Spesso, troppo spesso, noto la scarsa considerazione che ha un titolo di un’opera d’arte rispetto all’insieme dell’opera stessa.
Questo
accade soprattutto ai pittori (perché è soprattutto in pittura che si “maltrattano” i titoli)
poco conosciuti, infatti gli artisti che hanno un certo appeal, con il pubblico
e con gli addetti ai lavori, curano con più attenzione quello che potremmo
definire il nome dell’opera (il grande artista non lascia nulla al caso).
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Jackson Pollock - Untitled (particolare) 1945 ca. Inchiostro e gouache su puntasecca, cm 44,9 x 54,3 Collezione privata |
Con il proliferare dei social, assistiamo a scene dove si chiede al pubblico di
trovare un titolo perché “non riesco a trovarne uno” o peggio ancora "non ho avuto il tempo per pensarci".
Questo
denota una superficialità e una scarsa conoscenza del valore di un dipinto nel
suo insieme, spesso assistiamo a “titolazioni” imbarazzanti che sminuiscono il valore
concettuale del quadro.
Le
opere del passato hanno, nella quasi totalità dei casi, un titolo postumo,
attribuito dopo molti anni se non secoli dalla scomparsa dell’autore, in questo
caso ci troviamo di fronte a descrizioni dell’opera o al nome di uno dei
proprietari o all’indicazione del luogo in cui è stato realizzato o della città
dove risiedeva il committente.
Un
altro punto da sottolineare riguarda l’arte astratta, anche in questo caso i
titoli sono spesso attribuiti a caso o, peggio ancora, sono un veicolo
utilizzato per dare una spiegazione, capite che voler dare una delucidazione
circa un dipinto astratto è un controsenso.
Le
grandi opere astratte sono sovente accompagnate da un inequivocabile “senza
titolo”, oppure sono abbinate a un numero che le rende reperibili, al
massimo racconta un concetto che indica la direzione da prendere senza però
dare altre indicazioni, le “Composizioni” di Kandinskij e i “Concetti spaziali”
di Fontana ne sono un esempio.
Se deve
essere astratto un dipinto lo sia fino in fondo, se davanti ad una tela dove le
forme sono indistinte e ad emergere è il colore che senso ha intitolarlo
“Passeggiata sulla spiaggia al chiaro di luna”? Si da l’impressione di cercare
un titolo che “racconti” qualcosa perché non si è in grado di farlo con il
pennello.
Ultima
deriva della titolazione selvaggia è la ricerca di una poetica che di poetico
non ha alcunché, cercare una parvenza filosofica che sfocia spesso nel banale
se non nel ridicolo.
Accade spesso con i nudi (in particolare quelli femminili) dove dal titolo si capisce
se l’autore è una donna o un uomo, titoli che svelano più i desideri personali
che una narrazione dell’opera.
Se un
pittore chiede a qualcun altro di dare un titolo alla sua creazione è
credibile? Siccome sono convinto che il nome di un quadro sia parte integrante
del quadro stesso, chiedereste al primo che passa di dare un’ultima pennellate
al vostro lavoro?
La
risposta naturalmente è no, ma con i titoli è differente, forse qualcuno non
considera il nome parte del dipinto, questa mancanza si nota eccome, spesso il
titolo affossa l’opera, con risultati imbarazzanti.