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domenica 9 marzo 2025

Alla fine è sempre l'idea a prevalere.

“Sono stato in stretto contatto con artisti e con giocatori di scacchi e sono arrivato alla conclusione personale che mentre non tutti gli artisti sono giocatori, tutti i giocatori di scacchi sono artisti”. (M. Duchamp)

“La bellezza degli scacchi è più vicina a quella della poesia; i pezzi sono l’alfabeto stampato che dà una forma ai pensieri, e questi pensieri, pur formando un disegno visivo sulla scacchiera, esprimono una loro bellezza astrattamente, come una poesia”. (M. Duchamp)

Marcel Duchamp – Ritratto di giocatori di scacchi, 1911 – cm 108 x 101 - Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris

Marcel Duchamp ha sempre considerato il gioco degli scacchi, o perlomeno il senso dello stesso, una forma d’arte che fonde la profondità della poesia, della pittura e della scultura.

Gli scacchi come metafora dell’arte nella sua narrazione, i giocatori muovono i pezzi dando vita ad un “quadro”, sia dal punto di vista visivo sia da quello delle idee.

L'artista francese anticipa l’importanza del gesto del “dipingere”, che diverrà celebre qualche decennio più tardi, esaltando il “movimento” del pezzo sulla scacchiera, al punto da renderlo emozione, sensazione quasi fisica: ”piacere sensuale dell’esecuzione ideografica dell’immagine sulla scacchiera”.

A confermare tutto ciò c’è la dichiarazione dello stesso Duchamp che sottolinea come un pittore, se non è soddisfatto del suo dipinto, può cancellarlo e ricominciare da capo, cosi come un giocatore di scacchi può cancellare quello che si è fatto.

Il dipinto in alto rappresenta le due anime del pittore normanno, Ritratto di giocatori di scacchi è la sintesi del pensiero artistico del giovane Duchamp (allora vicino al cubismo prima di abbandonare il movimento e la pittura stessa per manifesta “ipocrisia”)

Qualche tempo fa ho parlato (qui) proprio della celebre immagine che vede Ducham davanti alla scacchiera pronto ad accettare la sfida di Eve Babiz in occasione dell’inaugurazione di una sua personale.

Se il “gioco” degli scacchi non è arte a prescindere, lo è nel momento in cui sulla scacchiera si “disegna” l’idea, d’altro canto se avviciniamo qualsiasi cosa al nome di Duchamp non può che essere cosi, l’idea rende uno scacchista un artista, non sempre un pittore lo è.  

domenica 8 settembre 2024

[Aforismi e arte] La creazione

Alberto Repetti - Una possibile scelta


"L’atto creativo è l’incontro fisico di due forze, una è la materia che posiamo su un foglio o una tela, l’altra è l’intenzione, l’azione, il gesto che lo strumento compie sul foglio o sulla tela.

Mettere e togliere, sia che lo si faccia con un pennello, con uno straccio o con un pezzo di carta, presuppone un percorso attraverso il quale il fine ultimo è quello di rappresentare.

Da una parte il risultato in termini di lettura del soggetto, dall’altra il racconto del suo sviluppo sulla superficie. Non è tanto il soggetto che l’autore dell’opera guarda e contempla, ma di ciò di cui si è privato e che si svolge come un racconto, quel momento è testimonianza di esserci stato, di presenza infinita sul foglio o sulla tela."

 (A. Repetti)

venerdì 23 agosto 2024

Linee guida (essenziali)

“L’arte non è riproduzione, è invenzione”

Giorgio Michetti

Giorgio Michetti – Reti, 1985 - Affresco su tavola, cm. 33x41



domenica 21 aprile 2024

La direzione dello sguardo

"Un tempo per la meraviglia alzavamo al cielo lo sguardo sentendoci parte del firmamento, ora invece lo abbassiamo preoccupati di far parte del mare di fango".

(da Interstellar)

 

René Magritte – I misteri dell’orizzonte, 1955 – Olio su tela cm 50 x 65 

Quando pensiamo al film di Nolan, Interstellar appunto, andiamo con la memoria al pianeta di Man e alle sue gigantesche onde, al tempo che scorre lentamente nei pressi di un buco nero rispetto a ciò che succede sulla terra, pensiamo a Gargantua, forse la più realistica rappresentazione dei giganteschi Black Hole.

