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sabato 10 gennaio 2026

Libertà di pensiero

Era in buona compagnia, nelle sale erano esposte, tra le altre, opere di Kandinskji, Chagall, Dix, Feininger, Marc, Ernst, Richter, El Lissitzky, Klee, Klein, Van Gogh, Mondrian, Grotz, Picasso, Braque, solo per citarne una piccola parte.

Jean Metzinger – L’ora del te, 1911 – Olio su cartone cm 75,9 x 70,2 – Museum of Art, Philadelphia


Jean Metzinger non era solo nel 1937 quando il regime nazista decise di “creare” un’esposizione di opere passate ai posteri come “Arte degenerata”.

L’intento era di mostrare tutto quello che non era arte (secondo i canoni del regime) la gente doveva vedere quello che era considerato contrario all’estetica e ai valori dell’arte ariana.

Come sempre il tempo ha dato il suo verdetto, se c’era qualcosa di “degenerato” non era certamente in quelle sale, forse senza rendersene conto hanno dato un’etichetta ai loro concetti, alle loro ideologie, facile oggi (anche se non per tutti) capire cosa fosse degenerato.

Nelle stanze i dipinti erano volutamente ammassati, appesi l’uno sopra l’altro, esposti senza una minima logica, l’obbiettivo era ridicolizzare le opere, i pittori e, soprattutto, il loro pensiero.

Allestire una mostra è complicato, è necessario fare in modo che le opere risaltino al meglio, comunichino tra di loro e con il pubblico, il regime puntò proprio sul contrario, dovevano apparire come un’accozzaglia di dipinti (di scarso o nullo valore, cosa sottolineata ripetutamente) senza capo ne coda.

Qual è stata la reazione dei visitatori? Facile intuirlo, i fanatici del regime, che ne condividevano i dettami, si lasciavano andare a risate di scherno (perlopiù forzate) mentre chi vedeva qualcosa di interessante reagiva allo stesso modo, andare controcorrente voleva dire subire ritorsioni tutt’altro che simboliche.

Quante volte abbiamo assistito a scene del genere, naturalmente facendo le dovute distinzioni tra i vari momenti storici, dove le ideologie dei singoli, o di gruppi ristretti, vengono imposte con metodi a volte subdoli altre in modo drammaticamente diretto.

La libertà sta proprio nel poter andare in direzione contraria indipendentemente dal pensiero corrente, prendo in prestito una frase attribuita a Frank Zappa: “Perché devi aver per forza torto solo se alcuni milioni di persone pensano cosi?”. (Citazione all’interno della sua autobiografia)

sabato 30 marzo 2019

La ricerca del "classico" proiettato al futuro, Jean Metzinger


Autore:   Jean Matzinger
(Nantes, 1883 – Paris, 1956)

Titolo dell’opera: Le bagnanti - 1912

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 148 cm x 106 cm

Ubicazione attuale:  Museum of Art, Philadelphia
(The Louise and Walter Arensberg Collection)





Metzinger ha sempre legato le sue esperienze creative a quello che lui stesso definiva il “creatore” del cubismo, Cezanne.

E’ evidente in questo dipinto la presenza dell’artista provenzale, le bagnanti di Cezanne si reincarnano in quelle di Metzinger pur isolate in un angolo rispetto alla struttura del quadro.

Anche Griss e Picasso, ma soprattutto Braque, “entrano”, più o meno in punta di piedi, nell’immaginario cubista di Metzinger, che riesce comunque, nonostante le numerose ed importanti “citazioni” a costruire un suo stile che unisce i resti del post-impressionismo alla visione più moderna.

L’opera parte da un punto fermo ossia il titolo, le bagnati sono il centro ideale della rappresentazione ma il contesto rurale è limitato ad un’area ristretta attorno alle due figure.

Salendo con lo sguardo gli alberi si fanno più imponenti ma al centro si apre uno squarcio che ci permette di osservare, pur con una sensazione di estrema tranquillità, qualcosa che va oltre l’essenza naturale del paesaggio, una struttura simile ad un ponte ferroviario appare imperiosa dietro le chiome degli alberi, viene spontaneo pensare al progresso tecnologico che si mostra, all’inizio con cautela  ma che inevitabilmente prenderà il sopravvento, sotto una nuova luce.