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martedì 16 agosto 2022

La conoscenza del gesto, la comprensione dell'opera, Lucio Fontana

 

“Un giorno un noto chirurgo venne nel mio studio e notando una mia opera mi disse che quei buchi li sapeva fare anche lui.

Gli risposi che una gamba la so tagliare anch’io ma nel mio caso il paziente sarebbe morto mentre con lui la faccenda sarebbe stata diversa”.

Lucio Fontana


Ci sono “gesti” che possiamo fare tutti ma non tutti comprendono la genesi del gesto stesso e ne sanno indirizzare il percorso.


Lucio Fontana - Concetto spaziale (1965)

sabato 4 giugno 2022

L'arte e la moda "museale".

«Tantissima gente entra nei grandi musei, quei musei che fanno tendenza, ma quanti sono quelli che usciti ricordano cos’hanno visto?

Quanti entrano nei musei Vaticani senza ricordare nulla di ciò che vi è esposto?

Troppi entrano al Louvre solo per vedere la Gioconda, ma non vedono neppure quella, si limitano a dire di averla vista ».

 Antonio Paolucci


Nike di Samotracia, 200-180 a.C. - Marmo pario h 245 cm.   Museo del Louvre, Parigi

Questa denuncia, dell’allora direttore dei Musei Vaticani, fa luce su un fenomeno che divide in due il mondo dell’arte e in particolare il sistema museale di tutto il mondo.

Se da una parte l’afflusso crescente dei visitatori riversa “ossigeno” nelle casse dei vari musei, dall’altra mette in evidenza una crescente lacuna culturale.

Nel cercare di comprendere questo fenomeno di massa i pro e i contro sono evidenti ma i punti che considereremmo positivi sono in numero inferiore.

I pro sono legati all’afflusso di denaro e alla possibilità che un numero sempre maggiore di persone di accedere ai luoghi canonici dell’arte.

Il lato economico però si concentra sui musei più noti, il flusso delle masse si dirige esclusivamente nei luoghi più celebri, non importa quali opere custodisca (un’eccezione è la “Gioconda”) è il nome del museo che attira i visitatori.

Se questo è un bene per alcuni, non lo è minimamente per la maggioranza degli altri musei, economicamente sono una piccolissima minoranza a trarne beneficio.

L’altro lato positivo potrebbe essere quello legato all’allargamento dei potenziali fruitori dell’arte, quello che qualche decennio fa era un’esclusiva di una elite oggi è a portata di mano di moltissima gente.

C’è però un rovescio della medaglia, l’esclusione dei musei più piccoli o comunque meno conosciuti (si parla di percentuali enormi, stime vanno da un 90 ad un 99 % dei casi) rende il sistema squilibrato e di conseguenza estremamente fragile, senza appunto un equilibrio è destinato a crollare.

L’altro argomento si riallaccia alle parole di Paolucci, la maggioranza della marea di gente che si riversa nei vari “santuari” dell’arte non è minimamente consapevole di ciò che va a vedere e di quello che, all’uscita, ha visto.

Il mio pensiero si basa su dati raccolti, da varie interviste ai dirigenti che non nascondono quanto sia sbilanciato il confronto tra il numero dei visitatori e la effettiva coscienza degli stessi riguardo a ciò che hanno di fronte.

Se a tutto questo sommiamo la corsa ai cosiddetti selfie da esibire sui social ecco che tutto torna, l’esempio lampante è un sevizio di qualche giorno fa riguardo ai numerosi visitatori si affollano davanti alla Monna Lisa al Louvre: «… migliaia di visitatori entusiasti con in mano uno smartphon per farsi un selfie con la Gioconda …».

domenica 4 ottobre 2020

Ode alla bellezza

 

«La bellezza è indefinibile in quanto tale, la riconosci solo quando la incontri, è invasiva e pervasiva, nel senso che entra dappertutto, entra negli occhi di una donna, nel pelo di un gatto, in una nuvola che sfila davanti al sole, nell’emozione dell’arte e persino in una mattina di nebbia. Ed è pervasiva nel senso che entra dentro di te in qualche modo …»


A. Paolucci


(nell’immagine: Antonio Canova – Amore e Psiche, 1793. Scultura in marmo, 1,55 x 1,65 cm. Museo del Louvre, Parigi) 


sabato 22 agosto 2020

Le opere d'arte parlano a chi ha capacità di decifrarne i codici.

 “Anche i grandissimi dell’arte, ad esempio Benozzo Gozzoli, Piero della Francesca o Lorenzo Lotto, hanno avuto bisogno di tempo perché il loro pensiero fosse comprensibile, la fama che oggi   attribuiamo loro è recente, non è stata immediata.

Oggi giorno ciascuno di noi dovrebbe avere la fortuna d’incontrare persone cosi appassionate da condurci alla comprensione di un linguaggio che per un certo periodo è stato obnubilato, perché solo attraverso la passione si arriva a capire un linguaggio incomprensibile nel presente”.

A. Vettese


L’artista esprime un pensiero, una “visione”, che può essere compresa dai suoi contemporanei o, al contrario, non è decifrabile nel proprio tempo, nel primo caso sarà apprezzata immediatamente, nel secondo avrà bisogno di tempo.

Non è raro che un artista trovi nell’immediato il giusto feeling con i fruitori dell’opera ma che col tempo questa comunicazione si interrompa per poi ritrovarsi dopo decenni, se non addirittura secoli.

L’arte utilizza un linguaggio che non segue lo scorrere naturale del tempo, è una proiezione che prende direzioni inaspettate alla ricerca di qualcuno che ne sappia decifrare i codici.

Meret Oppenheim – Colazione in pelliccia, 1936

Museum of Modern Art (MoMA), New York