Cosa collega il celebre film di Stanley Kubrick 2001 odissea nello spazio del 1968 con il deserto dello Utah nel 2020?
L’anello
di congiunzione si chiama John McCracken.
Tutti,
appassionati o meno della pellicola, ricordano il monolito “guardiano” che appare
all’inizio del film, un parallelepipedo nero in metallo che ha dato vita a
molteplici interpretazioni sulla storia dell’umanità.
Negli
anni in cui Kubrick inizia a scrivere la sceneggiatura del film in
collaborazione con Arthur C. Clark, autore del soggetto, John McCracken realizza l’’inizio di una serie di monoliti
dal titolo “Plank” o Black Plank se la scultura era nera.
L’evoluzione
dei monoliti di McCraken ha attraversato i decenni, dalle prime opere a metà degli
anni sessanta fino al primo decennio del duemila dove possiamo vedere il
naturale epilogo di un percorso durato mezzo secolo.
Dai primi “Plank” in legno lucido fino a”Energy” del 2007 e “Magic”dell’anno successivo, il primo in metallo nero, il secondo in acciaio lucidato a specchio, mentre i lavori degli anni sessanta erano sottili al punto che non si reggevano in piedi da soli ma dovevano essere appoggiati alle pareti, gli altri monoliti sono perfettamente stabili, forse questi più simili a quello del film.
Nel
2020, nel deserto dello Utah, un pilota di un elicottero scorge un manufatto che
fino ad allora non si era mai visto, la notizia ha fatto il giro del mondo (o
meglio del web) tutti ne hanno parlato e naturalmente sono “esplose” le
congetture più varie e strampalate, i cultori degli extraterrestri in quanto
creatori della nostra civiltà non si sono tirati indietro anzi, hanno cavalcato
l’onda profetizzando il ritorno dei “creatori”.
Altre
teorie, più terrene e plausibili hanno ipotizzato che ad installare l’opera
fosse stata una fan del lungometraggio di Kubrick, un’altra è che un
collezionista di McCracken avesse depositato nel deserto il blocco per
riproporre l’accoppiata Kubrick-McCracken.
Alla
fine l’arcano è stato svelato, nessuna di queste teorie era esatta (tantomeno
quella degli UFO) un gruppo ha rivendicato l’azione, che nel frattempo si era
ripetuta altre volte in luoghi diversi, più con scopi di lucro che artistici o
storici.
In
fondo sarebbe bastato osservare bene i monoliti per renderci conto che non
avevano nulla a che fare ne con il film ne con lo scultore, ma la legge del web
rende reale qualsiasi cosa finché se ne parla, lo storytelling ha sempre la
meglio sulla realtà, a maggior ragione nell’epoca dei social.
Per citare il titolo di un’opera di Shakespeare,
tanto rumore per nulla, o forse l’occasione di ricordare l’artista “minimal” e
il suo, apparentemente semplice, genio.
Nelle immagini d’alto: Il monolito di 2001 Odissea nello spazio - I monoliti di McCracken - Il monolito apparso nel deserto dello Utah