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giovedì 20 luglio 2017

Lieve atmosfera spirituale, Dante Gabriel Rossetti.


Autore:   Dante Gabriel Rossetti
(Londra, 1828 - Birchington, 1882)
 
Titolo dell’opera: Ecce Ancilla Domini ( Annunciazione) – 1849-50
 
Tecnica: Olio su tela
 
Dimensioni: 72 cm x 41 cm
 
Ubicazione attuale:  Tate Gallery, Londra.




Il titolo riprende la frase che Maria rivolge all’arcangelo Gabriele in segno di assoluta disponibilità ad aderire al disegno divino.

Rossetti, pur ispirato dalle opere rinascimentali con il medesimo soggetto, propone una visione moderna che si distingue dai canoni del tempo.

L’angelo si presenta in forma umana e indossa una veste completamente bianca la stessa veste indossata dalla Vergine quasi a sancire una parità di ruoli tra la giovane donna ed il messaggero di Dio.

L’arcangelo porta con se un giglio, simbolo di purezza e lo dona a Maria che, seduta sul piccolo giaciglio, si ritrae visibilmente spaventata dall’improvvisa apparizione.

La quasi totale predominanza del bianco viene interrotta dal giallo dorato delle aureole che incorniciano i volti dei protagonisti e dalle piccole fiamme scaturite dai piedi dell’angelo a sottolinearne la provenienza soprannaturale.

La stola rossa, il telo azzurro, aggiunti alla presenza della colomba simbolo dello spirito santo, confermano la precisa collocazione simbolica di tutti gli oggetti presenti nel dipinto, unica via di fuga è data dall’apertura sullo sfondo che diminuisce, anche solo parzialmente, il senso di claustrofobica pressione.

Come modelli per questa scena Rossetti ha usufruito della collaborazione del fratello William Michael per l’angelo e della sorella Christina per La Vergine.


 

venerdì 21 aprile 2017

Lady of Shalott, Lord Alfred Tennyson

Alfred Tennyson


Struggente, tragico e intenso poema di Tennyson, la storia della dama del lago che per una maledizione non può volgere lo sguardo verso la mitica Camelot pena la perdita della propria vita. Sarà l'amore per un cavaliere che muterà il corso della sua esistenza.
Ci lascia senza parole la frase finale del giovane che, malgrado il tragico epilogo, ammanta il tutto di romanticismo.
La storia ha ispirato numerosi pittori tra cui  John William Waterhouse, William Holman Hunt e Dante Gabriel Rossetti.
 

 
 

La signora di Shalott.

Arthur Hughes
Lungo entrambe le rive del fiume si stendono
vasti campi di orzo e segale
che rivestono la brughiera fino a incontrare il cielo;
e attraverso i campi corre la strada
verso la turrita Camelot;
e la gente va e viene,
guardando dove i gigli sbocciano
attorno all’isola, lì sotto,
l’Isola di Shalott.
 
Salici impalliditi, pioppi tremuli,
lievi brezze si oscurano e fremono
nella corrente che scorre perpetua
intorno all’isola nel fiume,
fluendo verso Camelot.
Quattro mura grigie, quattro torri grigie
sovrastano un prato di fiori,
e l’isola silenziosa dimora

G. E. Robertson
la Signora di Shalott.
 
Solo i mietitori, falciando mattinieri,
nell’orzo barbuto
odono una canzone che echeggia lietamente
dal fiume che limpido si snoda,
verso la turrita Camelot.
E sotto la luna lo stanco mietitore,
ammucchiando covoni sull’arioso altipiano,
ascoltando sussurra «È la maga»
la Signora di Shalott.
 
Lì intesse giorno e notte
una magica tela dai colori vivaci.
Ed aveva sentito una voce secondo cui
una maledizione l’avrebbe colpita
se avesse guardato verso Camelot.
Non sapeva quale fosse la maledizione.
E così tesseva assiduamente,
ed altre preoccupazioni non aveva,
la Signora di Shalott.
 

