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martedì 21 aprile 2026

La natura è un'opera d'arte?

La natura non è in grado di produrre opere d’arte, quelle sono appannaggio del genere umano, la natura va oltre, crea dal nulla la bellezza, ogni istante è unico e irripetibile, ogni momento è l’espressione suprema della luce, l’essenza assoluta dell’irraggiungibile.

Foto by Camilla Roggeri - Okanagan Falls, Canada

Perché allora davanti ad un tramonto, ad un paesaggio montano, alle limpide acque di un atollo tropicale, ci lasciamo andare alla fatidica frase: “è un’opera d’arte”?

La risposta è nel fatto che si considera arte tutto ciò che istintivamente ci piace, quella bellezza estetica che ci fa stare bene nell’immediato.

A confermare tutto questo è la repulsione che molti provano davanti ad opere che non hanno lo stesso effetto immediato, quei dipinti o sculture che si scontrano con il comune concetto di “bello” al punto che non vengono considerate opere d’arte, anzi.

La bellezza è si soggettiva ma in fondo definire tale una qualsiasi cosa è difficile e spesso va a scontrarsi con il punto di vista altrui.

È bello solo quello che ci piace o una cosa è bella anche se per noi non lo è? E poi l’opera d’arte è solo quello che consideriamo bello o è arte anche ciò che apparentemente non ha nulla che si allinei al nostro personale canone di bellezza?

Ma la domanda principale è un’altra, può essere bello qualcosa di “brutto”?

Una giornata uggiosa è comunemente definita brutta, un paesaggio sotto la pioggia può essere definito bello, la fotografia o il dipinto di tale paesaggio possono essere definiti opere d’arte, nonostante il paesaggio stesso, da alcuni punti di vista, non lo sia.

La natura è affascinante, ci piace o ci disturba, è comunque meravigliosa, un dipinto è ipnotizzante o sconcertante, ci piace o lo detestiamo, è comunque opera d’arte, almeno partendo dai dati che abbiamo elencato, cosa non lo sia … beato (o dannato) chi ha la risposta.

Spoiler: io non ce l’ho (per quanto questa informazione possa avere un valore).

sabato 25 maggio 2019

Old and Wise, Alan Parson Project


Fin dove i miei occhi possono vedere
Ci sono ombre che si avvicinano e per quelle che mi sono lasciato alle spalle vorrei farti sapere che hai sempre condiviso i miei pensieri più profondi, mi segui ovunque vado.
E quando sarò vecchio e saggio le amare parole significheranno poco per me, i venti d’autunno mi passeranno attraverso e, qualche giorno nella nebbia del tempo, quando mi chiederanno se ti conoscevo sorriderò e dirò che eri mio amico.
E la tristezza sparirà dai miei occhi.
Quando sarò vecchio e saggio
Fino a dove i miei occhi possono vedere
Ci sono ombre che mi circondano e per quelle che mi lascio alle spalle voglio che tutti sappiano che tu hai sempre condiviso con me i momenti più bui, mi mancherai quando me ne andrò.
E quando sarò vecchio e saggio parole pesanti che mi hanno scosso e spinto come i venti d’autunno mi passeranno attraverso e, qualche giorno nella nebbia del tempo, quando ti chiederanno se mi conoscevi ricordati che tu eri mio amico.
Fino a quando l’ultimo velo calerà sui miei occhi.
Quando sarò vecchio e saggio
Fino a dove i miei occhi possono vedere.



Poesia, intensa poesia.

Il singolo del gruppo britannico Alan Parson Project viene pubblicato nel 1982, è un estratto dall’album Eye in the sky. La voce che accompagna la malinconica melodia è del cantante degli Zombies Colin Blunstone.

Testo intenso ed enigmatico, come si deve ad un’autentica opera d’arte lascia spazio a molteplici sfumature interpretative, infatti è difficile comprendere fino in fondo quali siano le “strade” dell’anima percorse da questo brano.

Il testo o la traduzione non si prestano facilmente ad un’organizzazione “in versi”, parte dello stesso sembrerebbe vertere ad una stesura in prosa.
Parole che raccontano di un testamento proiettato in un futuro (prossimo o meno poco importa ed è lasciato alla sensibilità e allo stato d’animo dell’ascoltatore) dove si farà un bilancio sentimentale e spirituale.

A chi è dedicato questo brano?
Ad una persona speciale, un amore, un amico (o amica, le traduzioni lasciano aperte entrambe le porte) ad un figlio/a, fino alla propria anima, quest’ultima è un’interpretazione più difficile da inserire anche se più affascinante.

Molti i passaggi di grande emozione, le “ombre che si avvicinano e quelle che mi sono lasciato alle spalle” esprimono i momenti difficili che la vita ci impone, ma “quando sarò vecchio e saggio le amare parole significheranno poco per me, i venti d’autunno mi passeranno attraverso” esprime il senso di pace e serenità che inevitabilmente il tempo ci concede.

Prima di lasciarvi al brano dove la musica ci conduce in luoghi remoti, malinconici e fondamentalmente pregni di magia, ci sono due passaggi che anche estrapolati dal testo esprimono l’essenza della vita stessa :
“E la tristezza sparirà dai miei occhi
Quando sarò vecchio e saggio
Fino a quando l’ultimo velo calerà sui miei occhi”

(le foto sono di Camilla Roggeri. in alto "Lo sguardo del tempo", in basso "L'infinito")