Viviamo in un mondo invaso dalle immagini, si parla per immagini e di conseguenza il linguaggio scritto ritorna ad essere un’esclusiva elitaria.
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Henri Matisse – Oceania, il cielo, 1946 – Stampa su
lino cm 185,3 x 379 – Centre Pompidou, Parigi
I
grandi testi che hanno tracciato, costruito e raccontato, la storia
dell’umanità, necessitano di una “scolarizzazione,
una predisposizione di base che manca in questo periodo storico” (cit. Angela
Vettese).
Questo
impedisce quella profondità di giudizio che prende l’immagine e la “seziona”
fino a decontestualizzarla, la studia nel particolare, la reinserisce nel
contesto cosi da comprenderne l’insieme.
I
testi delle canzoni devono essere di semplice e immediata comprensione,
altrimenti vengono ignorati, non ci sono ne il tempo ne la voglia di
approfondire.
L’arte
contemporanea e la poesia necessitano di spazi ampi di comprensione e di
conseguenza di tempi dilatati e di capacità di concentrazione non indifferenti,
nel mondo in cui viviamo si cerca l’immagine “semplice” e immediata per
supplire a questa mancanza, il risultato è che siamo in balìa di chiunque sia
in grado (cosa tutt’altro che complicata) di manipolare la rappresentazione
della realtà, che in quanto rappresentazione soggettiva, non può essere reale.
