“Un’opera d’arte è degna di questo nome solo se ha la forza di entrare in rapporto all’assoluto della vita e della morte.”
“L’arte è un ponte che porta verso l’assoluto”
“C’è opera d’arte quando quest’ultima si confronta con ciò
che appare come impresentabile e la morte è il luogo per eccellenza della “irrapresentabilità”.
La morte non ha immagine cosi come l’assoluto della vita.
Nella grande arte esiste un rapporto fondamentale tra l’immagine e ciò che non
ha immagine, la forza dell’immagine non è restituire ciò che esiste nella
realtà ma restituire quello che non ha immagine.”
Queste tre citazioni, la prima di Mark Rotkho, la seconda di
Carol Wojtyla, la terza di Massimo Recalcati ci danno il viatico per una
considerazione fondamentale sull’arte e sulla visione artistica che cerca di
raffigurare l’irrafigurabile.
Il punto cruciale viene ancora dalle parole di Recalcati:
“L’artista non si confronta con la realtà, con quello che semplicemente esiste,
si confronta con ciò che non esiste. L’arte è il reale che scuote la realtà”.
Realtà vs reale, potremmo intitolare cosi questo spunto, la
realtà è la cornice, la tela, il chiodo che sostiene il quadro, il luogo dove
il quadro è esposto, il reale è ciò che emerge dal dipinto, l’essenza stessa
dell’opera.
Può apparire una contraddizione o un nonsense ma solo in
questo modo possiamo fare una distinzione tra l’opera in quanto “struttura
materiale” e l’opera come espressione artistica.
Il fotografo ferma l’attimo, il paesaggio al tramonto è la
realtà, la poesia che trasmette è il reale, non è facile capire dove finisca
l’uno e inizi l’altro (un confine che sto cercando da molto tempo) ma con un
po’ d’impegno si può intravedere una vaga linea di demarcazione che ci indica
approssimativamente dove dobbiamo andare.
Jaques Lacan diceva: “siamo nel sonno della realtà”, l’arte
ci sveglia portandoci nel “reale”, dunque quest’ultimo altro non è che il luogo
della consapevolezza mentre la realtà è l’abitudine quotidiana che ripetendosi sistematicamente
intorpidisce i sensi lasciandoci privi di “vitalità”.
L’arte come risveglio dei sensi, oltre che delle coscienze, l’arte
ci apre un orizzonte che la nostra monotonia quotidiana ci impedisce di vedere.
(nell’immagine: Claudio Parmiggiani - Senza Titolo, 1995 - Vetro e pigmento su tavola, 100 x 140 cm. - Courtesy Galerie Meessen de Clercq, Bruxelles)