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sabato 20 giugno 2026

Influenze e altri inconvenienti

Un pittore accetta la richiesta di un suo “ammiratore” e decide di permettere allo stesso di assistere quando dipinge.

Gustave Courbet – L’atelier del pittore, 1854-55 – Olio su tela cm 361 x 598 – Museo d’Orsay, Parigi


La prima domanda che mi sono posto è: l’artista riesce a mantenere la concentrazione e continua il proprio lavoro senza badare al fatto che ci sia qualcuno nel suo atelier o inevitabilmente subisce il condizionamento di chi osserva?

Ma soprattutto, se l’opera subisce l’intervento esterno ne apparirà migliorata considerato che in presenza di estranei il pittore darà il meglio di se oppure il risultato subirà l’assenza di spontaneità e di una naturale freschezza?

Resta da fare una considerazione, la presenza o meno di altre persone durante la “creazione”, di dipinti o sculture, traccia un percorso senza ritorno e dà all’opera una connotazione definitiva lasciandoci con la curiosità di come sarebbe apparsa in un altro contesto. O no?

In qualunque modo decide di proseguire l’artista non avrà mai la controprova, con il “pubblico” o senza il risultato sarà uno solo, i se non sono contemplati.

Le opere sono apprezzate particolarmente per la freschezza, per l’immediatezza del momento, anche là dove c’è alle spalle un progetto, la presenza di un osservatore riduce inevitabilmente l’autenticità, non è un caso che i lavori eseguiti davanti ad uno, o più, spettatori vengono considerati per quello che sono: esibizioni, per le opere d’arte si cerca altrove.

lunedì 20 ottobre 2025

La censura nel terzo decennio del XXI secolo

Quale “disegno” si cela dietro l’ottusità censoria nella storia dell’umanità ed in particolare al giorno d’oggi dove, l’accesso ad ogni genere di immagini è disponibile praticamente a chiunque?

Gustave Courbet – Donna con calze bianche, 1864 – olio su tela cm 65 x 81 – Barnes Foundetion, Philadelphia


Mi è capitato, facendo una ricerca su Gustave Courbet, di trovarmi di fronte a riproduzioni fotografiche di opere a cui avevano apposto un bollino nero (o una sfocatura strategica) su alcune parti del corpo nudo femminile.

Nell’epoca della pornografia accessibile a tutti come è possibile che un nudo pittorico debba essere ancora censurato?

Ho provato ad entrare nella testa di questi soggetti (all’inizio è difficile in quanto la parete cranica è spessa, ma una volta entrati c’è tutto lo spazio che uno desidera) e prendere in considerazione le loro motivazioni, asseriscono che gli interventi censori sono indispensabili (sempre parole loro) per evitare traumi e shock a persone sensibili davanti a tali dipinti.

Ammesso e non concesso che questo nel 2025 abbia un senso, mi chiedo perché non vi è un intervento simile su altri quadri che mostrano scene probabilmente più crude, un esempio può essere il capolavoro di Michelangelo Merisi, al secolo Caravaggio, il suo “Giuditta e Oloferne” è sicuramente potente, la violenza emerge in tutta la sua forza (non entro nel merito delle opere prese in considerazione). Davanti a questo dipinto una persona “sensibile” non potrebbe subire il tanto decantato shock?

Caravaggio – Giuditta e Oloferne, 1599-1602 ca. – Olio su tela cm 145 x 195 – Palazzo Barberini, Roma

Evidentemente la teoria sostenuta dai sempre attenti e presenti censori fa acqua da tutte le parti, infatti dove c’è censura c’è un nudo da nascondere (non vanno dimenticati i solerti bacchettoni che, probabilmente a causa di frustrazioni personali, segnalano indignati ogni possibile nudità).

Paradossalmente questi comportamenti si sono intensificati negli ultimi decenni, trenta o quarant’anni fa la censura agiva con meno attenzione, oggi le maglie si sono strette, a dimostrare, se ce ne fosse ancora bisogno, di una regressione sociale e culturale senza freni.

martedì 10 ottobre 2023

L'era della copia preferita all'originale

Strani giorni, viviamo strani giorni” cantavano Nicola Walker Smith e Franco Battiato nel lontano 1996, dopo quasi trent’anni quelle parole sono quanto mai attuali.

Roy Lichtenstein - Crack 1964

Non voglio scomodare i grandi sistemi globali ma fare luce su un piccolo particolare che ci fa capire che ci stiamo incamminando (o lo abbiamo già fatto) per un sentiero … strano.

Avevo già parlato della mostra intitolata “ da Monet a Warhol” (di cui propongo tre opere tra quelle esposte) che dal 19 maggio ha offerto agli abitanti, e a chi si trovava a passare, delle sponde del lago d’Iseo un interessante spaccato dell’arte dalla metà del XIX secolo agli anni ottanta del 900.

