«Tantissima gente entra nei grandi
musei, quei musei che fanno tendenza, ma quanti sono quelli che usciti
ricordano cos’hanno visto?
Quanti entrano nei musei Vaticani senza
ricordare nulla di ciò che vi è esposto?
Troppi entrano al Louvre solo per vedere
la Gioconda, ma non vedono neppure quella, si limitano a dire di averla vista ».
Antonio Paolucci
Nike di Samotracia, 200-180 a.C. - Marmo pario h 245 cm. Museo del Louvre, Parigi
Questa denuncia, dell’allora direttore
dei Musei Vaticani, fa luce su un fenomeno che divide in due il mondo dell’arte
e in particolare il sistema museale di tutto il mondo.
Se da una parte l’afflusso crescente dei
visitatori riversa “ossigeno” nelle casse dei vari musei, dall’altra mette in
evidenza una crescente lacuna culturale.
Nel cercare di comprendere questo
fenomeno di massa i pro e i contro sono evidenti ma i punti che considereremmo
positivi sono in numero inferiore.
I pro sono legati all’afflusso di denaro
e alla possibilità che un numero sempre maggiore di persone di accedere ai
luoghi canonici dell’arte.
Il lato economico però si concentra sui
musei più noti, il flusso delle masse si dirige esclusivamente nei luoghi più celebri, non importa quali opere custodisca (un’eccezione è la “Gioconda”) è il
nome del museo che attira i visitatori.
Se questo è un bene per alcuni, non lo è minimamente per la maggioranza degli altri musei, economicamente sono una piccolissima
minoranza a trarne beneficio.
L’altro lato positivo potrebbe essere
quello legato all’allargamento dei potenziali fruitori dell’arte, quello che
qualche decennio fa era un’esclusiva di una elite oggi è a portata di mano di
moltissima gente.
C’è però un rovescio della medaglia, l’esclusione
dei musei più piccoli o comunque meno conosciuti (si parla di percentuali enormi,
stime vanno da un 90 ad un 99 % dei casi) rende il sistema squilibrato e di
conseguenza estremamente fragile, senza appunto un equilibrio è destinato a
crollare.
L’altro argomento si riallaccia alle
parole di Paolucci, la maggioranza della marea di gente che si riversa nei vari
“santuari” dell’arte non è minimamente consapevole di ciò che va a vedere e di
quello che, all’uscita, ha visto.
Il mio pensiero si basa su dati
raccolti, da varie interviste ai dirigenti che non nascondono quanto sia
sbilanciato il confronto tra il numero dei visitatori e la effettiva coscienza
degli stessi riguardo a ciò che hanno di fronte.
Se a tutto questo sommiamo la corsa ai
cosiddetti selfie da esibire sui social ecco che tutto torna, l’esempio lampante
è un sevizio di qualche giorno fa riguardo ai numerosi visitatori si affollano
davanti alla Monna Lisa al Louvre: «… migliaia di visitatori entusiasti con in
mano uno smartphon per farsi un selfie con la Gioconda …».