 - Parigi, 1898)
 
Titolo dell’opera: Orfeo – 1790
 
Tecnica: Olio su tela
 
Dimensioni: 154 cm x 99,5 cm
 
Ubicazione attuale:  Musèe d’Orsay, Parigi.


 

“Una giovane donna trova la testa di Orfeo e la sua lira che galleggiano nell’acqua di un fiume. Li raccoglie con rispetto, gesto tenero”
Cosi Moreau descrive il suo dipinto nel “Libro rosso degli appunti” sintetizzando la scena legata al ritrovamento dei resti di Orfeo.
La passione e l’ammirazione del pittore per l’arte del rinascimento italiano si nota nel viso della giovane donna e nella testa di Orfeo, la prima ripropone i tratti “ideali” cari alla pittura del cinquecento mentre per il secondo Moreau si ispira a Michelangelo con i suoi schiavi morenti.
Anche il paesaggio è di ispirazione rinascimentale, difficile non pensare a Leonardo anche perché la pennellata che ritrae la natura sullo sfondo è in netto contrasto con la ricchezza cromatica e di particolari della veste della ragazza.
Orfeo era un musicista in grado di smuovere alberi e rocce con la sua lira, disobbedendo al Dio Apollo compì il suo destino dilaniato dalle Menadi.
La musica però non muore con Orfeo, Moreau in quest’opera lo sottolinea sia con le tre figure in alto sopra lo sperone di roccia che suonano dando alla musica stessa un’infinita continuità, ma soprattutto con le due tartarughe ai piedi della giovane donna.
Infatti Orfeo creò la sua prima lira con un guscio di tartaruga facendo di questo animale il simbolo eterno della musica.

lunedì 31 ottobre 2016

L'amore impossibile, Gustave Moreau.


Autore:   Gustave Moreau

Titolo dell’opera: Galatea – 1880

Tecnica: Olio su tavola

Dimensioni: 85 cm x 67 cm

Ubicazione attuale:  Collezione privata
 
 
 
 


La ninfa Galatea è seduta completamente nuda in un atteggiamento sensuale e languidamente provocatorio.
Sembra che finga di dormire sapendo perfettamente di essere osservata.

La scena si svolge all’interno di una grotta “arredata” con coralli, anemoni e un’infinità di altre specie marine.

Il corpo della nereide è illuminato da una luce ultraterrena, i capelli sono una cascata d’oro che sembra perdersi nell’inconsueta flora acquatica che vive nella grotta. Inusuale per via della grotta “terrestre”, ambiente invece consueto per una ninfa del mare.

All’ingresso della caverna vediamo il volto pensieroso di Polifemo che ammira la bellezza della ninfa sapendo che il proprio amore non sarà ricambiato.

Dipinto tratto dalla mitologia greca che racconta dell’ossessione del ciclope per la bellissima Galatea, amore che non potrà mai essere tale considerando che la ninfa è innamorata di Aci, un giovane bellissimo che lo stesso Polifemo uccide in un impeto di gelosia.

Galatea trasforma così il sangue di Aci in una sorgente, trasformandolo in un Dio fluviale. Chissà che Moreau non abbia voluto unire i due amanti raffigurando un fiume dorato che scaturisce dai pensieri della giovane.