John William Waterhouse
E muovendosi attraverso uno specchio limpido
appeso di fronte a lei tutto l’anno,
ombre del mondo appaiono.
Lì vede la vicina strada maestra
snodarsi verso Camelot;
ed a volte attraverso lo specchio azzurro
i Cavalieri giungono cavalcando a due a due
lei non ha alcun Cavaliere leale e fedele,
la Signora di Shalott.

Ma con la tela ancor si diletta
ad intessere le magiche immagini dello specchio,
perché spesso attraverso le notti silenti
un funerale con pennacchi e luci
e musica andava a Camelot;
o quando la luna era alta,
venivano due innamorati sposati di recente.
«Mi sto stancando delle ombre» disse
la Signora di Shalott.
 

J. A. Grimshaw
A un tiro d’arco dal cornicione della sua dimora,
lui cavalcò fra i mannelli d’orzo.
Il sole giunse abbagliante fra le foglie,
e splendente sui gambali di ottone
del coraggioso Sir Lancelot.
Un cavaliere con la croce rossa perpetuamente inginocchiato
ad una dama nel suo scudo,
che scintillò sul campo giallo,
presso la remota Shalott.

La sua fronte ampia e chiara scintillò al sole;
con zoccoli bruniti il suo cavallo passava;
da sotto il suo elmo fluirono, mentre cavalcava,
i suoi riccioli neri come il carbone,
Mentre cavalcava verso Camelot.
Dalla riva e dal fiume
egli brillò nello specchio di cristallo,
“Tirra lirra” presso il fiume
cantò Sir Lancelot.
 

Walter Crane
Lasciò la tela, lasciò il telaio,
fece tre passi nella stanza,
vide le ninfee in fiore,
vide l’elmo ed il pennacchio,
e guardò verso Camelot.
La tela volò via fluttuando spiegata;
lo specchio si spezzò da cima a fondo
«La maledizione mi ha colta» urlò
la Signora di Shalott.
 
Nel tempestoso vento dell’est che sferzava,
i boschi giallo pallido si indebolivano
l’ampio fiume nei suoi argini si lamentava.
Dal cielo basso la pioggia scrosciava
sopra la turrita Camelot;
lei discese e trovò una barca
galleggiante presso un salice,
e intorno alla prua scrisse
la Signora di Shalott.

Dante Gabriel Rossetti
 
Ed oltre la pallida estensione del fiume
come un’audace veggente in estasi,
che contempli tutta la propria mala sorte -
con una espressione vitrea
guardò verso Camelot.
E sul finir del giorno
mollò gli ormeggi, e si distese:
l’ampio fiume la portò assai lontano,
la Signora di Shalott.
 
Si udì un inno triste, sacro
cantato forte, cantato sommessamente
finché il suo sangue si freddò, lentamente
ed i suoi occhi furono oscurati completamente,
volti alla turrita Camelot.
Prima che, portata dalla corrente,
raggiungesse la prima casa lungo l’argine
canticchiando il proprio canto morì
la Signora di Shalott.


William Holman Hunt
Sotto la torre ed il balcone
vicino il muro del giardino e la loggia
lei galleggiò, figura splendente
di un pallor mortale, tra le case alte
silente dentro Camelot.
Vennero sulla banchina
il cavaliere, il cittadino, il Signore e la Dama
e intorno alla prua lessero il suo nome
La signora di Shalott

 
 
Chi è? Che c’è qui?
Nel vicino palazzo illuminato
si spensero i regali applausi
e, per la paura, si segnarono
tutti i cavalieri di Camelot.
Ma Lancillotto rifletté per un po’
E disse «Ha un bel viso;
Dio nella sua misericordia le conceda la pace
La Signora di Shalott».

mercoledì 24 agosto 2016

Sogni di primavera. Dante Gabriel Rossetti.