Ma è proprio la frase sopra citata che rivela il “limite” umano, sia nel film che nella nostra quotidiana realtà.

Cooper esclama quelle parole dopo che l’insegnante della figlia stigmatizzava il fatto che la giovane ragazza sostenesse la tesi della veridicità dell’allunaggio del programma Apollo.

L’insegnate sostiene che le missioni sono state una finzione atta a mettere in crisi l’Unione Sovietica, e denuncia il fatto che la ragazza si azzuffasse con i compagni per: “questa assurdità dell’Apollo”.

Queste assurdità, una teoria che ha molti seguaci oggigiorno, e che, se stiamo all’esito raccontato nel film, non ci condurranno molto lontano.

Tornando alla frase iniziale, non possiamo non accorgerci che stiamo abbassando sempre più la testa, sono pochi quelli che hanno ancora il coraggio di guardare in alto, o forse sembrano pochi perché lo fanno in silenzio, in contrapposizione dei cultori del nulla che non fanno altro che urlare.


mercoledì 10 aprile 2024

L'eterogeneo universo dell'arte (al di là dei riferimenti personali)

“In realtà Hopper è semplicemente un cattivo pittore, ma se fosse un pittore migliore, probabilmente non sarebbe un artista cosi grande”.


Edward Hopper – Gas, 1940 – Olio su tela cm 66,7 x 102,2 – The Museum of Modern Art (MoMA) New York 

Questa frase, apparentemente paradossale, di Clement Greenberg, mi spinge all’ennesima riflessione: è sempre più evidente che non tutti quelli che dipingono si possono definire pittori, a maggior ragione sono pochi i pittori che si possono definire artisti.

L’illusoria semplicità, un “disordine” tecnico o una cromia “sporca”, o al contrario, la complessità descrittiva, una tecnica inappuntabile o una pulizia assoluta, non sono un parametro sufficiente per considerare o meno “artista” chi si dedica alla pittura.

L’artista è colui che “dice” quello che fino ad allora nessuno aveva nemmeno pensato.

Hopper sicuramente non è un cattivo pittore (come sostiene provocatoriamente Greenberg) ma non possiamo nemmeno definirlo un’eccellenza tecnica, Hopper è un artista che tramite la pittura ha “detto” qualcosa che fino ad allora nessuno aveva pensato di fare.

Ha raccontato l’animo umano come nessuno aveva fatto fino ad allora, ne ha mostrato le debolezze, ha dato volto alla solitudine, ha descritto la “strada” della modernità dal punto di vista delle emozioni o della limitazione delle stesse.

Se il pittore americano è riuscito ad entrare negli occhi e nel cuore di moltissimi appassionati d’arte non è per la sua tecnica pittorica ma per la capacità di comunicare, attraverso le sue opere, con l’osservatore in cerca di sé stesso, grazie ad un linguaggio solo apparentemente semplice ma estremamente efficace.

 

venerdì 15 marzo 2024

L'architettura tra arte e ...

«L’architettura non è un’arte, poiché qualsiasi cosa serva ad uno scopo va esclusa dalla sfera dell’arte»

Adolf Loos, architetto austriaco, cerca di mettere un confine tra l’architettura “artistica” e quella pratica.

Sosteneva infatti che nell’architettura «è il concetto che può arte, non la costruzione in sé».

Muller house (1930) a Praga by Adolf Loos

Non è certo mia intenzione avvalorare o confutare questo punto di vista ma trovo interessante prenderlo in considerazione.

Chi mi conosce potrebbe sostenere che avvalorare questa ipotesi sarebbe un modo di affermare il mio pensiero, l’arte è soprattutto concetto.

Se è complesso trovare un equilibrio, ed impossibile avere una risposta, non è meno complicato stabilire il baricentro nella congettura di Loos.

Ogni abitazione, singola o meno, ha il compito di rendere il più possibile confortevole la vita di chi vi dimora, ripararci dal freddo, dal caldo, dalle intemperie, e da tutto ciò che ci è ostile, questi sono i compiti basilari di una casa.

