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sabato 23 ottobre 2021

Nutrire l'arte con la passione (e non solo) Giovanni Anselmo

Giovanni Anselmo – Senza titolo (Scultura che mangia) 1968

Granito, rame e lattuga

Collezione privata



Un blocco di granito legato, mediante un filo di rame, ad un pilastro dello stesso materiale, tra i due blocchi è inserito un cespo di insalata.

L’opera senza titolo, conosciuta come “Scultura (o struttura) che mangia” viene realizzata nel 1968 dall’artista piemontese Giovanni Anselmo, noto esponente dell’arte povera.

Come spesso accade di fronte ad opere come questa si resta spiazzati, senza alcuna indicazione ci si deve fermare a riflettere per venirne a capo.

Partiamo dai materiali, il granito, che rappresenta l’eternità e l’insalata simbolo dell’effimero, il primo resiste nel tempo facendo la storia, il secondo scompare dopo pochissime ore e non lascia nulla dietro di sé.

Anselmo realizza un’unione in cui i due materiali non possono fare a meno l’uno dell’altro, a fare da legante troviamo un terzo componente, il filo di rame anch’esso imprescindibile per il mantenimento della scultura.

Questo però non basta, è necessaria un’altra presenza, quella umana, infatti senza l’intervento di quest’ultimo  la struttura perderebbe presto il proprio equilibrio finendo per scomporsi.

Tra i due blocchi di granito è inserita l’insalata che fa da spessore, nel giro di pochi giorni (o di poche ore) quest’ultima inizia a deteriorarsi perdendo la propria consistenza, a quel punto viene meno il “cuscinetto” verde tra i due blocchi a cui non resta che dividersi, il più piccolo cadrebbe a terra mettendo fine alla scultura.

Per mantenere intatta l’opera il proprietario deve quotidianamente intervenire per sostituire l’insalata marcescente con una fresca, solo cosi il lavoro di Anselmo continuerà ad esistere.

L’uomo nutrendo il granito con un semplice cespo di verdura mantiene in vita la scultura, ma soprattutto mantiene vivo il concetto artistico del geniale scultore.

L’arte viene dunque alimentata dalla passione, una semplice dimenticanza è sufficiente per cancellare l’idea, naturalmente l’idea stessa può essere ripristinata rimettendo al loro posto i vari componenti ( Giovanni Anselmo ha allegato alla scultura le istruzioni che indicano come e dove devono essere posizionati) la “struttura” riprenderebbe a vivere ma che da quel preciso istante necessita di cure quotidiane, imprescindibili per l'eternità dell'opera.