Autore:   Dante Gabriel Rossetti

Titolo dell’opera: Il sogno a occhi aperti (Monna primavera) – 1880

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 159 cm x 93 cm

Ubicazione attuale:  Victoria and Albert Museum, Londra.
 
 
 


Resta sconosciuto il contenuto dei pensieri della donna, lo sguardo perso oltre l’orizzonte, l’espressione sognante che evidenzia uno stato di grande emozione.

Un libro è abbandonato in grembo mentre la mano sinistra trattiene senza forza, quasi abbandonata, una rosa.

Con la mano destra si aggrappa ad un ramo, sembra un accenno ad un abbraccio come se il gesto fosse rivolto ad un amore lontano.

Rossetti, come accade in altre opere, idealizza la figura femminile che appare nella sua dolcezza, sensualità e bellezza, circondata dalle infinite sfumature di verde. I rami degli alberi, le foglie e le pieghe dell’abito, ricamano una “nuvola” attorno al viso della giovane.

La primavera, sembra incarnarsi nella sognante figura della donna, che come accade in questa stagione, vede fiorire la speranza e il desiderio di un futuro forte di un’intensa passione.

martedì 17 marzo 2015

Greensleeves, dalla leggenda della tradizione popolare alla magia di Rossetti.


 
 

La leggenda vuole che l’autore del brano sia nientemeno che Enrico VIII d’Inghilterra, l’avrebbe scritto per la sua futura moglie, Anna Bolena. Si narra che quest’ultima coprisse una leggera malformazione della mano con delle lunghe maniche, da qui il titolo Greensleeves, “maniche verdi”.

Nella realtà l’autore rimane anonimo e pare che il brano sia stato scritto verso la fine del XVI secolo, quindi successivo alla morte di Enrico stesso, e che il titolo sia una modifica di un precedente Greenleaves “foglie verdi”.

La canzone, come tutti i canti di tradizione popolare è tramandata quasi esclusivamente per via orale, rare le trascrizioni in forma di manoscritto.

Non esiste copia del documento che testimonia l’effettiva nascita del brano ma sembra che il 1580 sia l’ufficiale anno di registrazione del debutto con il titolo di “A New Northern Ditty of the Lady Green Sleeves”.

Le prime tracce scritte si trovano nel 1584, ne “Le allegre comari di Windsor” di Shakespeare (1602) un personaggio cita per due volte “Greensleeves”.
Con il tempo le versioni musicali e il testo sono cambiati, molte le modifiche sia tecniche che strutturali, in circolazione si trovano testi anche molto diversi tra loro, oltre alla lunghezza cambia anche la sostanza.

Musicalmente viene mantenuta la struttura della ballata irlandese, anche se alcuni musicologi notano un’influenza melodica italiana, negli anni si sono moltiplicate le versioni più disparate, oltre alla versione classica si aggiungono i “formati” rock e metal.

Di ottimo livello la versione di Lorena McKennit, e di grande fascino l’esecuzione del gruppo tedesco Gregorian, e poetico il brano di “Celtic Leadies”(proposto nel video).

Svariate e spesso interessanti versioni eseguite al pianoforte, flauto, arpa ecc.




Volevo segnalare anche un dipinto dedicato a Lady Greenleedes di Dante Gabriel Rossetti.

Nel dipinto si nota la stoffa verde che ricopre il braccio destro della donna quasi a coprirlo, mentre l’altro braccio è completamente libero, Rossetti non indugia sulla malformazione presunta ma concentra l’attenzione sul viso elegante e risoluto della graziosa dama.

Lo sfondo completamente nero fa da cornice all’assoluta protagonista del quadro, opera impreziosita dal bellissimo gioco floreale in primo piano.


 
 
 
 


My Lady Greensleeves - D.G. Rossetti, olio su tela, cm 33.02 x 27,31.

Fogg Art Museum, Cambridge, Massachusetts, USA