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martedì 15 agosto 2023

La banalità al potere, quando le idee sono in vacanza

A Dartford, cittadina inglese nella contea del Kent,  hanno visto la luce due statue in bronzo realizzate della scultrice Amy Goodman.


L’opera dal titolo The Glimmer Twins rappresenta i due “personaggi” simbolo dei Rolling Stones; Mick Jagger e Keith Richards, in azione sul palco in una versione anni 80.

Il comune britannico celebra i suoi due concittadini, cosa consueta in questi casi, soprattutto se pensiamo chi sono e cosa possono portare in termini “turistici”.

Se però andiamo in un’altra direzione, quella artistica, non ci resta che farci una domanda: Era proprio necessario?

Soggetti banali, tecnica tutt’altro che eccelsa, impatto visivo (con riserva live) non certo entusiasmante, concetto vecchio, ripetitivo, insomma un’opera che sicuramente ecciterà i fan degli Stones e dei due grandi simboli del rock, ma che non aggiunge nulla a quanto visto fino ad ora.

domenica 15 gennaio 2023

L'ascesa e il tracollo di un mito della "scrittura" musicale, la rivista Rolling Stones tra le vette degli albori al baratro dei Maneskin

“Rolling Stones “, chi non ha mai associato la rivista alla concezione della musica, rock in particolare, alla rivoluzione musical-culturale degli anni sessanta e dei decenni successivi?


Il magazine statunitense nato nel 1967 prende il nome dal brano di Muddy Waters  Rollin' Stone, anche se qualcuno lo associa al brano “Like a Rolling Stones” di Bob Dylan, e diventa una sorta di bibbia per il movimento di massa che accompagna lo sconvolgimento in atto in quegli anni.

Ma, come tutte le cose terrene, anche un “testo sacro” (che evidentemente sacro non è) come Rolling Stone segue la classica parabola dove all’ascesa segue il picco seguito dalla naturale discesa (in questo caso potremmo parlare di un rovinoso tracollo).

Sono lontani gli anni delle grandi rock band, lo stesso “genere” musicale è legato ad un passato che, in quanto tale, non è più riproducibile, di conseguenza anche il senso della rivista è scemato, il magazine americano dunque non ha più ragione di esistere per quello che è stato e che vorrebbe essere.

La musica, al contrario delle arti visive, e parzialmente del cinema, non riesce ad uscire dai “recinti” di quei favolosi anni, cerca di riproporre sempre la stessa cosa spacciandola per rivoluzionaria ma oltre ad essere l’esatto contrario è anche palesemente ridicola (il cinema fa lo stesso rifacendo, con risultati aberranti, tutto ciò che è stato fatto in passato anche se qualche “perla”, nel mare di fango, possiamo ancora trovarla).

La conferma di tutto ciò è nelle parole David Browne che , sulle pagine della mitica (un tempo) rivista esalta l’ultimo album dei Maneskin come se si trattasse di qualcosa di rivoluzionario.

I punti sono tre: uno, Rollig stone, come è abitudine oggi nella “critica” di ogni genere, ha avuto degli incentivi per dare un simile giudizio. Due, la recensione entusiastica è dovuta al nulla musicale contemporaneo (ma faccio fatica a pensare che nel mondo non ci sia qualcosa di meglio, statisticamente è impossibile). Tre, l’incapacità di “lettura” musicale, data dalla crescente collocazione di gente incompetente nei posti che contano, che porta a parlare (bene) indipendentemente dal valore reale e dalla vastità del panorama musicale mondiale.

La motivazione delle incomprensibili celebrazioni del gruppo italiano sono sempre le stesse: “almeno loro sanno suonare”, questo basta per far capire quanto il resto sia avvolto nello squallore più totale, ma anche: “propongono un rock e un look rivoluzionario”, chiamare rock quello che fanno è quantomeno azzardato, riguardo alle “sceneggiate” … già viste decenni fa e, tra l’altro, fatte molto meglio.

sabato 17 settembre 2022

L'interpretazione celestiale

So che si tratta di una "visione" personale ma in pochi secondi penso si sia raggiunta una delle più alte vette dell'interpretazione musicale.


Franco Battiato definì l'esibizione di Antony Hegarty "qualcosa di mai sentito, un capolavoro".

Il brano, "As tears go by", scritto da Mick Jagger e Keith Richards e portato al successo nel 1964 da Marianne Faithfull (allora compagna di Jagger) e l’anno successivo dagli stessi Rolling Stones, è stato riproposto centinaia di volte e in modi diversi, ma quei pochi secondi di Antony Hegarty (da minuto 00.47 a 01.20 del video) sono semplicemente sublimi.

Tendo a cercare spesso il dettaglio, che qualcuno può trovare insignificante, ma credo che tra le “righe” di alcune canzoni ci siano delle perle meravigliose.

Piccoli capolavori ne troviamo nei testi, in alcuni passaggi musicali, virtuosismi con qualsiasi strumento, insomma se scandagliamo l’immenso panorama musicale possiamo trovare degli autentici tesori nascosti in tesori (scusate la ripetizione) più grandi.

Non è facile descrivere quei pochi secondi, poco più di 30, in cui Hegarty tocca il cielo con il classico dito (o è la nostra percezione a farlo) le parole di Battiato in fondo riassumono perfettamente ciò che è accaduto, non mi resta dunque che riascoltare il brano e, se qualcuno farà altrettanto, augurargli (le) di provare le stesse mie sensazioni (o meglio ancora provare le proprie sensazioni con la mia stessa intensità).

Va aggiunto che il brano degli “Stones”, meno conosciuto di molti altri loro capolavori, è musicalmente semplice, strutturato per permettere al cantante di trasmettere il proprio sentire, infatti lo stesso Jagger, quando propone il brano nei vari concerti, non ne da mai la stessa “lettura”.

Anche le infinite cover trasmettono lo stato d’animo dell'interprete ma non significa che questo basti, Jagger e Hegarty, oltre a Battiato, sono di un altro livello anche se, limitatamente a questa canzone, Antony stravince.