martedì 30 giugno 2026

Ribaltamento dei ruoli (o dei canoni)

“Un giorno ho capito che le mie mani, gli strumenti con cui ho manipolato il colore, non erano più sufficienti. Avevo bisogno di dipingere tele monocromatiche con le modelle stesse ”

Yves Klein

Yves Klein – Barbara (ANT 113), 1960 – Pigmento e resina sintetica su carta applicata su tela, cm 200 x 145 – Collezione privata



Partendo dal suo blu (IKV) Klein va oltre i passaggi canonici che prevedono la linea pittore- supporto-modella, nel senso che l’artista replica su un supporto (tela, carta, legno) la figura della modella, spesso interpretandone la visione.

Il pittore francese esce, materialmente, dal percorso creativo, si limita all’idea, dipinge il corpo della modella che a sua volta imprime la propria figura sulla carta.

Quale sia il senso di tutto questo è difficile e al contempo semplice da capire, l’artista cerca una dimensione nuova rispetto a tutto ciò che si è fatto fino ad allora, questo per ottenete un risultato che impedisce all’artista stesso di controllare ogni passaggio, infatti anche se la modella entrerà in contatto con il supporto seguendo alla lettera le istruzioni ricevute lascerà inevitabilmente una propria firma, un singolo movimento, conscio o meno, andrà oltre il volere dell’artista.

Siamo all’inizio degli anni 60, periodo in cui Manzoni realizza le celebre scatolette di “Merda d’artista”, periodo che vedeva il tentativo di rinascita artistica e culturale dopo le tenebre della seconda guerra mondiale, evento che ha segnato indelebilmente l’arte negli anni a seguire.

sabato 20 giugno 2026

Influenze e altri inconvenienti

Un pittore accetta la richiesta di un suo “ammiratore” e decide di permettere allo stesso di assistere quando dipinge.

Gustave Courbet – L’atelier del pittore, 1854-55 – Olio su tela cm 361 x 598 – Museo d’Orsay, Parigi


La prima domanda che mi sono posto è: l’artista riesce a mantenere la concentrazione e continua il proprio lavoro senza badare al fatto che ci sia qualcuno nel suo atelier o inevitabilmente subisce il condizionamento di chi osserva?

Ma soprattutto, se l’opera subisce l’intervento esterno ne apparirà migliorata considerato che in presenza di estranei il pittore darà il meglio di se oppure il risultato subirà l’assenza di spontaneità e di una naturale freschezza?

Resta da fare una considerazione, la presenza o meno di altre persone durante la “creazione”, di dipinti o sculture, traccia un percorso senza ritorno e dà all’opera una connotazione definitiva lasciandoci con la curiosità di come sarebbe apparsa in un altro contesto. O no?

In qualunque modo decide di proseguire l’artista non avrà mai la controprova, con il “pubblico” o senza il risultato sarà uno solo, i se non sono contemplati.

Le opere sono apprezzate particolarmente per la freschezza, per l’immediatezza del momento, anche là dove c’è alle spalle un progetto, la presenza di un osservatore riduce inevitabilmente l’autenticità, non è un caso che i lavori eseguiti davanti ad uno, o più, spettatori vengono considerati per quello che sono: esibizioni, per le opere d’arte si cerca altrove.

giovedì 11 giugno 2026

Aprire gli occhi e ascoltare

“Aprire gli occhi e ascoltare”, è l’invito di Jacopo Veneziani a chi si pone davanti ad un dipinto di Piet Mondrian.

Piet Mondrian – New York City, 1942 – Olio su tela, cm 119,3 x 114,2 – Centre Pompidou, Parigi


Il suggerimento è quanto mai prezioso per quest’opera New York City” del 1942.

“È la New York che mi apparve dalla nave”, sono le prole dello stesso Mondrian che ci spiega la sua visione dello schema urbanistico della grande mela.

Le linee che si sovrappongono ricalcano la viabilità di Manhattan, i colori si accavallano, il giallo in primo piano, il rosso in quello intermedio, il blu in lontananza, con questa struttura si crea la profondità prospettica ed emerge il flusso incessante della vita della città statunitense.

La griglia è composta dai soli colori primari, tanto cari al pittore olandese, la differenza con i dipinti precedenti sta nell’assenza del nero, una mancanza tutt’altro che secondaria, nella visione di Mondrian le “tenebre” europee vengono sostituite dalla luce del nuovo mondo, una nuova possibilità di rinascita.

Come dobbiamo dunque comportarci di fronte ad un lavoro apparentemente incomprensibile? Le parole di Veneziani ci vengono in soccorso, aprire lo sguardo oltre le nostre abitudini, osservare al di là dell’osservabile, ma non basta, a quel punto dobbiamo iniziare ad ascoltare, solo in questo modo possiamo percepire l’essenza di un’opera che è semplice e al contempo terribilmente complicata.