Dall’autore de “Il Sergente nella neve” un intimo e commovente
romanzo per non dimenticare il passato. Rigoni Stern ci racconta il difficile
periodo a cavallo fra le due guerre, lo fa con una visione “terza” ma è
evidente che anche questa storia ha il sapore dell’autobiografia.


Il protagonista Giacomo, è appena un bambino nei difficili
anni successivi alla prima guerra mondiale, nell’altopiano di Asiago la guerra
ha praticamente distrutto tutto, i boschi, i campi da coltivare e i prati che
consentivano il pascolo sono completamente inservibili. Le buche scavate per le
trincee o i crateri lasciati dalle bombe hanno lasciato un paesaggio da
apocalisse.
Agli abitanti del posto non resta che emigrare all’estero
per trovare lavoro e mandare poi a casa il denaro per permettere alla famiglia
di sopravvivere.

Per chi non riesce a trovare un lavoro nemmeno lontano da
casa, non resta che fare l’unico lavoro possibile nell’altipiano il “recuperante”,
scavare nei luoghi più vicini alle passate battaglie per recuperare ferro,
rame, bossoli e pezzi di latta e tutto ciò che si può rivendere.
Anche Giacomo come i suoi amici dopo la scuola va per i
monti per cercare di portare a casa qualche cosa da mangiare. Oltre al grande rischio
che si correva nel cercare di smontare ordigni inesplosi, era frequente il
ritrovamento di ossa e teschi appartenuti ai soldati caduti e abbandonati al
fronte durante i combattimenti.
Arrivano gli anni trenta l’avvento del fascismo con la
rivalutazione della lira non migliora la situazione economica anzi per chi non
si iscrive al “Partito” diventa pressoché impossibile trovare un’occupazione,
per i pochi fortunati come la sorella di Giacomo, la partenza per l’Australia
dopo il matrimonio si rivela una fortuna, per chi resta la guerra di Spagna e l’imminente
conflitto tra Francia e Germania impediscono la ricerca del lavoro negli altri
paesi europei.

La propaganda fascista esalta la ricomposizione dell’Impero
Italico fino alla dichiarazione dell’entrata in guerra al fianco della Germania
nazista.
Mario Rigoni Stern ci accompagna in un periodo di grande
difficoltà ma soprattutto di immensa dignità dove, pur con inevitabili
discordie, si cercava di superare le insidie collaborando per mantenere un
senso di umanità.
E’ l’amico di Giacomo, Mario (il personaggio autobiografico
dell’autore) che ci racconta l’epilogo del romanzo che lascia al lettore
(almeno nel mio caso) un senso di malinconia per un mondo che nelle grandi
difficoltà, trovava nel rapporto con gli altri una ragione di vita.