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sabato 8 gennaio 2022

Il ventunesimo secolo, il ritorno dei secoli bui

I maggiori musei viennesi dall’Albertina al Leopold Museum  fino al Museo di Storia Naturale si sono arresi alla dilagante epidemia censoria dei social, Facebook, Instagram e Tik Tok intervengono ripetutamente segnalando, e di conseguenza rimuovendo, le immagini di dipinti e sculture i cui soggetti rappresentano delle nudità.

Schiele, Rubens, Gerstl, Modigliani, perfino la statuetta della "Venere di Willendorf, simbolo di maternità e fertilità, è stata ritenuta da Facebook pornografica e di conseguenza è stata rimossa. 

L’Ente del Turismo della capitale austriaca è corso ai ripari mandando un messaggio forte e provocatorio, ha aperto un account su OnlyFans, sito che offre contenuti per adulti.

La decisione ha naturalmente fatto discutere ma l’ente predisposto ha ribattuto che: ”volevamo denunciare la censura dell’arte, non è una decisione definitiva ma per il momento è l’unico mezzo possibile per promuovere le opere e i musei che le contengono”.

Opere che più di un secolo fa facevano discutere oggi vengono censurate, ma anche sculture e dipinti che non hanno avuto problemi in passato paradossalmente ne hanno ai giorni nostri.

E questo è solo uno dei molteplici atti censori in atto nei cosiddetti paesi sviluppati, un’atmosfera nauseabonda che ci riporta indietro nel tempo. Memorabile (e allucinante) la rimozione da Facebook della “Madonna D’Alba” di Raffaello (nell’immagine) il social ha rimosso la fotografia in quanto la nudità di  Gesù Bambino viene considerata “pornografia”.

Le varie piattaforme social sono aziende private e in quanto tali possono decidere autonomamente come comportarsi, ma chi ci sta dietro alla censura? Difficile pensare che un privato si comporti in questo modo (la censura diminuisce i profitti) se non vi è qualcuno che nell’ombra “foraggia” queste scelte.

Lo scaricabarile è costantemente in atto e le responsabilità ricadono sul fantomatico algoritmo, qualcuno pensa che l’algoritmo pensi e agisca autonomamente? Certo che no (o almeno spero che nessuno lo pensi, in questo caso la sanità mentale è compromessa) la censura fa comodo a qualcuno, le stesse persone a cui fa comodo il capro espiatorio, l’algoritmo appunto.

Tutto ciò però mette in luce un altro problema, le varie istituzioni pubbliche non hanno alternative all’affidarsi a piattaforme private, non ci sono altri sbocchi, i siti internet degli stessi musei non hanno quel “traffico” necessario per promuovere le proprie opere, le proprie iniziative, qui torniamo al solito punto di partenza, l’ingorgo che impedisce il fluire della divulgazione è dato dal pubblico che segue la corrente invece di cercare una navigazione ideale.

Chi, con coraggio e pazienza, è arrivato alla fine della lettura faccia le proprie considerazioni, la mia è che stiamo precipitando in un baratro senza fine.

martedì 31 dicembre 2019

"Riflessi" di fine anno


“Spesso i quadri se ne stanno là immobili, non parlano, muti, per me bisogna sempre andarli a stanare, sicuramente è una faccenda, in parte, di ignoranza, di consuetudine, di non averne visti abbastanza.


Quando li vado a stanare percorro lunghi sentieri con gente che mi guida, che mi porta, sentieri dentro di loro (i quadri), per come sono fatti, per come sono costruiti, ma in realtà, ad un certo punto, non basta neanche quello, sono sentieri molto lunghi per andare a prendere la loro bellezza e in parte, io ho questa impressione, diventano sentieri che non sono più dentro il quadro, non sono più sentieri dove lui è fatto in un certo modo, sono sentieri dove tu sei fatto in un certo modo, i dipinti sono specchi, nel caso migliore sono specchi e riflettono un qualcosa di cui noi non abbiamo un controllo completo.

Quello che cerchiamo nel cuore della loro bellezza in realtà è qualcosa che lo specchio restituisce e che noi non sappiamo di avere addosso … e si può camminare per lungo tempo"

(A. Baricco)



(nell'immagine :Raffaello Sanzio - Ritratto di donna (La velata), 1515-16
 olio su tela cm. 82 x 60,5
Galleria Palatina di palazzo Pitti, Firenze)



mercoledì 8 agosto 2018

Il colore e l'intervento del tempo.



La profonda ricerca del “senso” di un’opera d’arte mi ha portato ad una considerazione che ritengo fondamentale.


L’interpretazione, la lettura di un dipinto, un’analisi più o meno approfondita, si fanno con ciò che abbiamo davanti, con quello che vediamo in un preciso momento storico.

Questo significa che la “decodificazione” personale di un’idea altrui vale per ciò che osserviamo, tutto, o in parte, viene annullato da un particolare che tendiamo a sottovalutare: il tempo e l’intervento di quest’ultimo sui materiali.

