Maurice
Merlau-Ponty, riferendosi alle parole, distingueva tra “le parole parlate e le
parole parlanti”, se trasferiamo questo concetto nello spazio pittorico
possiamo trovarci di fronte a dipinti che si guardano e dipinti che ci
guardano?

Il confronto, il dialogo che il pittore, ma vale anche per l’osservatore, intavola
con l’opera rende quest’ultima eternamente mutevole, lo scambio, se sostenuto da basi solide, può
continuare all’infinito.
Paul
Klee lavorava spesso a più tele contemporaneamente, anche 12 o 13, ad un certo
punto si fermava, si sedeva di fronte ai quadri e ascoltava, osservava, sosteneva infatti
che “i quadri mi guardano”, sottolineando quanto fosse fondamentale la “parola”
dei dipinti nella realizzazione degli stessi.
Naturalmente
è diverso il dialogo che le opere hanno con l’artista rispetto al confronto con
lo spettatore, con il primo collaborano a creare l’insieme, con il secondo
discutono dell’eternità dell’arte.
Nelle immagini: sopra
Paul Cézanne: La Montagne Sainte-Wctoire (1904-1906) cm. 68
x 81 olio su tela, Zurigo Kunsthaus
sotto
Paul Klee : Twitterin Machine, 1922. cm 63,8 x 48,1 olio e inchiostro su carta, Museum of Modern Art, new York