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martedì 23 settembre 2014

Il ciclo delle stagioni, Pieter Bruegel (Il Vecchio)


Presunto autoritratto
Il ciclo delle cosiddette Stagioni rappresenta il nucleo principale della produzione artistica di Bruegel nella “maturità”. Quest’opera, datata 1565, diviene proprietà dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo.

Disperso nei saccheggi di Praga nella guerra dei Trent’anni, il ciclo è ora solo parzialmente ricostruito, e non mancano proposte critiche e dubbi sulla sua composizione.

Con molta probabilità comprendeva sei tavole, dedicate a coppie di mesi climaticamente simili. Rimangono oggi cinque tavole: i Mietitori del Metropolitan Museum di New York, la Fienagione rientrata recentemente in una collezione privata della Repubblica Ceca in precedenza era esposta nella Galleria Nazionale di Praga) e tre tavole conservate nel Kunsthistoriches Museum di Vienna: la Giornata buia, i Cacciatori nella neve e il Ritorno della mandria.

Le tavole hanno più o meno la stessa dimensione, 160 centimetri di larghezza per 120 di altezza, con leggere variazioni dovute alla differente storia e conservazione.

 
 
 
 

L’incredibile varietà di situazioni climatiche e le numerose varianti di luce interpretate con sorprendente naturalezza, sono la più spettacolare caratteristica del Ciclo. La Giornata buia, confrontata con la lucentezza della neve nei Cacciatori nella neve, mostra l’eccellente versatilità di Bruegel, artista di grande originalità, a torto considerato talvolta quasi un naif del cinquecento.

 

 

Riferita ai mesi freddi dell’anno Cacciatori nella neve è forse la più celebre dell’opera, Bruegel imposta la composizione da un punto di vista più alto rispetto al primo piano e si concentra sul contrasto tra il bianco della neve e il nero delle figure dei cacciatori e degli alberi.

Lo schema e di assoluta semplicità ed esalta il valore luministico dell’artista soprattutto sullo sfondo. Bruegel riesce ad esprimere il senso di gelo che circonda la scena, le fronde scheletriche degli alberi formano uno schermo nero proiettato sullo sfondo compatto del cielo.

In basso il piccolo paese circondato da maestose montagne. I bambini che giocano sullo stagno rappresentano un tocco di allegria che offre un senso di vita a tutto il quadro.

 
   

Per il Ritorno della mandria Bruegel ha impostato un particolare ritmo circolare, che lega il primo piano allo sfondo più lontano. E’ uno schema utilizzato anche in altri dipinti dal pittore: nel mondo dei contadini il moto delle figure e il transitare delle nuvole nel cielo (in parte coperto e in parte sereno) diventano la metafora della circolarità del tempo e delle stagioni. 

 

La Fienagione ha il ritmo e l’allegria della festa campestre. Anche in questo caso il punto di vista dall’alto verso il basso mette in evidenza gli straordinari valori paesaggistici.

Bruegel proviene dalle Fiandre, regione quasi totalmente pianeggiante e ha ricevuto una forte impressione nell’attraversamento delle alpi durante un suo viaggio in Italia.

La memoria delle vette e dei picchi rocciosi prende forma in immagini dove realtà e fantasia si mescolano in modo suggestivo.

 
 

La piena estate inonda la scena dei Mietitori. Il senso di afa, di spossatezza dei contadini, contrasta con il biondo delle messi, mentre lo sguardo si allunga e corre sempre più lontano in una veduta panoramica di profondità emozionante.

Rispetto alle altre tavole del ciclo questa appare più ispirata alla condizione umana e sociale che si riflette in quella climatica e naturale.