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mercoledì 10 gennaio 2024

Resistere nel tempo secondo la legge dell'evoluzione

«… non ci si deve preoccupare se un quadro durerà, ma se ha piantato i semi che daranno vita ad altre cose».

Joan Mirò

Joan Miró - La speranza, 1946 - Pastello su tela cm 58 x 58 - Collezione privata


Partendo da queste parole possiamo percorrere una strada che ci porterà in una dimensione logica ma, nonostante questo, non sempre presa in considerazione.

La “durata” di un quadro naturalmente è legata a ciò che ha prodotto nel tempo, le grandi opere del passato sono divenute immortali non tanto per la bellezza (sempre soggettiva) o per una tecnica di prim’ordine, sono eterne in quanto hanno piantato quei semi, citati da Mirò, i cui frutti sono tutt’ora alla nostra portata.

Il pittore catalano però non ha vissuto durante il cosiddetto “rinascimento”, non appartiene a quel mondo artistico celebrato dalle masse dove è grande solo ciò che si riconosce a prima vista, Mirò ha vissuto quel novecento dove l’arte ha preso una strada diversa, coraggiosa, complessa.

Il risultato del suo lavoro è sotto gli occhi di tutti, la semina ha dato i suoi frutti, se non tutto è andato a buon fine non è certo colpa di chi ha seminato, anche chi deve raccogliere, e a sua volta riseminare, non deve commettere errori e l’errore più comune è quello di ripetere quello che già c’è.

piantato semi che daranno vita ad altre cose”, dobbiamo focalizzarci proprio su “altre cose” è questo l’unico modo per spostarci in avanti, se gli artisti del passato si fossero limitati a replicare le grandi opere che avevano davanti agli occhi non avremmo conosciuto l’evoluzione dell’arte, niente Giotto, Michelangelo e Raffaello, non sarebbe esistita la pittura fiamminga, nessun Caravaggio, Tiziano, Velasquez, Bruegel, Bosh (in ordine sparso) di conseguenza la pittura dell’ottocento non si sarebbe evoluta fino all’impressionismo, e probabilmente la fotografia avrebbe avuto una genesi completamente diversa (o forse non sarebbe nata in quanto assente la necessità di rappresentare la realtà, paesaggi e ritratti su tutti).

I grandi artisti piantano semi che avranno la forza di resistere nel tempo, ma questo non basta, servono altri grandi artisti che a loro volta migliorino la qualità sei semi per allungarne la vita.

C’è un piccolo particolare che spesso viene ignorato, perché tutto questo continui nel tempo servirebbe anche la capacità di comprendere una nuova varietà si “sementi” da parte di chi artista non è, la capacità di accettare, e nel tempo comprendere, il potenziale di tutto ciò che si ignora.

Quello che accade davanti all’arte contemporanea però ci dice che questo passo è ben lontano dall’essere fatto.

martedì 31 ottobre 2023

Andare alla ricerca di altri punti di vista

Questa lettura dell’opera di Mirò, ci offre un punto di vista che non è il nostro, la recensione non ha nome (scelta che io e l’autore abbiamo fatto per togliere ogni riferimento lasciando spazio al dipinto) ne ci indica alcun aspetto dello stesso, anche se conoscere chi propone un punto d’osservazione apre ad altre ipotesi artistico-filosofiche. 

Questa lettura è differente da quello potrei immaginare io, penso che lo sia anche riguardo a quella di molti altri, il che ci permette di vedere attraverso gli occhi, le conoscenze e le esperienze di altre persone, visioni che altrimenti noi non avremmo mai comosciuto.

Joan Mirò – Nascita del mondo,1925 – Olio su tela cm 251 x 200 – Museum of Modern Art (MOMA) New Tork


“Io vedo nella parte bassa una  costruzione che indica la civiltà e la vita ordinaria. Il cerchio bianco indica la razionalità del pensiero che si eleva al di sopra della banalità del quotidiano.

Il cerchio rosso indica la spiritualità dell’uomo che eleva l ‘anima al di sopra del pensiero per un altro itinerario.

Il triangolo nero indica la divinità. Solitamente Dio viene rappresentato con un triangolo luminoso giallo, ma l’autore ha voluto rappresentare il mistero che avvolge la divinità .

L’oscurità del triangolo indica il mistero che non si lascia illuminare dal pensiero.

Il triangolo della divinità e  la spiritualità (cerchio rosso ) non si incontrano. Sono distanti, non dialogano, non hanno niente in comune.

Anche il filamento che scende dal triangolo della divinità ( che per me rappresenta l’apertura al dialogo della divinità) non incontra ...non trova un punto di incontro col movimento ascensionale della spiritualità umana.

È un rapporto dialettico nel quale non c’è una sintesi; un punto di incontro.

Alla solitudine umana corrisponde la solitudine divina. Sullo sfondo c’è l’indifferenziato che precede la creazione.

Al caos primordiale fa da contraltare la solitudine assoluta di due entità che vorrebbero incontrarsi e dialogare, ma le loro nature sono troppo diverse per poterlo fare.

