Siamo a Parigi, anno 1905, ad una mostra, una sala è dedicata a quadri la cui caratteristica principale è data da colori fiammeggianti, intensi e contrastanti, i dipinti sono eseguiti con grande passione ed entusiasmo.
Un critico d’arte, Lois Vauxcelles, osservando le opere esposte, con un tono quasi disgustato definisce gli artisti: fauves (belve, selvaggi), altre fonti citano: cage aux fauves (gabbia di belve), da questo momento questo appellativo diventa il nome del movimento.
La natura selvaggia, l’intensità espressiva dei colori applicati con pennellate dinamiche e in profondità, l’evocazione di mondi fantastici dove la gioia è rappresentata dalla vivacità cromatica e da forti emozioni.
Derain, Van Doghen, Matisse, Vlaminck (nell’immagine, Ottobre), sono alcuni degli artisti che hanno fatto parte del gruppo che si scioglie solamente tre anni dopo.
La grande prospettiva su Cezanne dell’anno precedente è la causa delle diverse direzioni artistiche che alcuni di loro hanno intrapreso, fondamentale anche la veloce crescita del cubismo che contribuisce a rompere la già debole unità del movimento.
(Alcune nozioni del testo sono tratte da : The art book)