Poi ci sono le cosiddette comodità, dove la bellezza, il piacere dell’abitare emergono, non sono vitali ma aiutano a vivere meglio.

Tutto questo non è automaticamente arte anzi, non lo è mai, cos’è allora che rende artistica l’architettura?

Loos dice che è il “concetto”, il pensiero, che vale per qualsiasi forma d’arte, che vede oltre il visibile.

Spesso è considerato “artisticamente meraviglioso” tutto ciò che è di grandi dimensioni, stadi, palazzi sempre più alti, costruzioni sempre più imponenti, ma l’arte non può essere questo, l’artista spinge lo sguardo più lontano, concettualmente non materialmente, ecco perché un grattacielo alto più di 500 metri non è arte per la sua imponenza, lo può essere ma per farlo deve spingersi nel futuro, pur poggiando le sue basi nel presente.


sabato 10 febbraio 2024

[Aforismi e Arte] L'istante infinito

"Se non c’è seduzione, non c’è fotografia. Devo essere sedotto e sedurre la persona che ritraggo per 1/125 di secondo. Tutto si azzera nell’istante del flash. Tutti pensano che l’eterno istante sia la fotografia, e invece è l’esplosione del flash, quell’attimo di bianco assoluto e di totale pulitura. Poi c’è un mondo nuovo. Ho anche imparato a eliminare il senso del tempo".

(Giovanni Gastel)

Foto by G. Gastel - serie:  Angeli caduti


venerdì 15 settembre 2023

[Aforismi e arte] l'immortalità dell'opera

L’opera d’arte è tale se ha una valenza contemporanea ma è proiettata nel futuro, in qualunque epoca venga “letta” deve essere considerata attuale, deve veicolare un messaggio “moderno”.

Citando il celebre pianista e direttore d'orchestra Daniel Barenboim: «Ogni grande opera d’arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità

L’opera d’arte deve saper essere attuale ma, portando con se le esperienze accumulate nel tempo, deve saper guardare oltre l’oggi altrimenti corre il rischio di invecchiare immediatamente. 

L’arte deve per forza parlare ai posteri altrimenti non sarebbe tale.


Henri Matisse – Il pappagallo e la sirena, 1952-53 Guazzo, collage su carta su tela, cm 337 x 768   Stedelijk Museum, Amsterdam


sabato 5 agosto 2023

Rivoluzione o plagio, innovazione o ripetizione

Gauguin sosteneva che l’arte “o è plagio o è rivoluzione”, io penso che l’arte sia essenzialmente rivoluzione, ricerca dell’impossibile (apparentemente), ribaltamento dei canoni contemporanei.

Il plagio, al contrario, è un surrogato e in quanto tale lontanissimo da qualsiasi concetto artistico.

Paul Gauguin - Lilac Bouquet, 1885 - Olio su tela cm 34,9 x 27 - Collezione privata

Ma se “conosciamo” Gauguin sappiamo che è nostro dovere approfondire l’idea che il plagio sia arte.

Naturalmente per plagio non si intende una copia, ma la realizzazione di un pensiero personale che parte da qualcosa che già esiste, una visione alternativa rispetto a ciò che è in essere.

“Plagio o rivoluzione” in quanto uniche forme d’arte possibili, ma forse l’arte è un mix che prevede entrambe le cose, l’idea rivoluzionaria che nasce da una base preesistente, non tanto nel riproporre qualcosa di già fatto ma nella presa di coscienza che è impossibile non subire la contaminazione del passato frutto delle esperienze altrui  contestualizzate.

Forse l’arte è “plagio e rivoluzione”, l’uno senza l’altro sono incompleti, addirittura inutilizzabili, il solo plagio si riduce alla pura decorazione da parete, la sola rivoluzione è possibile solo se sono validi i concetti della “Art Brut”, ma in questo caso scomparirebbe quasi totalmente la figura dell’artista.

giovedì 15 giugno 2023

[aforismi cinematografici] India, la grandezza di un "continente" affascinante e complesso.

“ … le vecchie abitudini muoiono prima di quanto pensiamo, rapidamente vengono sostituite da nuove […] tra poco potrei addirittura abituarmi al frastuono dei clacson e dei venditori ambulanti.