Senza un adeguato “studio”, senza una conoscenza approfondita dell’invecchiamento del colore corriamo il rischio di “leggere” ciò che non è mai stato scritto.

Nell'immagine: 
Raffaello Sanzio 
Piccola Madonna Cowper, 1504-05. 
Olio su tavola cm 59 x 44. 
National Gallery of Art, Washington

venerdì 9 settembre 2016

L'unicità delle mamme e dei loro bambini. La pittura racconta.

Quale soggetto riesce a creare vortici di grande emozione più della madre con il proprio figlio?
Amedeo Modigliani - Zingara con bambino

Il mondo dell’arte ci ha trasmesso l’immagine dell’essenza della vita, lo ha fatto all’inizio mostrandoci il simbolo del legame vitale raffigurando la Vergine Maria e il figlio dell’uomo.

Un legame speciale, una simbologia assoluta a cui gli artisti hanno attinto a piene mani.

Con il passare del tempo madre e figlio si sono slegati dai canoni religiosi e hanno visto la loro rappresentazione nelle vesti più terrene, dalle madri aristocratiche ai bambini del popolo.

La pittura è riuscita nel corso dei secoli a mantenere la freschezza di un emozionante espressione dei più profondi sentimenti, il più intenso legame che unisce due persone dall’alba dei tempi ai giorni nostri.

Difficile scegliere le opere che immortalano le mamme e i bambini nell’arte, ho deciso di presentarne alcune senza però dare un preciso ordine cronologico, vi sono dipinti di varie epoche che mostrano la concezione che si è evoluta nel tempo ma che non scalfisce l'unione che lega le due figure.

 
Pieter Paul Rubens - Madonna con bambino

Pablo Picasso - Mamma



Artemisia Gentileschi - Madonna con bambino

Fernando Botero - Donna con bambino

Pieter De Hooch - Donna che allatta un infante con bambino e cane

Gustav Klimt - Le tre età della donna (particolare)

Jean Fouquet - Madonna del latte

Pierre Auguste Renoir - Bimbo con i giocattoli

Francesa Furin - Donna di etnia Himba con bambino

Juan Bautista Martinez del Mazo - Donna con bambino che dorme


Laura Cassetti - Madonna con bambino (Madonna in nero)

Léon Cogniet -  Le massacre des Innocents

 Bengt Lindstrom - Donna con bambino che piange

Mary Cassatt - Giovane madre che cuce

Charles W. Bartlett – Hawaiana con figlio

Clardemart - Mamma col bambino

Diego Rivera - La noche de los pobres

Egon Schiele - Madre e figlio

Raffaello Sanzio - Madonna con bambino 

Giovanni Bellini - Madonna con bambino

George de la Tour - Il neonato
 
Antonello da Messina - Trittico (particolare)
 
Carlo Carrà - Madre e figlio
 
Tamara de Lempicka  - Maternità
 

lunedì 19 gennaio 2015

L'incantevole Madonna di Raffaello.


Autore: Raffaello Sanzio

Titolo dell’opera: Madonna della seggiola – 1513-1514 circa

Tecnica: Olio su tavola

Dimensioni: 71 cm x 71 cm

Ubicazione attuale: Galleria Palatina, Firenze.


 
 
L’elegante poltroncina sulla quale siede la Madonna da il nome al dipinto, osservando attentamente si nota che non si tratta di una semplice seggiola, ma di un mobile di pregio, l’equivoco nasce dall'interpretazione popolare del gruppo, Raffaello unisce la raffinatezza della composizione alla semplicità dell’atmosfera, quasi domestica.
 
La Madonna presenta un abbigliamento e un’acconciatura insolitamente esotici, i colori della veste e del copricapo sono quantomeno inconsueti per l’epoca che prevede, per la Vergine, i tradizionali colori blu e rosso.
Indimenticabile lo sguardo della Madonna, che guarda direttamente l’osservatore, invertendo il rapporto con lo stesso: è lei che ci guarda e abbraccia il bambino quasi proteggendolo come se la nostra presenza la turbasse.
Gesù Bambino occupa il centro del dipinto, Raffaello con geniale e studiata applicazione geometrica ne definisce l’asse verticale che, dalla gamba sinistra passa dal gomito al naso del bimbo che, con il movimento dei piedi tradisce un po’ di fastidio per l’eccessiva stretta della madre.
San Giovannino, (lo si riconosce per la croce di canne e per l’abito di ruvide pelli) appare della stessa bellezza e grazia del bambino e della Madonna dando equilibrio all’intera opera.
L’esatto centro del dipinto è occupato dal gomito di Gesù, l’impressionante e totale controllo di Raffaello sull’opera è evidente dalla sporgenza del gomito stesso, che grazie ad un accurato gioco di luci, produce un’illusione visiva di una superficie convessa che da al quadro un moto circolare che ipnotizza l’osservatore e imprime al gruppo un effetto di arretramento e leggerissima deformazione, in particolare di San Giovannino.