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sabato 3 luglio 2021

L'inevitabile confronto tra spirito e "materia"

Qualche tempo fa mi sono imbattuto in una curiosa affermazione: “... condividete le opere degli artisti viventi perché quelli morti non ne hanno più bisogno”.

Questo significherebbe che dobbiamo “parlare” d’arte prendendo in considerazione esclusivamente il lato economico.

Ma, ammesso e non concesso che questa sia la giusta strada da intraprendere, sono evidenti troppe “falle” perché il ragionamento sia credibile.

E’ difficile, per non dire impossibile, un approccio ad un discorso artistico esclusivamente “contemporaneo” senza volgere minimamente lo sguardo al passato, infatti se vogliamo conoscere e apprezzare (senza la conoscenza non è possibile ammirare, gradire, comprendere) le opere di pittori “viventi” non possiamo prescindere dagli artisti del passato, riconoscere la “bellezza profonda” di un quadro contemporaneo non è possibile se non partendo o transitando da opere e artisti di altri periodi storici.

Dalle statuarie della Grecia antica a Cimabue, dai fiamminghi a Piero della Francesca, da Picasso a Caravaggio, dalle avanguardie del primo novecento indietro fino Tiziano, da Rubens a Pollock, dalle stampe giapponesi alle sculture africane e cosi via, avanti e indietro nella storia dell’arte.

Se parlare d’arte significa pensare solo all'aspetto “materiale” rischiamo di mancare l’obbiettivo e di uscire dall'essenza stessa di un concetto artistico, ma se parliamo delle opere dei pittori “viventi” inserendoli in un contesto più ampio non dimenticando il passato allora anche i contemporanei stessi ne trarranno beneficio.


nell'immagine da sinstra: Jacques-Louis David, Death of Marat -  Clyfford Still, PH-950 - Antoine Watteau, Pierrot