Questi sono gli ultimi giorni in cui si possono vedere opere di artisti come Picasso, Monet, Courbet e molti altri, che hanno scritto pagine fondamentali della storia dell’arte.

La rassegna ha avuto un buon riscontro di pubblico, specialmente i turisti, al punto che l’apertura è stata prorogata di un mese (doveva chiudere agli inizi di settembre) ma stranamente (forse nemmeno tanto) non ha suscitato l’interesse dei dirigenti delle scuole del territorio.

Ed è proprio qui che mi soffermo, le scuole primarie e secondarie di alcuni centri limitrofi a Sarnico (comune che ospita la mostra) hanno organizzato una visita ad un altro evento in corso in un altro comune in riva al lago, tutto bene, tutto bello ma …

Gustav Courbet - La scogliera a Etretat, 1869

Perché  chi di dovere ha deciso di portare gli studenti a queste ultime mostre ignorando quella di Sarnico? Perché nessuno ha portato i ragazzi a vedere le opere autentiche realizzate da artisti fondamentali per l’arte negli ultimi due secoli, ma non ha esitato ad accorrere a due rassegne che, grazie al titolo altisonante: “Nel cuore di Van Gogh e Caravaggio” hanno destato un interesse che non avrà un corrispettivo adeguato alla visione delle mostre stesse?

Ai nomi di Caravaggio e Van Gogh corrispondono delle semplici “riproduzioni fedeli di alcune opere dei due pittori”, dunque solo delle, seppur ottime, copie.

Niente in contrario a questo tipo di eventi (anche se li ritengo inutili artisticamente) infatti va molto di moda un qualcosa di simile dove le proiezioni dei dipinti ci fanno immergere, cosi ci dicono, nell’arte, ma almeno siamo di fronte a riproduzioni fotografiche.

Ammesso che una mostra fatta di copie possa avere un interesse artistico,mi chiedo perche portare i bambini e i ragazzi solo lì e non ad una mostra dove erano esposte delle opere originali?

Jean Baptiste Camille Corot - Paesaggio


mercoledì 15 febbraio 2023

Il Realismo come evoluzione del pensiero romantico, Gustave Courbet

Gustave Courbet – Funerale a Ornans, 1849-50  Olio su tela  cm 315 x 668   Musée d’Orsay, Parigi.


“ Ecco un innovatore, un rivoluzionario, persino. Ma che soggetto! La volgarità delle forme non sarebbe nulla, è la volgarità dell'idea e l’inutilità che sono abominevoli …”

Con queste parole Eugenè Delacroix da il “benvenuto” all’artista, e all’opera che, esattamente a metà ottocento, danno un fondamentale scossone al mondo dell’arte.

Qual è il motivo che spinge un grandissimo artista come Delacroix ad attaccare un’opera che, a suo dire, è realizzata da un pittore di grande talento?

La “bruttezza”, la volgarità, l’essere inutile sarebbero dati dalla rappresentazione del nulla, un funerale in un paese, Ornans, situato in una zona marginale della Francia, personaggi senza un “nome”, mesti, malvestiti, sporchi, figure appartenenti al ceto più basso della scala sociale francese, rappresentati con colori scuri in una tetra giornata tardo autunnale, una cerimonia che vuole dare l’estremo saluto ad uno sconosciuto.

Il romanticismo, di cui Delacroix è uno dei maggiori esponenti, esaltava la figura dell’eroe o del concetto eroico nell’elevazione dell’idea di popolo e nazione, il realismo, che nasce con Courbet e che vede il suo “manifesto” con quest’opera, si pone l’obbiettivo di rappresentare chi non ha voce, l’invisibile, in poche parole la gente comune.

Questo dipinto, di enormi dimensioni, manda un messaggio preciso, non esistono solo i grandi condottieri, nel mondo non ci sono solo la nobiltà e i vertici del clero, non si narra solo dei miti o delle divinità pagane, l’umanità è composta soprattutto da gente semplice, persone di cui nessuno è a conoscenza, quelli che vengono messi da parte, gli ultimi. O più semplicemente la gente “comune”, che nella sua infinita varietà, nelle sue peculiarità soggettive è tutt’altro che comune e di conseguenza deve essere raccontata.

Non sono pochi gli addetti ai lavori, critici, storici, artisti, che indicano nel realismo francese, in Courbet in particolare, la nascita dell’arte contemporanea, forse a 170 di distanza è difficile pensare al contemporaneo riferendosi alla metà del XIX secolo ma è innegabile che è in quegli anni che inizia una metamorfosi che avrà il suo apice all’inizio del secolo successivo e che ha spinto il suo “braccio” fino ai giorni nostri.