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Robert Rauschenberg – Serbatoio, 1961 – Olio, matita, tessuto, legno, gomma e metallo - cm 217,2 x 158,8 x 39,4 cm
National Museum of American Art, Washington
Opera che va oltre
il dipinto bidimensionale, gli oggetti inseriti lo trasformano in una scultura,
due orologi, una ruota, una rudimentale “mensola”, una trave che attraversa il
dipinto, tutto questo per uno spessore di quasi 40 centimetri.
Siamo agli inizi
degli anni sessanta del secolo scorso, periodo di ribellione, critica sociale e
ricerca spasmodica di un definitivo cambiamento, il pittore texano però non va
nella direzione della critica sociale ma è alla ricerca di quella “rottura” che
finalmente si scollega dal concetto classico di arte, sganciarsi
definitivamente dalla tradizione.
“Serbatoio” di
idee? Serbatoio di visioni sopite? O Serbatoio
di speranze senza speranza?
Cosa voglia dirci,
o rappresentare, con quel titolo non è chiaro, sembra comunque sottolineare che
si tratta di un contenitore, di cosa possiamo solo provare a comprenderlo.
La struttura è
molto vicina all’astrattismo, i due
orologi infatti pur facendo parte dell’opera hanno il compito di “indicare” il
tempo che passa, quello in alto segna l’orario d’inizio dell’opera, quello in
basso l’ora in cui Rauschenberg ha concluso il suo lavoro.
È lo stesso artista
a sottolineare il suo obbiettivo, cercare di inserirsi nello spazio che divide
l’arte dalla vita, in questo modo cerca di creare un cuscinetto che permetta ai
due “mondi”, apparentemente diversi, di comunicare fino a fondersi.
Le opere dell’artista
di Port-Arthur sono state fonte d’ispirazione per la nascita della Pop Art
americana, una visione che si è evoluta partendo dal concetto popolare
britannico e che ha avuto il pieno sviluppo negli Stati Uniti.