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venerdì 20 giugno 2025

Per soldi e per amore (dell'arte)

Il precedente post, dedicato all’istallazione di Maurizio Cattelan a Bergamo, mi ha dato uno spunto di riflessione (suggerimento offertomi dagli amici Franco Alberto e Pia, che grazie anche ad alcune divergenze di vedute sono fonte di idee interessanti) ha messo in luce la percezione della gente riguardo alle opere d’arte contemporanee.

Tiziano Vecellio – Amor sacro e amor profano, 1515 – Olio su tela cm 118 x 278 – Galleria Borghese, Roma


Di fronte ad un dipinto, ad una scultura o ad altre espressioni artistiche che non siano pittura figurativa, spesso la reazione porta alla conclusione che il fine ultimo sia quello che porta al guadagno e/o alla fama, insomma se qualcuno realizza un’opera poco comprensibile nell’immediato lo fa per soldi o per farsi notare.

Non è mia intenzione negare questa possibilità anzi, posso anche condividerla ma c’è differenza tra le opere contemporanee e quelle del passato?

Grandi artisti come Tiziano non lavoravano certo gratuitamente, si facevano pagare profumatamente tanto che non tutte le persone, anche benestanti, potevano permettersi i loro dipinti.

Cosa dire del tanto celebrato, anche da chi non ha il minimo interesse per l’arte, Michelangelo Buonarroti che, chiamato da Papa Giulio II per affrescare la volta della Cappella Sistina, si lasciò convincere solo dopo l’offerta di un lauto compenso, infatti inizialmente aveva rifiutato la commissione in quanto: “sono uno scultore, non sono un pittore”.

Mentre riguardo a Tiziano e Michelangelo a nessuno viene in mente che abbiano realizzato i loro capolavori per fama o denaro, succede esattamente il contrario se i dipinti o le istallazioni sono realizzate da artisti del nostro tempo.

Siamo tutti affascinati dall’idea che il nostro lavoro venga apprezzato da più gente possibile, l’ego umano è smisurato, cosi come tutti cerchiamo di monetizzare il nostro lavoro, ma questo non impedisce che dietro gli sforzi ci sia qualcosa in più.

L’arte andrebbe “vista” con lo sguardo più ampio possibile, tralasciando quei retro pensieri che oggi vanno tanto di moda, vedere di ogni cosa solo il lato oscuro, considerandolo il solo lato possibile.

Gli artisti da sempre hanno legato le loro opere al profitto ma un appassionato deve andare oltre, a me non interessa se Picasso ha guadagnato un sacco di soldi vendendo i suoi quadri, ne tantomeno se i dipinti di Cezanne vengono battuti all’asta per milioni di euro, sono più attratto dai concetti che questi pittori hanno espresso, sono interessato dalle dinamiche emerse dalle loro opere, dinamiche che hanno influenzato l’arte a venire, ma non solo l’aspetto artistico, anche, e soprattutto, quello sociale e culturale.

Il presente è e sarà sempre figlio del passato e genesi del futuro.

lunedì 24 ottobre 2022

Le depositarie del tempo a venire le Sibille di Michelangelo

Dal greco Σίβυλλα (profetessa) o dal dorico Siobolla, che a sua volta attinge al Theoboule, dialetto dell’Attica, che significa consiglio o volontà di Dio.

Le sibille rappresentano il sapere futuro, la conoscenza di ciò che deve ancora avvenire, donne realmente esistite o frutto della mitologia greco romana, risiedevano prevalentemente in grotte o lungo corsi d’acqua, o ancora nei pressi dei vari templi dedicati al dio Apollo.

Le sibille più note sono dieci, Persica, Libica, Eritrea, Cimmeria, Delfica, Ellespontica, Cumana, Samia, Tiburtina e Frigia, tutti i nomi sono legati al luogo in cui risiedevano le veggenti.

All’interno della Cappella Sistina Michelangelo si limita a raffigurarne cinque (Cumana, Delfica, Eritrea, Libica e Persica)

Viene da chiedersi perché Michelangelo ha inserito queste figure che stridono con il contesto della “Sistina”, quest’ultima è la raffigurazione del nuovo e vecchio testamento, è il fulcro della cristianità, le sibille, al contrario rappresentano ciò a cui il mondo cristiano si oppone, il paganesimo.

Ma le profetesse hanno, in modi e tempi diversi, annunciato l’avvento di Cristo e dunque sono degne di far parte della Cappella Magna. Inoltre la scelta di raffigurarne solo cinque è probabilmente dovuto ad un forma di rappresentanza che sottolinea la presenza territoriale della “Parola di Dio”, la Cumana per L’Italia, la Delfica per la Grecia, la Persica per l’Asia e la Libica a rappresentare i territori africani.

Le loro “storie” sono narrate negli affreschi utilizzando la raffigurazione simbolica, sono innumerevoli le fonti e le interpretazioni, cosi come i particolari che lasciano spazio ad infinite letture.

Brevemente alcuni dei molteplici e curiosi particolari che le caratterizzano.


La Sibilla Cumana viene rappresentata nelle vesti di una donna anziana dal volto rugoso e quasi deformato, dalle Metamorfosi di Ovidio la risposta: “Febo mi disse: ”esprimi un desiderio vergine cumana: sarà esaudito”. Io presi un pugno di sabbia e glielo mostrai chiedendo che mi fossero concessi tanti anni di vita quanti granelli di sabbia c’erano in quel mucchietto. Sciocca mi scordai di chiedere che gli anni fossero di giovinezza.”



La Sibilla Delfica, senza dubbio la più “bella” viene raffigurata con un incisivo in più, essendo vissuta prima dell’avvento di Cristo il difetto mette in evidenza l’imperfezione, pur nell’indiscutibile bellezza, dovuta alla lontananza dal concetto di “vera fede”.



La Eritrea sfoglia il libro delle profezie, a lei è attribuito il vaticinio sul giudizio universale, dietro il volume vediamo due assistenti, il primo accende una lampada, simbolo della luce della conoscenza che prende vita, il secondo si è appena svegliato e simboleggia il risveglio delle anime nella sapienza.



La Libica è una donna di grande eleganza e leggerezza, al contempo forte e autorevole, con una torsione del busto (uno dei punti più alti della tecnica pittorica di Michelangelo) si accinge a prendere il pesante libro per portarlo dinnanzi a sé e leggerne le profezie contenute, il gesto non può non portarci alla Vergine che, nel Tondo Doni, compie lo stesso gesto per prendere tra le braccia il piccolo Gesù.


La Sibilla Persica è la più antica, secondo le fonti più autorevoli, vecchia e ingobbita mostra il suo essere antico, la gobba stessa è un simbolo importante, la forma ricorda la luna calante ed è rivolta ad est a rappresentare l’era delle profezie che si avvia a tramontare nel sorgere del sole in Cristo.



sabato 7 maggio 2016

Glossario dei termini tecnici, Affresco.



Particolare tipo di pittura murale nella quale puri pigmenti (colori) in polvere sono mischiati con acqua e applicati sull’intonaco umido (da cui il termine a fresco).
La scuola di Atene - Raffaello

La tecnica richiede una notevole velocità di esecuzione e le eventuali correzioni devono essere effettuate a secco, ma in questo caso il colore non è assorbito dall’intonaco come nel vero affresco.

Gli affreschi sono più adatti al clima secco, e furono largamente impiegati in Italia dal tardo medioevo al diciassettesimo secolo.

(Fonte : The art book)