Un atto d’accusa verso quell’universo subumano che con mano immonda fa appassire anzitempo i fiori ancora in bocciolo.
Gianpiera Sironi abbandona
momentaneamente la sua “leggerezza” poetica per gridare al mondo l’indignazione
di chi inorridisce di fronte a certe azioni.
Non servono spiegazioni (la poesia,
quella vera, non ne ha mai bisogno) per comprendere lo stato d’animo della
poetessa, stato d’animo che facciamo nostro non senza un nodo allo stomaco.
La poesia è un’arma di estrema “potenza”,
è fondamentale saperla maneggiare con competenza senza lasciarsi trasportare
dall’impeto ma al contempo senza sminuirne il contenuto mostrando quella poetica
che emerge anche nelle parole più dure.
Questi versi riecheggiano senza fine, senza perdere d'intensità, nella speranza che un giorno si adagino sulla strada della serenità.
Abuso
Come potrà la tua sporca mano
toccare ancora un fiore?
Cosa farai nel silenzio della notte
quando urlerà di vergogna
il senso del pudore?
Meglio una macina al collo
un arto amputato,
troppo grande l'onta che ti ha
macchiato
e segnato il destino.
Fino a che vivrai
avrai davanti
due occhi imploranti
di bambino.
(Gianpiera Sironi)
nell'immagine: Paolo Migliazza, We are not super heroes, 2017-2020