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martedì 15 novembre 2022

La strada impervia è la preferita da chi sa viaggiare.

Max Ernst, il Leonardo del 900” questo è il titolo della retrospettiva dedicata all’artista tedesco a Milano.

Non voglio parlare della mostra ma del pensiero che scaturisce davanti a quel “Leonardo del 900”, carismatico, elegante, sfuggente, ma soprattutto complesso, Max Ernst non è certamente il pittore del 900 più conosciuto anche se è tra i più celebri.

Max Ernst - La Vergine sculaccia il bambino Gesù davanti a tre testimoni: Andre Breton, Paul Eluard e il pittore stesso. 1926 Olio su tela, cm. 196 × 130. Museo Ludwig, Colonia.


Leonardo da Vinci è stata la sua grande passione ma l’appellativo che gli viene dato va oltre, Ernst ha svariato su molti fronti artistici (pittore, scultore, attore) e ha accarezzato i vari movimenti che hanno dato vita all’arte del secolo scorso, Max è stato surrealista, dadaista, patafisica e metafisico, teorico dell’arte e creatore del dripping, tecnica che ha fatto la fortuna di Pollock.

L’accostamento con l’artista fiorentino in fondo non mi offre spunti particolari se non la curiosità che mi spinge a cercarli (questi ultimi) ma la ricerca di contatti con l’essenza delle due figure mi ha fatto comprendere la grandezza di Ernst e la sua forza, un mix tra il coraggio e la sfrontatezza, doti di cui abbondava.

Ha affrontato la pittura da autodidatta con alle spalle studi di arte, filosofia e psicologia, l'influenza del pensiero di Freud è evidente nell'intero percorso artistico.

Il dipinto che voglio proporre non è tra le più celebri da lui realizzati ma è un perfetto esempio della "strada" che aveva deciso di intraprendere, accusato di blasfemia con quest'opera ha attirato l’attenzione dei surrealisti, Chi conosce Max Ernst sa dove questo lo ha portato, in caso contrario la mostra di Milano è l’occasione di avvicinarsi al suo estro (questo non esclude che la mostra sia consigliata anche a chi lo conosce a fondo, anzi).

La Vergine Maria è ritratta mentre sculaccia il piccolo Gesù, la scena è naturalmente surreale, in un angusto spazioqui emerge la metafisica (dedica a De Chirico) la madre del figlio di Dio si comporta come una comune mamma (siamo nel 1926) l’aureola sul capo della donna non lascia spazio a dubbi, curiosamente l’aureola non circonda la testa del bambino, la troviamo a terra, se non ci sono dubbi sull’entità della madre non mancano su quella del bambino.

La scena però ha degli spettatori, tre volti si affacciano da una finestra, anche se sembra più un “ritaglio” di una scenografia teatrale (cosi come la posa dei personaggi) i tre sono, come sottolineato nel titolo, il pittore stesso, e due suoi amici, Paul Eluard e Andrè Breton, figura principale del movimento surrealista.

A cosa assistono i tre? Gesù che perde l’aureola è difficile da concepire, chi è dunque il bambino? Il pittore stesso ci da la risposta ma facciamo fatica a credere che sia cosi …