Esiste un altro posto al mondo che riesca a stravolgerti i sensi più dell’India? 

Chi conosce il paese fa le sue cose tranquillamente, ma niente può preparare il profano a questo assalto di rumori e colori, al caldo, al movimento, al perpetuo movimento della folla.

All’inizio ne sei sopraffatto ma a poco a poco ti rendi conto che è come un’onda, se le opponi resistenza ti rovescerà, ma se ti butti dentro riemergerai facilmente dall’altra parte.

(da: Marigold Hotel)


A seguire alcuni scatti che Steve McCurry ha dedicato all'universo indiano









 









martedì 30 maggio 2023

[aforismi musicali] Le linee della vita

"… la linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale verso lo spirito ..."


(Inneres auge – F. Battiato)


Piet Mondrian - Composition No. III (with Red, Blue, Yellow, and Black) (1929) – olio su tela cm 50 x 50,2 – Collezione privata


Questa frase è l’essenza Inneres auge, brano che Battiato pubblica nel 2009 inserito nell’album “Inneres auge – Il tutto è più della somma delle due parti”.

L’occhio interiore, l’assoluto invisibile che va oltre la somma del tutto tangibile.

Ottant’anni prima Piet Mondrian realizza Composition No. III, lo stesso pensiero da vita ad un dipinto e, quasi un secolo dopo, ad una canzone, a dimostrazione che determinate ricerche, certi percorsi, non nascono per caso e senza un preventivo viaggio interiore alla ricerca di qualcosa di più elevato.

Il pittore olandese, che riteneva blasfema ogni diagonale, riteneva che l'assoluto era composto da linee vorticali e orizzontali, l'azzardato accostamento che faccio tra Mondrian e Battiato è una mia personale visione ma è innegabile che il fine sia lo stesso.


mercoledì 1 marzo 2023

[Aforismi e arte (e cinema)] Il testamento dell'umanità

“Philippe: Secondo lei, perché la gente si interessa all’arte?

Driss: Non lo so, è un business.

Philippe: No, perché è la sola traccia del nostro passaggio.”

 

Da: Quasi amici


Robert Motherwell - Untitled, 1944



giovedì 15 dicembre 2022

L'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è ...

1980, Franco Battiato pubblica l’album Patriots, il disco segue il capolavoro dell’anno prima L’era del cinghiale bianco e anticipa di dodici mesi l’opera che lo farà conoscere al grande pubblico: La voce del padrone.

Franco Battiato - Cancello, olio su tavola cm 46 x 39


Oltre a Up partiots to arms, che da parzialmente il nome all’album, e alla geniale Prospettiva Nevski, troviamo un altro brano che, con un mix di versi enigmatici e aforismi dall’interpretazione palese traccia un profilo della cultura occidentale che si apprestava ad entrare negli anni ottanta, una previsione lucida e dettagliata di quello che, con il senno di poi, possiamo indicare come l’inizio della decadenza.

Il ritornello in arabo fa da colonna portante di un disegno che non sembra avere seguito: “Disse il maestro del villaggio: Ho scalato la montagna, la pace sia con voi e con te, adesso io vivo” (questa è l’approssimativa traduzione) le altre strofe indicano una nostalgica visione apparentemente legata al passato ma che si limita a sottolineare le storture di un percorso mal delineato.

Le tre strofe sono geniali, la prima è un’evidente accusa al sistema mediatico (siamo nel 1980 e dopo più di quarant’anni siamo nella stessa situazione, con più realismo possiamo dire che siamo messi peggio) l’illusione giovanile di vivere in un mondo libero diviene disillusione con il trascorrere degli anni.

La seconda frase è più enigmatica, inizia con la descrizione di un innocente gioco infantile e si conclude con un maestoso La mia parte assente si identificava con l'umidità.

L’identificazione con un problema irrisorio ci distoglie dalle vere problematiche, la tendenza a concentrarci su ciò che è effimero ci permette di evitare l’impegno di approfondire il vero senso della nostra esistenza.

La terza strofa inizia con una frase apparentemente scollegata dal contesto, stessa cosa è quella successiva, sono però le parole conclusive a mettere tutto a posto: “L'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è”.

