Inutile ribadire la celebre frase di Pablo Picasso sul saper
dipingere come Raffaello e come un bambino, ma è da questo che dobbiamo partire
per comprendere, o cercare di interpretare, la sequenza “picassiana” dei tori.
Realizzata tra il 1945
e il 46 questa “evoluzione” rappresenta la sintesi del concetto artistico di
Picasso.

Alla prima apparizione in pubblico dell’ultimo segmento della serie il pubblico si è scatenato in un’infinita serie di giudizi: da chi pensava ad una rappresentazione di un “graffito” preistorico a chi collegava il disegno all’arte primitiva. Naturalmente la maggior parte degli astanti ha dato vita alla fiera delle banalità con il classico e disarmante “lo sapevo fare anch’io” (quelli che sanno già tutto sono sempre esistiti).
Per realizzare questi disegni serve la capacità di rappresentare il reale, conoscere l’anatomia del soggetto, avere le competenze tecniche del disegno, saper coglier l’essenza di ciò che si vede.
La percezione che
possiamo avere davanti a questa sequenza varia a seconda di come affrontiamo i
disegni, possiamo passare direttamente dal primo all’ultimo, saltando quelli
intermedi o, invertendo il percorso, dal nucleo finale al soggetto reale, in
entrambi i casi noteremmo immediatamente la differenza, in quanto a coglierne
le sfumature …
Possiamo seguire il
percorso seguendo quello fatto dal pittore scomponendo il toro fino ad
apprezzarne (non necessariamente dobbiamo apprezzare, almeno possiamo
comprendere) l’essenza o al contrario partire da quest’ultima per tornare alla
realtà.
Questa “lezione” che
il pittore di Malaga ci ha impartito ha valore ancora oggi, viviamo in un
contesto dove tutti cerchiamo accanitamente il superfluo, amiamo la
sovraesposizione, accumuliamo inutilità, di conseguenza copriamo, fino a
soffocarla, la sostanza, siamo seppelliti da ogni tipo di orpello, siamo
indirizzati dalla parte opposta, come se il nostro essere interiore sia troppo
“pesante” da sopportare.
Una delle frasi che il
pubblico di allora, e quello di oggi, non si è mai risparmiato è: “questo lo sa
fare anche un bambino”, penso che queste parole siano il più grande complimento
che si possa fare a Picasso, da piccolo sapeva dipingere come Raffaello, solo
dopo tanti anni di lavoro e sacrificio finalmente è riuscito a dipingere come
un bambino.