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sabato 20 novembre 2021

La poesia, antidoto contro l'orrore?

Un atto d’accusa verso quell’universo subumano che con mano immonda fa appassire anzitempo i fiori ancora in bocciolo.

Gianpiera Sironi abbandona momentaneamente la sua “leggerezza” poetica per gridare al mondo l’indignazione di chi inorridisce di fronte a certe azioni.

Non servono spiegazioni (la poesia, quella vera, non ne ha mai bisogno) per comprendere lo stato d’animo della poetessa, stato d’animo che facciamo nostro non senza un nodo allo stomaco.

La poesia è un’arma di estrema “potenza”, è fondamentale saperla maneggiare con competenza senza lasciarsi trasportare dall’impeto ma al contempo senza sminuirne il contenuto mostrando quella poetica che emerge anche nelle parole più dure.

Questi versi riecheggiano senza fine, senza perdere d'intensità, nella speranza che un giorno si adagino sulla strada della serenità.



Abuso


Come potrà la tua sporca mano

toccare ancora un fiore?

Cosa farai nel silenzio della notte

quando urlerà di vergogna

il senso del pudore?

Meglio una macina al collo

un arto amputato,

troppo grande l'onta che ti ha macchiato

e segnato il destino.

Fino a che vivrai

avrai davanti

due occhi imploranti

di bambino.


(Gianpiera Sironi)




nell'immagine: Paolo Migliazza, We are not super heroes, 2017-2020