«Da quando ho iniziato a lavorare con i giocattoli, sono
stato incuriosito dall’idea che questi oggetti, apparentemente benigni, possono
assumere una tale potenza e personalità semplicemente dal modo in cui vengono
fotografati.
Ho cominciato a capire che selezionando accuratamente la
profondità di campo e renderlo stretto, ho potuto creare un senso di movimento
e una realtà che realtà non è».
(David Levinthal)
Immagini di guerra, scatti dal fronte, la dove solo i
fotografi più temerari riescono ad arivare, con l’obbiettivo di raccontare i
momenti più bui che l’umanità riesca a produrre.
Ma Levinthal riesce nell’impresa di immortalare la guerra e
la sua tragedia restando a casa sua, con l’ausilio di semplici soldatini di
plastica.
Le immagini volutamente sfocate danno un senso di movimento,
di confusione e tensione, gli scenari accuratamente preparati in studio e la
fotografia in bianco e nero, rendono la scena incredibilmente reale, l'utilizzo di piccoli formati permettono di concentrare la sensazione di realtà senza permettere all'osservatore di spostare lo sguardo oltre il soggetto, mantenendo alta la tensione visiva.
Levinthal vuole dimostrare che ogni oggetto può cambiare la
propria essenza, modificare lo scopo per il quale è stato costruito, a seconda del
contesto in cui è inserito e, appunto, il modo in cui viene fotografato.
Ma vorrei aggiungere un altro importante significato di
queste opere, Levinthal ci dimostra che chiunque, con perizia e una buona dose
di talento, può creare immagini “artificiali” e spacciare per realtà qualcosa
che non ha assolutamente niente di reale.