Dal vuoto di prima alla solitudine di dopo la creazione. È per me un quadro che nasconde la disperazione dietro il camuffamento di immagini geometriche...che indicano la razionalità di una forza che organizza e sottende tutto...ma non ci si può confrontare e dialogare con una legge che non presenta un volto umano”.

 


sabato 16 gennaio 2021

L'unicità interpretativa

 E’ motivo di confronto, spesso di scontro, l’interpretazione delle opere d’arte sono tema di controversie, più o meno equilibrate.

Il tutto è dovuto ad un particolare che tendiamo ad ignorare: ognuno di noi ha un differente approccio al mondo dell'arte.

C’è chi si avvicina all’opera seguendo percorsi atti a decodificarne il pensiero inseguendo i simboli più o meno celati dalla mano, mai banale, dell’artista.

Decriptare un dipinto, una scultura o qualsiasi altra forma d’arte partendo dal simbolismo è alquanto complesso, necessita di una conoscenza della simbologia e di un approccio filosofico, la conoscenza profonda di quest’ultima offre un’ulteriore spinta in profondità e permette una visione più intima, cosa che non tutti possono comprendere.

Altro modo di entrare in contatto con un’opera d’arte è la ricerca dell’idea che sta dietro la realizzazione della stessa, non siamo affascinati tanto dall’opera in sé quanto da tutto ciò che ha permesso di realizzarla, in particolare l’idea iniziale ma, non senza importanza, tutto quello che ha influenzato il percorso creativo, dal motivo che ha spinto l’artista ad iniziare l’opera fino all’eventuale committente.

Per conoscere il concetto che da vita al dipinto o alla scultura è fondamentale entrare in possesso di un numero elevato di informazioni, più nozioni abbiamo più ci avvicineremo al cuore, al senso dell’opera in questione.

Ma sono molte le persone che si avvicinano all’arte lasciandosi investire dall’aspetto puramente esteriore, le forme i colori, sia che si tratti di opere figurative che di realizzazioni astratte (non parlo naturalmente di chi cerca nell’arte un semplice accessorio ber abbellire la casa (un quadro acquistato solo se fa pendant con i mobili o si abbina al colore delle pareti, in questo caso l’arte c’entra poco o nulla) chi si emoziona davanti ad un dipinto per quello che trasmette nell’immediato ha un “contatto” che altri non hanno in quanto concentrati a cercare in profondità.

Ogni singolo individuo  ha cognizioni diverse, esperienze diverse, è “incline” a sensazioni ed emozioni uniche, ecco perché è fondamentale il confronto ma senza prevaricazione sulle opinioni altrui, servono, una grande apertura mentale, l’abbandono di ogni pregiudizio, la consapevolezza che il tempo prosegue imperterrito il suo cammino e che ciò che già conosciamo non può divenire l’unico canone di riferimento, il futuro e quello che produrrà diventerà presente e di conseguenza passato.

Ogni opera d’arte è figlia del proprio tempo, va contestualizzata, non ha senso intestardirsi su stili e idee di decenni o secoli fa, è importante la conoscenza storica ma è il futuro il nostro obbiettivo, nel mezzo c’è il presente che va affrontato da ognuno di noi con le “armi” della conoscenza ed emotive che più sentiamo nostre.

L’arte è incontro, confronto, mai scontro.


Nell’immagine: Joan Mirò – Paesaggio catalano (Il cacciatore) 1923-24, olio su tela cm 65 x 100 - The Museum of Modern Art (MoMA) New York

sabato 28 dicembre 2019

Una vita nell'arte, per l'arte, con l'arte, Joan Mirò


1917, poco più che ventenne dipinge un paesaggio tradizionale con una visione che di tradizionale ha poco o nulla, a ottant’anni “rappresenta” l’essenza della sua pittura, del suo essere energia artistica.

L’inizio e il compimento di un percorso che si snoda per sessant’anni dove, tra gli orrori e le rinascite di un periodo allucinato e allucinante, offre una visione alternativa, un linguaggio indipendente, uno sguardo al futuro senza rinnegare il presente.

In mezzo ai due dipinti sessant'anni di storia, l'evoluzione culturale che va al di la del pensiero di Mirò, il cammino di una società che sembra aver smarrito l'obbiettivo principale.

Il pittore spagnolo ci mostra che tutto può e deve mutare, senza il desiderio di un continuo cambiamento non abbiamo alternativa alcuna ad un lento ma costante "svanire".

Anche se ciò che ci aspetta appare incomprensibile non dobbiamo assestarci sulle più comode posizioni del "conosciuto" ma lasciarci cullare dai venti dell'inconcepibile.


Mirò, il sogno tragico, la ricerca del "nostro" sogno.



Joan Mirò, Prades: il villaggio, 1917
Olio su tela, CM 65 x 72
Solomon R. Guggenheim, New York

Joan Mirò, Testa, 1974
Acrilico su tela, cm 65,1 x 50
Fondació Joan Miró, Barcellona