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domenica 5 marzo 2023

L'immagine artistica della musica

Le copertine degli album realizzate da grandi artisti sono opere d’arte in quanto tali o per il semplice motivo che sono state “disegnate” da un artista?

L’immenso mondo delle copertine dei vari LP ci ha regalato perle di valore assoluto, molte sono entrate nella storia per ciò che gli album hanno rappresentato, altre per l’immagine che diventa icona indipendentemente dal disco.


Per dare un giudizio globale dovremmo scandagliare l’intero panorama musicale da decenni a questa parte, cosa complessa soprattutto per quello che un LP rappresenta per ognuno di noi.

Trascuriamo per un momento l’insieme prendendo in considerazione un piccolo “spezzone” dei questo vasto mondo, ho scelto a caso (più o meno) alcune opere realizzate da artisti che hanno scritto la storia dell’arte degli ultimi 60 70 anni.

Lasciamo da parte le celebri copertine di Andy Warhol, dalla “banana” dei “The Velvet Undergound & Nico” al famosissimo album degli Stones, in questo caso le copertine sono opere d’arte in quanto hanno trasmesso una visione fino ad allora mai presa in considerazione.

Altri sono i casi da prendere in considerazione, quand'è che il nome dell’artista orienta lo spettatore? Quanto, al contrario, l’opera riesce ad andare oltre il nome che l’ha creata?

Ne propongo alcune dandone una personalissima interpretazione, lettura che si slega (operazione non proprio corretta) da ciò che il disco ci offre. 

Prendiamo ad esempio Damien Hirst, con “Ali in the Jungle” dei The Hours  sembra ricalcare uno schema già visto e riproposto in tutte le salse, con “I’m With You“, dei Red Hot Chili Peppers  sa, al contrario, andare al di là dei suoi schemi abituali, pur rimanendo fedele ai suoi dettami.

Poco originali “Artpop” di Lady Gaga realizzato da Jeff Koons, sembra eseguire lo schema pseudo artistico del periodo "Staller", e “Think Tank” dei Blur ad opera di Banksy che copia sé stesso per l’ennesima volta.

“Let’s Dance” di  David Bowie è lo specchio di Keith Haring, un marchio di fabbrica per un artista che a causa della precoce scomparsa non ha potuto evolvere il proprio sguardo artistico, resta l'impronta iconica, sicuramente legata a quegli anni ma che è entrata nell'immaginario collettivo.

Andres Serrano artista di primissimo piano che con “Load” dei  Metallica ricalca una controversa tecnica che mischia il sacro con il profano, anche in questo caso copertina d’effetto ma l’idea non è innovativa, inoltre sembra autocelebrarsi senza prendere in considerazione ciò che dovrebbe rappresentare.

Molto interessante “Live in Shanghai”  di Day & Taxi dove Ai Weiwei riesce a trasmettere la sensazione di un ribaltamento apparente che a prima vista non si percepisce.

Robert Mapplethorpe  con “Night Work”  degli Scissor Sisters si perde tra la provocazione sensazionalistica (che in fondo non è riuscita) e il tentativo di dare vita a qualcosa di nuovo (anche in questo caso non sembra riuscirci) peccato perché sembrerebbe giusta la strada intrapresa.

Con “One Hit (To The Body)” dei  Rolling Stones  Francesco Clemente emerge con prepotenza, esteticamente efficace, mantiene un equilibrio complesso reggendo il peso degli Stones, potrebbe sembrare ininfluente ma certi nomi si sentono eccome.

Chiudo con “By the Way” dei Red Hot Chili Peppers opera di  Julian Schnabel, visivamente forse la copertina più “bella” (con tutte le virgolette del caso) tra quelle proposte, probabilmente quella che più rappresenta lo stile del gruppo o del cantante, veri “padroni del disco.

Queste mie interpretazioni si elevano (o si abbassano) staccandosi dai brani inclusi nei vari album, si tratta solamente di un piccolo viaggio in un mondo che vede incrociarsi l’arte della pittura, della fotografia e, naturalmente, della musica.

“Ali in the Jungle” The Hours – Damien Hirst

I’m With You“ Red Hot Chili Peppers - Damien Hirst

“Artpop” Lady Gaga - Jeff Koons

“Think Tank” Blur - Banksy

“Let’s Dance” David Bowie – Keith Haring

"Load" Metallica - Andres Serrano

“Live in Shanghai” Day & Taxi - Ai Weiwei

“Night Work” Scissor Sisters – Robert Mapplethorpe

“One Hit (To The Body)” The Rolling Stones – Francesco Clemente

“By the Way” Red Hot Chili Peppers – Julian Schnabel

sabato 6 novembre 2021

Deviazioni, le strade del mercato dell'arte

“Il mercato dell’arte oggi è truccato da valori che non tutti condividono, siamo proprio tutti d’accordo che il teschio ricoperto di diamanti di Damien Hirst valga veramente cinquanta milioni di sterline?

Siamo tutti d’accordo che un semplice calco di una scultura classica, a cui viene aggiunta una sfera, possa valere milioni di dollari?”

(Salvatore Settis)

Questa riflessione dello storico dell’arte calabrese mette in evidenza lo sbilanciamento del mondo dell’arte in favore della speculazione ai danni dell’arte stessa.

Ad avvalorare questa preoccupazione, o perlomeno ad assecondare i dubbi di Settis, ci sono le parole di Alessia Zorloni, economista, docente universitaria, personaggio di spicco nel mercato dell’arte, che in più interviste ha sottolineato “quando vado ad una fiera seguo sempre il mio istinto, se qualcosa non mi piace al primo sguardo non perdo tempo ad approfondire, passo oltre, se invece mi piace allora inizio una mia personale ricerca”.

Se si trattasse di un appassionato, di un collezionista, questo metodo potrebbe anche andare bene, ma quando a parlare in questi termini è una persona che “dirige” il mercato, ne influenza le tendenze, ecco che le storture vengono a galla.

Poi ecco l’intervista a Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima, la fiera d’arte di Torino, che a sua volta capovolge ciò che afferma la Zorloni, Bonacossa sottolinea quanto sia importante, per i collezionisti e per tutte quelle figure che ruotano attorno all’arte contemporanea un determinato comportamento: “raccomando a tutti di fermarsi ad approfondire e riflettere davanti ad un’opera che al primo sguardo non ci piace è in questi casi che si scopre la grande arte, certo i colpi di fulmine non vanno esclusi ma spesso i grandi amori nascono e crescono con il tempo”.

Pareri contrastanti che ci mostrano quanto l’arte, e in particolare il mercato dell’arte, siano fondati su concetti soggettivi, chi si limita a ciò che piace, chi si affida (spesso con eccessivo ottimismo) al proprio intuito, chi invece decide di andare in profondità.

Quale sia il mio “orientamento” è facile intuirlo (anche se fondamentalmente non è di grande importanza) ma questo non toglie che ogni pensiero, ogni visione non debbano mai essere esclusi anzi, sono quella fonte di informazioni alla base della nostra e altrui crescita.


Nelle immagini, in alto: Damien Hirst - For the love of God.  In basso: Jeff Koons - Gazin Ball (Torso del Belvedere)