Questo ultimo verso non ha bisogno di alcun commento, semmai è necessaria una profonda riflessione …



Arabian Song (testo)


كان الجبل في جبل
السلام عليكم، عليكي
الآن أنا أسكن...

La mia classe fu allevata con il latte di una capra e del pane di frumento
A quei tempi per divertimento non avevano inventato il telegiornale
Quando ero più giovane credevo che esistesse libertà

قال معلم القريةِ
كان الجبل في جبل
السلام عليكم، عليكي
الآن أنا أسكن...

Da bambini si giocava sulle spiagge con degli aquiloni a gara sotto il sole
Mentre guardavamo il mio salire verso l'alto preoccupati che non si sciupasse
La mia parte assente si identificava con l'umidità

قال معلم القريةِ
كان الجبل في جبل
السلام عليكم، عليكي
الآن أنا أسكن...

Gli orchestrali sono uguali in tutto il mondo, simili ai segnali orario delle radio
Le domeniche e nei giorni di vacanza ci si organizzava per le feste in casa
L'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è

قال معلم القريةِ
كان الجبل في جبل
السلام عليكم، عليكي
الآن أنا أسكن...

 

martedì 1 novembre 2022

[Aforismi e arte] La realtà e il sogno

«L’uomo reca nell’animo sentimenti innati, che non saranno mai soddisfatti dagli oggetti reali, ed è a tali sentimenti innati che la fantasia del pittore e del poeta daranno forma e vita.

Che cosa imita infatti la musica, prima fra tutte le arti? … Lavoreremo fino all’agonia: che altro fare al mondo, a meno di ubriacarsi, quando giunge il momento in cui la realtà non è più all’altezza del sogno?»

 

Ferdinand Victor Eugène Delaroix


Eugène Delaroix – Autoritratto, 1837  Olio su tela cm 65 x 54 Museo del Louvre, Parigi






martedì 27 settembre 2022

Quando si perde l'occasione di tacere

“Renoir è un ragazzo senza alcun talento. Ditegli, per favore, di smettere di dipingere”.

(Edouard Manet)

Pierre Auguste Renoir - La Reverie (Jeanne Samary in abito scollato)

Se anche un grande artista come Manet non ha resistito all’impulso di dare un giudizio affrettato … noi, che non siamo “Manet”, con un po’ di buonsenso, potremmo evitare di fare la stessa brutta figura.


martedì 20 settembre 2022

[Aforismi e arte] Previsioni nel tempo

 “Costui o diventerà pazzo o farà mangiare la polvere a tutti quanti. Se poi farà l’uno e l’altro, non sono in grado di prevederlo”

Camille Pissarro riferendosi a Vincent van Gogh


Vincent Van Gogh - La casa gialla 1888
olio su tela cm 72 x 92
Van Gogh Museum, Amsterdam



giovedì 15 settembre 2022

[Aforismi e arte] Se non raggiungi l'obbiettivo ... cambialo

"... ho sempre sperato di riuscire a dipingere la bocca come Monet dipingeva un tramonto, ho sempre voluto dipingere il sorriso, senza mai riuscirci …"

Francis Bacon


Francis Bacon - Studio per un ritratto

Non sempre i desideri si avverano, non sempre riusciamo a centrare gli obbiettivi che ci siamo prefissati, le cause sono infinite, carenze personali, influenze esterne, una combinazione di “dettagli” che sommati possono farci raggiungere il traguardo o, al contrario, impedirci di arrivare là dove volevamo.

Francis Bacon (a maggior ragione con queste parole) è un esempio lampante di “percorsi” alternativi, che, nonostante ogni tentativo, non raggiungono l’obbiettivo sperato, non riuscendo a “dipingere la bocca come Monet dipingeva un tramonto” ha cambiato rotta dando vita ad una strada nuova, originale, ha dato voce ai tormenti che si celano nel profondo dell’animo umano.

Non vi è traccia di quella bellezza canonica, che possiamo trovare in un tramonto, ma davanti a noi si scopre il velo dell’indicibile, dell’inconfessabile, le paure e le angosce di ognuno di noi vengono alla luce.

A volte non riuscire in qualche cosa ci spinge a cercare altrove, spesso raggiungendo risultati nemmeno immaginati.